EDITORIALE

Speciale: Artificial Intelligence

Il mondo della tecnologia ci abitua a volte ad annunci di innovazioni piene di prospettive che vorremmo avere esaudite “tutte e subito” e che invece maturano poco per volta, fino ad avere un impatto grande e duraturo.
Questo numero del Notiziario Tecnico presenta la prospettiva dell’Intelligenza Artificiale, o AI, pensata fin dagli anni ’50, ma che solo negli ultimi anni ha incominciato a dispiegare il suo potenziale. Questa “esplosione” dell’AI è in buona parte dovuta alla disponibilità di grandi quantità di dati, all’evoluzione delle risorse di calcolo e delle infrastrutture abilitanti di reti ultrabroadband e di risorse cloud computing. Tutto questo sta impattando ogni settore dell’economia e dei servizi, dalle elaborazioni delle immagini sui nostri smartphone alle nuove interfacce vocali, all’automazione delle reti, alla gestione in maniera nuova della automazione di fabbrica, spaziando quindi dall’e-commerce alla sanità.
Questo scenario è ricchissimo di stimoli, ma consegna alle macchine con i loro algoritmi di “machine learning” e a chi possiede i dati, che sono usati ad addestrare gli algoritmi, un potere sempre maggiore.  L’evoluzione delle capacità dell’AI è diventata quindi una battaglia anche tra macro-sistemi economici quali gli Stati Uniti, l’Asia e l’Europa; inoltre solleva, per l’impatto che progressivamente sta avendo e avrà sempre più sulla vita di tutti noi, un forte dibatto legato al considerare anche gli aspetti più “impalpabili” associati alla tecnologia, quali per esempio la definizione e il rispetto di linee guide etiche che rendano “equi” e trasparenti gli algoritmi stessi.
Un esempio tra tutti, il caso, balzato agli onori della cronaca in questi mesi, di Brad Smith, presidente di Microsoft, che ha proposto al Congresso degli Stati Uniti una lista di provvedimenti legislativi da adottare per prevenire e scongiurare abusi legati all’uso discriminatorio di soluzioni di machine learning impiegate per il riconoscimento facciale; di per sé si tratta di sistemi utili per garantire la sicurezza pubblica (identificare malviventi), ma una “sorveglianza” così sofistica comporta di definirne “il limite”, per evitare di violare indiscriminatamente la privacy su chi siamo, cosa facciamo, chi incontriamo.

Elisabetta Romano

CTIO di TIM