Realtà aumentata e virtuale,così l’arte diventa sempre più immersiva Realtà aumentata e virtuale,così l’arte diventa sempre più immersiva

Realtà aumentata e virtuale,
così l’arte diventa sempre più immersiva

                                                    

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Forse c'è chi teme che le innovazioni tecnologiche mettano a rischio l’esperienza in prima persona dell’arte, quella che tutti noi viviamo principalmente attraverso i musei e gli spazi espositivi. La possibilità di organizzare mostre in realtà virtuale, per esempio, non rischia di allontanarci proprio dai musei, offrendo in cambio solo un surrogato digitale?
Le esperienze condotte finora fanno però pensare che, al contrario, il digitale offra nuove possibilità di fruire l’arte e la cultura. Un esempio viene dal progetto Open Heritage, lanciato dall’associazione non profit CyArk, che dal 2003 si occupa della conservazione digitale dei più importanti monumenti e siti archeologici del mondo.
Restauri digitali
Nel 2016 uno dei principali templi dell’antica capitale birmana di Bagan è stato danneggiato pesantemente da un terremoto. Fortunatamente, pochi mesi prima proprio CyArk aveva mappato in 3D l’intero sito, sia all’esterno che all’interno, utilizzando tecnologie come la scansione laser in 3D, i video stereoscopici a 360° e le foto aeree scattate con i droni.
Attraverso un’applicazione, è così possibile visitare da remoto il tempio di Bagan, anche in realtà virtuale. Il visitatore può muoversi all’interno del sito, come se fosse lo scenario di un videogioco che, però, ha uno scopo educativo e di conservazione della cultura. Ma Open Heritage non offre solo le meraviglie del tempio di Bagan: sempre utilizzando l’applicazione è infatti possibile scoprire la storia e ammirare virtualmente 25 luoghi storici – provenienti da 18 nazioni diverse – del patrimonio culturale dell’umanità; tra cui Pompei, il palazzo Al Azem di Damasco (Siria) o il complesso archeologico Maya di Chichén Itzà (Messico).
La realtà virtuale può essere utilizzata anche per creare esperienze immersive e originali nei musei tradizionali. Nel 2018, per esempio, la londinese Tate Modern ha lanciato una retrospettiva su Amedeo Modigliani a cui è stata affiancata un’esperienza in VR: i visitatori della mostra potevano immergersi, utilizzando appositi visori, in un modello in 3D e interattivo dello studio parigino del grande pittore italiano; osservando da vicino l’ambiente e l’atmosfera in cui Modigliani operava, la disposizione dei quadri su cui stava lavorando o anche semplicemente l’arredamento del suo studio o i colori della sua tavolozza, tutto ricreato nei minimi dettagli.
Questa singola esperienza mostra come l’utilizzo della realtà virtuale non debba sostituire le visite al museo, ma anzi le possa arricchire ulteriormente; offrendo nuove modalità di approfondire il mondo dell’arte e la conoscenza degli artisti stessi. Probabilmente, però, c’è un aspetto ancora più importante: come le nuove tecnologie possono rendere la cultura più inclusiva e aperta a tutti.
L’arte a portata di tutti
Indossare un visore e immergersi in una mostra virtuale, per esempio, può essere un enorme vantaggio per chi, a causa di una disabilità, ha difficoltà a spostarsi da casa; mentre la ricreazione digitale di un importante sito archeologico come Machu Picchu può offrire una straordinaria esperienza anche a chi non avrà mai la possibilità di raggiungere il Perù. Le tecnologie di intelligenza artificiale, invece, possono aiutare chi ha difficoltà visive a scoprire in autonomia cos’è raffigurato in un quadro, offrendo informazioni aggiuntive che consentano a tutti di arricchire il proprio bagaglio artistico e culturale.
È anche a chi sviluppa soluzioni inclusive di questo tipo che si rivolge il bando L’arte che accoglie, lanciato nel giugno 2019 da Fondazione TIM e finalizzato a individuare un modello di tecnologie inclusive da diffondere nei musei italiani per consentire un abbattimento significativo degli ostacoli percettivi, sensoriali e psico-cognitivi. Il bando ha l’obiettivo di stimolare progetti che utilizzino le tecnologie più innovative, come gli algoritmi di intelligenza artificiale, la stampa 3D, la realtà virtuale e aumentata e i percorsi multisensoriali tattili; tutto allo scopo di contribuire alla valorizzazione del patrimonio artistico e a massimizzarne la fruizione, attraverso nuove modalità alternative e che rendano il mondo dell’arte accessibile a tutti.
E la realtà aumentata, che ruolo gioca in tutto questo? In maniera simile a quanto avviene nel caso della VR, anche la tecnologia che sovrappone il digitale al mondo fisico può arricchire notevolmente alcune esperienze. La sua potenzialità principale, però, non si realizza all’interno dei musei, ma all’aperto, durante le visite alle città d’arte. Grazie ad applicazioni come City Guide Tour è per esempio possibile inquadrare con lo smartphone tutti i monumenti che si incontrano durante una visita, scoprire il loro nome, la storia e le caratteristiche, vedere le opinioni degli utenti e molto altro ancora.
Visitare virtualmente luoghi tanto affascinanti quanto difficili da raggiungere, arricchire digitalmente i monumenti delle più importanti capitali del mondo e rendere la cultura uno spettacolo alla portata di tutti: la fusione tra reale e digitale non penalizzerà il mondo dell’arte, ma lo renderà sempre più ricco e coinvolgente.