8 marzo: donne e carriere

07/03/2019 - 15:00

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Per l'8 marzo, una riflessione sulle carriere STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) declinate al femminile.

Per alcuni anni la giornata delle donne è stata celebrata in giorni diversi nei vari Paesi del mondo, mentre l'8 marzo divenne la data più diffusa in seguito alla Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921 e alla decisione, presa in quella sede, di istituire la Giornata internazionale dell'operaia.
Da anni, tra le Digital Company come TIM, il tema “Donne” viene declinato in riferimento a come incrementare la presenza femminile soprattutto nelle cosiddette carriere STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).
Valore D, l‘associazione di imprese che promuove l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva per la crescita delle aziende e del Paese, di cui TIM è socio sostenitore, ha lanciato nel 2017 anche in Italia InspirinGirls.  Si tratta di una campagna internazionale che ha l’obiettivo di creare nelle ragazze consapevolezza del proprio talento liberandole dagli stereotipi di genere che frenano la loro ambizione.
Il quadro attuale non è confortante: secondo i dati del MIUR le studentesse che scelgono di proseguire gli studi superiori puntando alle discipline STEM sono appena un terzo del totale.
Ma quando questa scelta è fatta con passione e con convinzione, si registrano percorsi accademici e di carriera coerenti e positivi. 
TIM da circa 10 anni, nell’ambito dei suoi programmi di inclusion management e valorizzazione delle diversità, sta cercando di favorire la partecipazione delle donne nelle carriere STEM. Una pietra miliare è stata la riconversione di molte operatrici di call center a “tecnico on field” (il tecnico che si occupa dell’attivazione e della manutenzione dei servizi).
Per parlare di donne e tecnologia, abbiamo rivolto alcune domande a 3 “donne STEM” di TIM:
Antonella Zolla, dirigente, responsabile Wholesale Operations Line Lazio
Valentina Di Marco, giovane ingegnere che lavora nell’esercizio e manutenzione delle piattaforme dei servizi multimedial
Cinzia Turetta, TOF , Tecnico On Field.
 
Antonella Zolla
Antonella Zolla: INIZIATIVA, DECISIONE, RESPONSABILITÀ: il mio lavoro impone di proporre costantemente iniziative per motivare le persone e migliorare i processi, e a dover prendere decisioni in tempi rapidissimi, assumendosi la massima responsabilità dati gli impatti che queste decisioni hanno sui clienti e sui colleghi  
Valentina Di marco
Valentina Di Marco: mi occupo dell’esercizio e manutenzione delle piattaforme Technology per l’erogazione dei servizi multimediali di TIM, quali ad esempio TIMVision e TIMMusic. In tre parole definirei il mio lavoro INNOVATIVO, per la tipologia dei servizi e la relativa modalità con cui vengono offerti ai clienti, STIMOLANTE perché ogni giorno bisogna trovare un modo per superare un ostacolo, INTERATTIVO perché coinvolge molteplici attori interni ed esterni all’azienda.
cinzia turetta
Cinzia Turetta: DISPONIBILITÀ che significa essere attenti alle richieste del cliente, disponibili e gentili sempre; MANUALITÀ: saper usare gli strumenti tecnici di lavoro (cacciavite, pinze, …), saper installare le prese e porre in opera i nuovi impianti; PROBLEM SOLVING: per capire velocemente il problema tecnico o ciò di cui ha bisogno il cliente e trovare subito la soluzione giusta.
Antonella: ho sempre “frequentato” ambienti maschili - liceo scientifico, facoltà di ingegneria – e i miei mestieri sono sempre stati tipicamente tecnici e quindi in ambienti prevalentemente maschili. Non ho mai trovato particolari problemi nel confronto con i colleghi anche se, in generale, per una donna è più complicato dimostrare le proprie capacità e competenze in questi contesti E’ chiaro che il modello di riferimento manageriale è tipicamente quello maschile e questo spesso, soprattutto se si hanno figli e complessità familiari da gestire, rende difficile la gestione della propria realtà a tutto tondo. Ci vuole tenacia e determinazione.
Valentina: fin dal mio ingresso in azienda mi sono trovata in ambienti con prevalenza di colleghi uomini proprio perché inserita in settori tecnici. Sebbene non abbia mai vissuto questo gender gap come un problema, facendo leva sui tratti distintivi relazionali femminili, a mio avviso rimane ancora una certa difficoltà nel riuscire a far riconoscere le proprie capacità in un mondo che da sempre ha visto l’affermarsi di figure maschili.
Cinzia: la vivo benissimo! Mi sento privilegiata a fare un lavoro che è ancora definito prettamente maschile perché essere donna è spesso un valore aggiunto, apprezzato dai clienti che hanno una apertura positiva; hanno la percezione che siamo più pragmatiche, risolutive e che portiamo sempre a termine il lavoro. Che il cliente sia uomo o donna non cambia: ho la sensazione che a noi tecnico donna venga riconosciuta più fiducia e affidabilità.
Antonella: bisogna partire dall’infanzia. I modelli di gioco, i racconti proposti, il contesto sociale non favoriscono certamente gli orientamenti verso studi e mestieri tecnici delle ragazze; forse bisogna partire da lì, proponendo giochi ed esperienze non tipicamente orientate nel genere, sia in famiglia che a scuola.
Valentina: da un lato il cambiamento tecnologico favorisce la creazione di nuove figure professionali ed opportunità lavorative, a cui hanno potenzialmente accesso anche le lavoratrici con competenze STEM e questo incentiva la presenza femminile nei percorsi accademici. Dall’altro la trasformazione digitale nelle aziende contribuisce alla diffusione di soluzioni lavorative flessibili che permetterebbero una migliore conciliazione, non solo tra lavoro e famiglia, ma anche tra carriera e famiglia. Anche se, ancora oggi, fare carriera implica spesso orari di lavoro oltre lo standard giornaliero che rendono complessa questa conciliazione.
Cinzia: partirei dal fare una corretta informazione nelle scuole, ad iniziare dalle medie, sul fatto che ogni carriera, ogni disciplina, ogni professione può essere aperta a uomini e donne. Mi piacerebbe poi che le ragazze si cimentassero anche con corsi tecnici, in laboratorio in modo da provare in prima persona, e quindi “sporcandosi le mani”, anche con l’operatività collegata ai mestieri tecnici. Infine, vorrei che a fare formazione e informazione sui mestieri tecnici fossero le donne stesse, in modo da essere role model autorevoli e credibili.