RACCONTO

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Uomo e Donna: #uguaglianza di provenienza e di sostanza, per opera e amore di un unico Creatore.

MARIA STELLA PERNO@MariaStellaPern

 L'amore per me stessa

"Corri!" continuavo a ripetermi.
"Corri più veloce che puoi!"
L’unica cosa che volevo fare era fuggire,sparire,andare il più lontano possibile.
Ero uscita di corsa di casa,vestita semplicemente della mia innocenza,dimenticando di prendere con me anche il coraggio e l’amore per me stessa.
E pioveva, ormai ininterrottamente da due ore.Stranamente ne ero felice:per la prima volta,alzando la testa,vedevo un cielo più grigio e più buio del vuoto che in quel momento aveva invaso i miei pensieri.
La pioggia mi dava sollievo,era l’unica cosa che da due ore a quella parte stava teneramente accarezzando la mia pelle senza ferirmi,e mi toccava dolcemente,con quella leggerezza che avrebbe dovuto usare lui.
Non era la prima la volta che mi ritrovavo sola per strada,dispersa tra la mia umiliazione e il mio dolore.Non era la prima volta che mi imbattevo nei suoi occhi così diversi e sconosciuti per me.Non era lui l’uomo che avevo conosciuto e di cui mi ero perdutamente innamorata.Non erano suoi quegli occhi stanchi e assuefatti dallo Scotch che mi fissavano,ferendomi.Non era il suo modo di comportarsi,quello di prendermi a calci e schiaffi,scaricando su di me tutte le frustrazioni e la pesantezza di una giornata andata non proprio secondo i piani.
Ho cercato di convincermi per troppo tempo che prima o poi sarebbe cambiato,che sarebbe tornato la persona che avevo conosciuto. Per troppo tempo mi sono ripetuta che quello era Amore,o quantomeno cercavo di rimanere attaccata al ricordo dello splendore che eravamo all’inizio.
Continuavo a camminare,imperterrita,nel desiderio di ritrovare me stessa,di impadronirmi nuovamente della mia identità,della mia persona,della mia dignità non tornando indietro come ero solita fare.
I lividi e le ferite facevano male,ma ancora più doloroso era il nulla che albergava nella mia testa. Davvero aveva vinto lui?
Nel buio di quella strada,intravidi una luce in lontananza.Era una chiesa,una di quelle piccole, con appena 2 panche all’ingresso per far sedere i fedeli.Timidamente entrai.
La chiesa per me era sempre stata una casa dove poter entrare senza chiedere permesso, l’unico luogo in cui il Padrone di casa aspettava sempre me,a braccia aperte, anche quando credevo di essere la persona che meno meritava amore. Era l’unico luogo in cui qualsiasi giudizio negativo su di me svaniva,perché il Signore mi prendeva ancora di più con sé,vestita di tutte le mie mancanze e i miei dolori.
Bisognosa più che mai di una risposta, presi una Bibbia posta su una panca, tutta corrosa e rovinata dal tempo e dall’umidità. Aprii la pagina in cui era rimasto il segnalibro e lessi «”Non è bene che l'uomo sia solo:gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”» Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo,che si addormentò.Il Signore Dio plasmò con la costola,che aveva tolta all'uomo,una donna e la condusse all'uomo».
Piansi.Piansi a non finire.
Ecco finalmente la risposta che cercavo. La Donna era stata creata come aiuto per l’uomo, non come sfogo. Era stata creata dalla costola dell’uomo, perché ne prendesse parte e non ne dipendesse. Era stata creata come un suo pari ed era stata condotta all’uomo, e non lanciata come carne da macello.
Ecco la risposta che cercavo:volevo che tornasse quel primordiale esempio di uguaglianza.
Allora uscii da quella chiesetta e ripresi a camminare. Stavolta non sarei tornata a mani vuote come avevo sempre fatto. Avevamo entrambi bisogno di aiuto. Sarebbe stato da vigliacchi fuggire, lasciarlo solo, fare finta che non fosse successo nulla. Dovevo impedire che accadesse nuovamente, dovevo impedire che lui potesse prendersi la briga, ancora una volta, di sentirsi potente al punto di decidere e influenzare la vita di un’altra persona.Dovevo imparare a guardare lui con lo stesso sguardo di umanità e carità con cui ero sempre stata guardata io. Perché è troppo facile rimanere insieme quando si ha il vento in poppa e tutto va a nostro favore, ma provateci voi a stare insieme quando tutto crolla, quando il palazzo che in anni e anni avete costruito insieme comincia a sgretolarsi pian piano. L’amore è questo:è l’aver costruito la casa sulla roccia e non sulla sabbia, e volevo che lui lo riscoprisse.
Certa di questa intuizione sul mio rapporto,decisi di fare un passo indietro,avendo l’umiltà di chiedere aiuto.
Presi il telefono e cominciai a scorrere la rubrica.Ritrovai quel numero datomi molto tempo prima da un’amica, compagna nelle mie stesse disavventure, e chiamai.
Con gli squilli che precedono la risposta iniziai a pensare a cosa fosse la cosa migliore da dire. Ma esisteva davvero qualcosa di migliore, che alleggerisse anche solo di poco quel dolore? Avrei raccontato la verità perché non volevo sminuire nulla. Quella era la mia storia, quella era io, senza vergogna e senza censure.
Cambiai direzione e m’incamminai verso casa, certa che non stavo tornando sulla strada più facile, ma su quella che valeva la pena percorrere. Stavo tornando perché fuggendo non avrei dato al problema della violenza sulle donne il peso e la gravità che meritava, ma lo avrei semplicemente aggirato e rimandato. Non stavo tornando indietro per una carità, per mettermi a posto con la coscienza,per un buonismo o una promessa, ma perché quell’incontro,quello che avevo letto quella sera, mi aveva fatto pienamente vedere che l’uguaglianza tra uomo e donna esiste.
È questo il motivo primo della nostra creazione.
È questo un motivo per cui vale la pena lottare.

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