RACCONTO

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#wehaveadream #uguaglianza non significa rifiutare tutto ciò che è diverso ma capirlo fino in fondo.

CLELIA MISIANO@cleliamis

 Dove ero rimasta

“Pensi di avere deciso una volta per tutte?”
Sprofondo per qualche secondo in uno stupore da naufraga alla domanda di Stella, la considero una preoccupazione non richiesta e di un’utilità non necessaria in questo momento. Già è sufficiente l’incertezza da cui mi sento avvolta quando penso alla mia scelta. Eppure sono convinta! Forse un tale disorientamento è soltanto paura di farmi strattonare troppo avanti dagli eventi senza neppure avere il tempo di capire. La sua domanda quindi è lecita, inopportuna se preferisci non pensare, ma decisamente sensata. E’ una mia amica, mi conosce da tempo e sa di non compromettere il mio equilibrio con una riflessione. In fondo ciò che può apparire a prima vista come un colpo di testa obbedisce a una specie di logica in cui desideri, progetti, sogni, delusioni, incontri e insegnamenti si sono intrecciati fino a farmi credere che tutto abbia una filologica consequenzialità.
Sono gli ultimi giorni prima di rientrare a Milano e riprendere i nostri ritmi incalzanti nella redazione di un quotidiano locale. Io, per il momento, collaboro saltuariamente e Stella cura una rubrica culturale. La proposta di trascorrere un lungo periodo nella mia città molto più a sud è stata sua, mi ha coinvolto in una specie di viaggio verso l’ignoto, in un luogo lasciato tanto tempo fa e dove non ho quasi più nessuno nel senso di parenti stretti.
“Io prendo i miei appunti e tu acquisti consapevolezza. Mi è utile visitare le zone dell’area grecanica dalle tue parti e forse sarebbe il caso le conoscessi meglio pure tu!”
Quelle parole rispondevano a un ordine d’idee che in me sopiva da qualche tempo, ma evitavo prendesse forma.
Da anni i miei soggiorni qui avevano una durata breve e poco rilevante, il tempo di un saluto agli intimi rimasti o qualche scocciatura burocratica da sistemare, destino di ogni figlio unico che si rispetti.
Non ho mai avuto dubbi sul voler vivere altrove. Ho accumulato esperienze lontano e ho costruito un mondo a parte, senza soffermarmi più di tanto sul perché volessi questo. Fino a quel momento. Fino all’attimo in cui non mi sono sentita trascinata in quest’avventura necessaria per andare avanti. Alla mia amica era utile per scrivere il suo articolo e alla sottoscritta per avere chiaro cosa si lasciava dietro. Il progetto era di percorrere tutta la costa Ionica e raccoglierne ogni possibile sfumatura, qualsiasi dettaglio meritevole d’attenzione. Ci siamo messe in strada un paio di mesi fa, al primo accenno di primavera. In quattro e quattr’otto abbiamo caricato le nostre valige sulla sua Citroen Picasso nera comprata d’occasione, trovato le carte stradali da portare con noi di supporto alla tecnologia e fatto il pieno di benzina. Nello specchietto retrovisore il capoluogo lombardo si allontanava con la sua tenuta da sera tutta luci e vita pulsante, scintillio d’immagini ed eco di suoni. Io con le mani sul volante, Stella a parlare. E viceversa, fino alle prime luci dell’alba che hanno illuminato le acque increspate dello Stretto.
“Finalmente riorganizzo la mia vita” mi son detta e nel mio inconscio aleggiava il desiderio di definire dove voglio stare, continuare un percorso tanto incerto quanto appassionante, oppure tornare all’altra vita più tranquilla, circoscritta nella mia casa affacciata sul mare.
Penso di avere quell’età cosiddetta “adulta” che t’impone un punto fermo, ma non ti dice qual è migliore.
Per giorni abbiamo girato in lungo e in largo, ho visto paesi arroccati sui monti col nome delle vie scritte in greco antico e testimonianze di antiche civiltà di cui ignoravo l’esistenza. Spiagge immense, circondate da piante di aloe e fichi d’india cresciute alla rinfusa tra spiaggia e ferrovia.
E poi un ragazzo. Col viso ancora indefinito per la giovane età e colorato da un buon bicchiere di vino rosso. Parlava con voce calda e con l’accento meridionale capace di diffondere in me un senso di distaccata appartenenza.
“Io non sono mai andato via e non so com’è…” Vive col sogno eterno di uguaglianza, con la speranza che una mentalità troppo radicata possa aprirsi al nuovo, al diverso, per capirlo ed evolversi sempre di più.
Mentre io decido di crescere ancora.

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