RACCONTO

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#wehaveadream #uguaglianza Ugualmente diversi, per questo da sempre distanti. Diversamente uguali, per questo potenzialmente vicini.

GABRIELE GROSSO@gabri_grosso

 Incontri ravvicinati

Cosmonauta, da grande - qualunque cosa questo significasse, per chi piccolo non lo era mai stato - avrebbe fatto il cosmonauta. Nulla, certo non la forza di gravità, l’avrebbe potuto trattenere. Nessuno, nemmeno la sua vertigine, l’avrebbe potuto fermare.
Un giorno sarebbe partito.
Finalmente distante da dove tutto è uguale da sempre, tranne lui. Lontano dall’equivalenza dei volti, dei giorni, degli orizzonti. Dove uno vale l’altro perché non vale nessuno.
Un giorno sarebbe arrivato.
Finalmente vicino a dove tutto è diverso per sempre, compreso lui. I pensieri, le scelte, le storie. Dove uno vale l’altro perché valgono tutti.
Alieno tra gli alieni, si sarebbe sentito a casa - qualunque cosa questo significasse, per chi una casa non l’ha mai avuta.
Sarebbe partito, e sarebbe arrivato.
Nel mezzo, restava l’attesa di un sogno.
E venne il giorno, dopo l’attesa. E venne il risveglio, dopo il sogno.
Li aveva sempre immaginati migliori. Più evoluti, intelligenti, civili. Non sapeva perché, semplicemente è così che avrebbe voluto che fosse.
Per questo rimase deluso quando l’astronave atterrò, e gli si fecero incontro strani esserini, ritti su due esili gambe. Gli dovettero sembrare ancora più piccoli e ridicoli, quando spalancò il terzo occhio e, scendendo la ripida rampa, ne lesse i pensieri, così terra terra.

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