RACCONTO

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#wehaveadream #uguaglianza è lo stato naturale della condizione umana.

GIACOMO MARIO RICCHITELLI@I_See_Through

 Il tempo più breve

Ripeteva da anni che "uguali diritti, uguali doveri" non era sinonimo di comunismo. I suoi amici lo prendevano in giro (quelli sani di mente) o lo attaccavano violentemente, sostenendo di non voler essere uguali agli altri, che loro si erano fatti il culo per arrivare dove erano e non avrebbero accettato di essere trattati come l'ultimo dei nullafacenti.

Quello era il momento migliore: uomini sgraziati, di una bruttezza disturbante, che si innalzavano a dèi, in nome di un potere economico e sociale di dubbia provenienza. A questo punto troncava la conversazione, si alzava e salutava.

Faceva lunghe passeggiate pensando al modo in cui veniamo al mondo: se nasciamo tutti allo stesso modo perché siamo incapaci di vivere in una società equa, che non privi l'essere della dignità? La domanda era sempre la stessa, eppure bastava guardarsi intorno per capire che il problema, in fondo, non interessava a nessuno: la città era piena di senzatetto, la maggior parte delle persone viveva con difficoltà anche se lavorava, la ricchezza e il potere concentrati in poche (e sbagliate) mani.

La storia non insegnava niente di diverso, l'uomo non aveva mai costruito società che mettessero al centro la dignità. Prima o poi l'ambizione rompeva gli equilibri. E l'ambizione non è qualcosa che si può asportare dalla mente umana.

Ma la natura, probabilmente imperfetta, aveva messo una pezza alla sua sbadataggine rendendoci mortali. Sorrideva pensando alla famosa scena di un film, in cui un invasato urlava "ricordati che devi morire!", e nella banalità dell'esternazione centrava l'unica, vera ragione per cui l'uguaglianza è insita nella condizione umana.

Una magra consolazione, se si pensa che nel breve lasso di tempo che separa i due momenti in cui tutti siamo uguali non c'è nulla che possiamo fare per rendere le cose più facili. Siamo naturalmente uguali e naturalmente disposti a ignorare il prossimo. Nonostante le religioni e le belle parole spese da chi le professa.

Tornava in ufficio rassegnato, eppure più sereno, dopo i suoi banali ragionamenti. Si versava un whisky e si rimetteva al lavoro, aspettando il giorno in cui sarebbe tornato uguale agli altri. E pregava che nessuno trovasse la via dell'immortalità.

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