RACCONTO

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Se le mie lacrime hanno sorelle in un altro uomo, allora anche un sorriso può renderci uguali almeno nel cuore #wehaveadream #uguaglianza

CHIARA POLITO@chrispolly88

 Questo dolore un giorno ti servirà

Pensavo di conoscere tutto su gli esseri umani. L’anatomia del loro corpo e la fisiologia delle loro funzioni non mi erano estranee, essendo infermiera di professione.
Non mi ero ancora scontrata, però, con una malattia particolare: una malattia che ti cambia e che ti fa desiderare un’anestesia totale , che ti addormenti i sensi tanto da riuscire a provare il nulla.
Ti senti il cuore in fiamme, il cervello in necrosi e tutto il resto in gangrena, mentre spicchi di anima si frantumano sempre di più tanto da divenire polvere.
Lo amavo, si. Lo amavo più della mia vita e continua a mancarmi in modo inesorabile.
Varie volte gli scrissi dei miei sentimenti, bagnando quelle lettere di lacrime e ricordi.
E’ incredibile come il dolore di un solo attimo ci s’impieghi una vita a mutarlo. Si, cambiarlo in qualcos’altro, poiché abbatterlo è impossibile. Non hai idea di quanto pesanti siano quelle lacrime, che soffocano anche i respiri.
Non puoi che chiudere gli occhi e accoccolarti nel sonno: ti sembra di morire, ma la morte ricomincia al risveglio. In fondo ciò che distrugge e massacra è il ricordo. Ricordare quegli attimi intensi di felicità.
Spesso, in questi attimi di malinconica disillusione, mi recavo nel bar sotto casa a scrivere e a pensare. Non riuscivo a trovare una soluzione al mio malessere: ero invidiosa degli altri, di coloro che vivevano tranquilli e pacati la loro esistenza, senza apparentemente dar adito a turbolenze interiori.
Fissavo il vuoto e il vuoto fissava me. Almeno così credevo.
Passavo ore con il mio caffè tra le mani, che tutte le volte diventava gelido.
“Le cose non migliorano guardando quei vecchi bicchieri da birra” disse qualcuno dall’altra parte del bancone di legno antico.
Mi voltai verso l’eco e vidi un ragazzo tatuato con gilet nero e camicia bianca che preparava dei drink per l’happy hour. Erano passate le ore e non me ne ero accorta.
Lo guardai come se non avessi capito una sola parola di quello che aveva detto. Lui capì al volo e rispose alla mia perplessità.
“Non devi piangere per lui se lui non fa altrettanto per te” disse con un lieve sorriso.
Quasi non riuscivo a parlare. Mi tremavano le mani come in una crisi d’ansia, erano fredde e quasi mi facevano male.
“Come fai a dire ciò che dici?” gli sussurrai. Non sapeva nulla.
“Hai lo sguardo comune a tutti coloro che soffrono per amore” rispose.
“Il mio sentimento è unico, fidati. Non conosci la mia storia” risposi a mia volta.
Quasi lo odiai. Si avvicinò, mi prese le mani fredde e le fermò con fermezza, costringendomi a guardarlo negli occhi. Era una cosa che non riuscivo a fare mai: parlare guardando negli occhi uno sconosciuto.
“Tu sei unica, ma allo stesso tempo non lo sei. Insomma, tutti noi soffriamo per amore. Uomini e donne allo stesso modo. Cerchiamo continuamente la nostra anima gemella, perché non siamo fatti per stare da soli. Fa male, ma prima o poi lo dimenticherai anche se ti sembra impossibile. Dentro di te sei una fenice, che rinascerà dalle sue ceneri” disse sicuro di sé.
“Si vede che non mi conosci, io non ci riesco, non so come fare ad andare avanti. Gli uomini sono molto diversi dalle donne. Sai cosa mi ha detto lui?
Non puoi star male per un’altra persona” gli dissi, quasi in lacrime.
“Se ti ha detto questo allora è lui a non conoscerti. Inoltre, gli uomini sono diversi dalle donne, ma soffrono per amore anche loro. Piangono sai? E se le mie lacrime hanno sorelle nelle tue, allora anche un sorriso può renderci uguali almeno nel cuore” rispose.
Non potevo crederci: uno sconosciuto mi faceva lezioni di vita come se fosse il mio migliore amico. Lui credeva a quella sua verità per me attualmente incomprensibile.
“Adesso odi tutto e tutti, lo so. Non voglio minimizzare il tuo dolore, sto solo dicendo che forse il dolore è il sentimento più universale che c’è. Ci avvicina più il dolore che la felicità. È triste, ma vero.
“Ora come ora pensi che non vivrai mai più ciò che hai provato con lui. È la verità, ma proverai qualcosa di diverso, qualcosa che ugualmente varrà la pena vivere.
“Amerai di nuovo come prima. Amerai come solo tu sai fare e questo è vero: il tuo amore è unico” continuò a dire.
Era come se avesse le risposte dell’universo. Piansi davanti a lui, come se fossimo soli in quel bar.
Forse era il dolore ad accumunarci, quel dolore che un giorno mi servirà.
Goete scriveva:” Fermati attimo, sei così bello” ed è forse per questi attimi che vale la pena vivere, anche se attualmente non ci credo abbastanza.
“Sono Dylan piacere” disse con il suo solito sorriso dolcemente.
Parlammo tutta la sera come se ci conoscessimo: ero divenuta la sua sfida.
Voleva fermamente insegnarmi a sperare.

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