RACCONTO

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#wehaveadream la #speranza è energia proiettata al futuro, la perseveranza al presente. Sperare e perseverare significa impegnarsi a vivere.

FEDERICA BETTI@decodificare

 All'alba di una svolta

Oggi mi sono svegliata con un’idea fissa, strampalata, ma fissa.
Voglio un deodorante per ambiente.
Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che è il primo desiderio di senso compiuto capace di insinuarsi inaspettatamente nell’automatismo artificiale della mia routine quotidiana, in quella scansione monocorde che però da settimane mi permette di rimanere a galla.
Un deodorante per ambiente: non lo desidero, non ne ho necessità né urgenza, semplicemente lo voglio.
Chiudo la porta dietro di me, non prima di voltare inevitabilmente il viso indietro per una frazione di secondo, giusto il tempo di accogliere l’eco di un mancato saluto e di riascoltarne mentalmente un altro, quello che fino a qualche settimana fa mi accompagnava fin sulla soglia dell’ascensore. E così questo Vuoto prepotente mi assale, e così questo pianerottolo assume le sembianze di sabbie mobili.
Inchiodata nell’angolo di una fredda panchina piantata in una girandola di negozi, stringo in mano l’oggetto delle mie ricerche. Siamo soli io e lui, io e il mio deodorante per ambiente. Mi prende una rabbia furiosa e un’altrettanta furiosa frustrazione nel pensare alla grande beffa che da sola inconsapevolmente avevo ordito contro me stessa, la convinzione che un inutile prodotto commerciale avrebbe potuto cambiare le cose, che solo l’atto di comprarlo mi avrebbe fatto stare meglio. Ora cosa me ne faccio di questo stupido oggetto?
“Potresti iniziare con il metterlo sul tavolo o su una libreria...”.
Non mi ero accorta della coppia carica di buste seduta accanto a me nè avevo voglia di essere disturbata.
“scusi?” Non mi era sembrato di aver parlato ad alta voce.
“Dicevo che la sistemazione ottimale è il salone. Hai fatto proprio bene a comprarlo, d’altronde si comincia sempre dalle piccole cose”.
Ha colto nel segno. Ma io non ho voglia di ricominciare, né dalle grandi né dalle piccole cose perché c’è qualcosa che mi trattiene e che mi tira indietro, o meglio, è l’assenza di qualcosa, di quella speranza che mi ha portato negli ultimi mesi a lottare e resistere. Ecco di nuovo il vuoto, ecco di nuovo la perdita.
“A volte è difficile”. Non avrei voluto rispondere ma c’è qualcosa nello sguardo di quest’uomo che mi ha reso impossibile non farlo. E’ una trasparenza, una luce eterea di chi guarda al futuro con slancio, di chi crede in quel futuro indipendentemente da tutto e di chi rende tale luce energia.
“Lo so”, risponde lui soprattutto ai miei pensieri “ora pensi di averla persa, in realtà semplicemente non la vedi. La vita cambia di continuo nel suo vorticoso sali e scendi e lei a volte si nasconde dietro i muri eretti dalle insidie; ogni tanto però fa capolino perché sa di non poterti abbandonare e quando meno te lo aspetti, lei ti si riaccosta come una vecchia amica. Sta a te riplasmarla, prenderla sottobraccio e trasformarla in energia da proiettare al futuro. Negarsi la speranza significa condannarsi al qui e all’ora, significa ridurre il futuro a sterile sommatoria di giorni presenti”.
“La fai un po’ riduttiva”, si intromette la donna finora rimasta in disparte.
Tanto luminoso lo sguardo di lui tanto di brace lo sguardo di lei. “Ci fai poco con la speranza se ti manca la perseveranza, cemento di qualsiasi progetto di vita. Se non si persevera, se non ci si impegna ogni giorno con azioni concrete, la speranza da sola non basta, la rendi fuoco fatuo e riduci il futuro a nube dorata, tanto sfavillante quanto inconsistente”.
Se solo sapessero lo sforzo che faccio per mantenermi viva, non parlerebbero così.
Lei ancora una volta intercetta i miei pensieri, gli occhi ancora più penetranti “pensi che sia facile vivere? pensi che significhi limitarsi a respirare e muoversi? vivere è un impegno Federica, bisogna impegnarsi a vivere”.
Mi giro di scatto per rispondere ma sono spariti, neanche il tempo di chiedere il perché sapessero il mio nome.
Torno a casa con la bustina nelle mani, ha un peso diverso ora.
Posiziono il deodorante esattamente al centro di quel tavolino di vetro davanti al televisore. La lastra circolare lo accoglie, e lui è lì, solo al suo centro, ergersi con una fierezza discordante dalla sua natura voluttuaria.
Eppure è proprio tale contrasto a nobilitare l’oggetto, reso ancora più piccolo rispetto al tavolo; ancora più piccolo rispetto alla libreria in mogano che lo osserva severa dall’alto; puntino infinitesimale rispetto al salone in penombra su cui galleggia denso quel silenzio carico dei mille suoni che ci sono stati.
Eppure a dispetto di tutto lui troneggia fiero perché sa di essere il primo. Il primo oggetto nuovo entrato in casa.
Ora non mi sembra più uno stupido deodorante per ambiente.
Senza saperlo sto riponendo in quell’insignificante suppellettile tutte le mie speranze: quella di cancellare profumi passati e immetterne altri nuovi, quella di apportare novità a questa casa troppo vuota eppure troppo piena, quella di ricominciare da piccole cose, ma pur sempre ricominciare.
Lui rappresenta l’innesto per la ridefinizione della mia speranza.
Lo guardo meglio, e mi accorgo che forse accanto ci starebbe bene quell’ orso in porcellana che avevo visto mesi addietro.
Potrei comprarlo domani e renderlo fiero di essere il secondo oggetto nuovo entrato in casa.
Le parole della coppia mi risuonano nelle orecchie come echi ovattati e capisco: oggi ho compiuto la prima azione per impegnarmi a vivere.
Inaspettatamente, sorrido.

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