RACCONTO

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#wehaveadream #speranza Te lo dico solo in un sussurro, so, anche se ora può non sembrare vero, che la nostra vita, poi, sarà bellissima.

ROBERTA GALLUS COPUROGLU@cicekfiore

 Il sorriso di Luca

Sara guarda Luca sorridere. Il sorriso, secondo Sara, è ciò che molto spesso rende una persona speciale, a cominciare dal modo in cui il sorriso si forma, partendo non sempre dalla bocca ma qualche volta dagli occhi, che in alcune persone si illuminano prima ancora che le labbra inizino a incresparsi. Altre volte invece è il contrario ma, in qualunque caso, il risultato finale, pensa Sara, è che il sorriso, sempre così diverso da quello di chiunque altro, ti differenzia.

Sara guarda di nuovo Luca sorridere. Il sorriso di Luca, al contrario, secondo Sara è forse l’unico elemento che lo rende simile agli altri bambini. Tutto è cosi semplice quando Luca sorride. Il suo sorriso non necessita di interpretazioni, attese, compromessi. E’ aperto e sembra sottointendere fiducia negli altri, che altrimenti Luca non ha. E’ il momento in cui, magicamente, sembra dissolversi nel nulla la fissità del suo sguardo, che si posa ovunque ma su niente di preciso, la sua impermeabilità a ciò che lo circonda, come se tutto gli scivolasse addosso e lui stesse lì, fermo, in piedi, perfettamente asciutto sotto una pioggia torrenziale che gli scorre sopra senza bagnarlo.

Sara è da tanto tempo che lo sa, pur non volendolo sapere. L’ha avvertito molto presto, nel rapporto quasi simbiotico che ha avuto con Luca sin da quando era neonato. Tutti gli altri, compreso suo marito, quasi meri spettatori di quel rapporto, non sono stati in grado di vederlo, da principio.
E lei, pur sapendolo, aveva deciso allora di non crederci, di ignorare consapevolmente ciò che sapeva. Fino a che non è stato più possibile fingere che non fosse vero, e tutto è stato messo nero su bianco, racchiuso nei termini medici di una diagnosi.

Sara guarda il sorriso di Luca e vorrebbe che non finisse mai perché, quando il sorriso non c’è, lei e lui sono catapultati in quella nuova vita inaspettata e non richiesta. Sara, che dovrà reinventarsi la sua maternità ed imparare a lasciare spazio ad altri, a demandare, perché sa che non sarà lei a poter insegnare a Luca a parlare, a cantare, a riconoscere le forme e i colori.

Una vita in cui gli elementi di imponderabilità saranno molto maggiori di quanto avesse mai potuto prevedere, in cui ciò che generalmente è dato per scontato dovrà essere conquistato. In cui lei e Luca saranno estremamente fragili ed esposti alle variabili della loro vita reinveintata su queste nuove basi. Una vita da cui alcuni cominciano ad allontanarsi, forse vittime della loro stessa inadeguatezza, e da cui anche suo marito si ritira sempre più spesso e sempre più a lungo, dietro la porta chiusa del suo studio.

Sara che, fin da bambina non ha mai amato essere al centro dell’attenzione, ne’ nel bene ne’ nel male, sa che ci saranno domande a cui dovrà rispondere e occhiate che dovrà sostenere, che certe volte potranno colpirla con la forza di una secchiata di acqua ghiacciata in piena faccia.

Imponderabilità, fragilità, vuoto, silenzo e pregiudizi. La loro somma dà a Sara la dimensione di una vita a cui lei, d’istinto, vorrebbe contrapporre una vita di ricambio. Ma non si può. Perché Luca è lì, vicino a lei. Sara lo guarda e, inaspettatamente, tutto appare semplice. Si rende conto che è da lì che si può ricominciare. Da Luca che sorride come ogni altro bambino. Ma anche da Luca nella sua unicità di quando non sorride. E, di colpo, Sara ne ha la certezza. La vita, sussurra a Luca, sarà bellissima.

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