RACCONTO

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La #speranza ti fa ridere quando vorresti piangere, avanzare quando vorresti fermarti, restare quando vorresti scappare. #wehaveadream

VALENTINA DEMELAS@ValeDemelas

 Sulla buona strada

Ulisse sarà il suo nome, quando i turisti verranno da tutto il mondo per vederlo all’opera. Era deciso. Tuttavia, nell’attesa, non gli dispiaceva accontentarsi: mentre incideva con un coltellino un piccolo ceppo di bosso, facendo molta attenzione a non ferirsi, pensava che, in fondo, Alderino non fosse poi così male (e comunque tutti lo chiamavano Rino, come Rino Gaetano, il suo cantante preferito). Aveva ereditato quel nome bizzarro dal nonno materno di cui andava parecchio fiero - Alderino Tomaselli, impareggiabile premiato maestro del legno, famoso in tutta la Toscana da più di mezzo secolo - e presto anche la vecchia bottega sarebbe stata sua. Si mise a letto e non chiuse occhio per tutta la notte.
Sorrideva. Sorrideva, sudava un poco, e si rigirava tra le lenzuola. Provava una sensazione strana alla bocca dello stomaco, come una morsa non dolorosa, ma piacevole e nuova insieme. Non era certo fosse felicità perché lui, fino a quel momento, non era mai stato felice. Contento sì, soddisfatto spesso, sereno, ma felice mai. Non poteva solo essere eccitazione, o solo amore, e se non era felicità, quella cosa che gli stritolava lo stomaco per poi salire su per la gola fino a spalancargli la bocca, doveva sicuramente assomigliarle molto.

Alderino aveva quindici anni e, fino ad allora, due grandi sogni di cui un po’ si vergognava, poiché sua madre gli aveva insegnato a essere umile e a non desiderare, perché a fantasticare si resta sempre delusi.

- Pensa a studiare! - lo ammoniva, quando lo sorprendeva lavorare il legno - e togliti dalla faccia quell'espressione, che ti prendono tutti in giro!

Nel paese girava voce che fosse un po' stupido. Alderino per tutti era Rino il tonto da prendere in giro. Ma lui sperava, e in cuor suo sapeva, che le cose sarebbero cambiate. Era solo questione di qualche anno. Il suo cuore traboccava di speranza, e di fronte agli scherni lui restava, anche se avrebbe voluto tanto scappare. Rideva, nonostante le lacrime fossero pronte a sgorgare dai suoi giovani occhi. Avanzava a testa alta, e perdonava.
Perdonava sempre tutti, proprio non riusciva a non perdonare - si sentiva così bene a farlo! - e poi aveva i suoi progetti e il suo futuro a cui pensare, non poteva perdere tempo e sprecare energie preziose provando rabbia o risentimento per questioni di poco conto, solo perché così si doveva fare.
Pareva vivesse in un mondo tutto suo, in effetti poteva sembrare che gli mancasse qualche rotella. Era strano che amasse così tanto scolpire il legno, dicevano. Ma quando Alderino lo faceva, si sentiva vivo. Quando vedeva le sue sculture nascere sotto le sue mani, si sentiva importante. Chi la confonde con l'illusione, non conosce la speranza, pensava, e quando il ceppo prendeva forma, proprio la forma precisa, perfetta, che lui aveva immaginato, be’, sentiva proprio di essere sulla strada giusta verso la felicità.

Uno dei suoi due desideri si era avverato quel pomeriggio. Olivia l’aveva baciato. Olivia, la sua migliore amica, l’unica persona che riuscisse a capirlo sul serio. Olivia, di cui era segretamente innamorato dal primo giorno d’asilo, poche ore prima l’aveva guardato dritto negli occhi e gli aveva detto: voglio essere la tua ragazza. Poi si era avvicinata e gli aveva dato un bacio. Un bacio vero, con la lingua.

Se il suo primo sogno era diventato realtà proprio quel giorno, certamente lo avrebbe fatto anche il secondo.

Si addormentò che era già l’alba, e ancora sorrideva.

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