RACCONTO

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Sperare è umano, illudere è diabolico #speranza #wehaveadream

ILARIA DANESI@Strandedmood

 Celso e l'usignolo

“Dai su, questo è l’ultimo sforzo!”.

Dopo ore di cammino, fradicia di sudore, paonazza e con il fiato corto quelle parole le risuonavano in testa. Le sporadiche frequentazioni di Mira con le palestre le erano bastate per capire il grande bluff. Un insegnante di aerobica ripete sempre quella frase più volte, un paradosso, che le pareva tragicamente comico perfino allora. Quasi sul punto di lasciarsi rotolare giù per la collina accennò un sorriso, appoggiando tutto il peso del corpo sul bastone di sostegno. Mancavano ancora 10 giorni di cammino, vesciche, tendiniti e stiramenti più o meno. Per una che si teneva in forma sollevando il telecomando con una mano e con l'altra si accendeva una sigaretta, aumentare il carico aggiungendo il volume “Ho un usignolo sulla spalla - il cammino di Celso” non era stata cosa da poco.

Il caso di Mastro Celso aveva fatto il giro del mondo, giornali e tv ne avevano parlato per mesi.
Libri, pubblicazioni, guide di viaggio, app per telefono e tablet, merchandise e memorabilia ai limiti del verosimile. Perfino un plastico dell’ultimo tratto di Camino, quello dove Celso aveva avuto la rivelazione. Era passato quasi un anno ma il clamore non si era spento. Di Celso non si sapeva più nulla, si diceva fosse sparito in qualche eremo in estremo Oriente, assieme all'usignolo.

Quando le gambe o il fiato cedevano, Mira ripercorreva a mente passaggi del libro. L'incredulità con cui il villaggio di Novos accolse Celso, trafelato, in un pomeriggio cristallino di calura iberica era il suo preferito. “Non siete al sicuro qui, dovete scappare subito, non c'è tempo da perdere!
Presto presto, l'usignolo vi indicherà la strada. Ma cosa fate ancora lì?” E quasi le sembrava di vederla la faccia della vieja che si faceva il segno della croce davanti a quel ragazzone sudato, in camicia a fiori, con gli occhi strabuzzati e l'accento mittleuropeo. Sarebbe stato l'ultimo gesto che la pobrecita avrebbe compiuto. Tutto il villaggio pensò ad un freakettone, ubriaco o fatto, in preda ad allucinazioni. Solo pochi illuminati – divenuti in seguito fondatori del culto “Celso camina conmigo” - avevano scorto nel giovane metalmeccanico una convinzione inquietante tale da credere a lui e all'usignolo garrulo che gli svolazzava sopra la testa. Un intero villaggio di 234 anime raso al suolo da una tromba d'aria gigantesca, improvvisa e repentina. Lo sparuto manipolo di credenti si era salvato rifugiandosi nella grotta fuori il paese, guidati dall'usignolo e da un Celso sempre più trafelato.

Anche Mira voleva trovare la sua rivelazione, l'usignolo che l'avrebbe guidata lontano dal pericolo della rassegnazione. Aveva bisogno di speranze a cui aggrapparsi, per trovare l'incredibile nel quotidiano.

Lungo il Camino c'erano fiori, foto dei pellegrini, rosari, cartelli che segnavano i punti in cui era passato Celso ed offerte votive di ogni tipo, dal mangime per uccelli alle camice hawaiane. Mira li guardava con occhio fiducioso, ora con passo svelto recuperando il fiato in pianura. Era tutto un po' grottesco, si, lo sapeva, ma quel culto pop-pagano la divertiva e rassicurava. In migliaia da tutto il mondo si ritrovavano su quella strada, tutti per ragioni diverse ma in fondo una sola: sperare in qualcosa. Il prossimo ostello non era distante, la app “Celso by your side” indicava ancora 2,7 km di marcia e per quel giorno Mira pensò che fosse davvero l'ultimo sforzo.

L'indomani si svegliò con la luce del sole, dopo una sonora dormita che né le risate nè il chiacchiericcio esaltato degli altri pellegrini avevano potuto scalfire. Era riposata e pronta per ripartire. Non accese nemmeno il telefono e scese diretta al piano di sotto per la colazione: c'era una specie di refettorio, ricavato in quella che una volta doveva essere la stalla. L'aroma di burro e zucchero invadeva la stanza, su un grande tavolo rettangolare una distesa di dolci fatti in casa, tartas, churrose pasteles appena sfornati. Mira inspirò e chiudendo gli occhi le sembrò di rivedere sua nonna, nelle domeniche in cui preparavano insieme la crostata di frutta - Brava Mira, ora lavora tu l'impasto ma fai attenzione, deve amalgamarsi senza che il burro si sciolga troppo, altrimenti la frolla non reggerà.

“No me lo creo, no puede ser!”
“Joder...”
“Holy shit...”

In un attimo un uragano piombò nel refettorio, questa volta sui pellegrini che commentavano atterriti la notizia dai titoli delle news online. “Celso e il cammino: un'immensa bufala mediatica”
“Da Truman a Celso, la fiction più vera della realtà” “Orson Welles e i Marziani salutano Celso e l'usignolo”.
Mira si affrettò a leggere dal telefono del pellegrino al suo fianco. In fondo dopo una tragedia come quella di Novos chi poteva pensare che i superstiti nella grotta si trovavano lì perchè troppo sbronzi per rientrare in paese dopo la feira di San Juan, nel borgo di Rio Rojo. Chi poteva pensare che ridotti in miseria si sarebbero fatti comprare da Hayden e i suoi compagni di viaggio, studenti dell'Università di Fretzel con il pallino per l'hacking. Chi poteva pensare che mettessero su una storia simile, da principio per uno scherzo macabro e poi con la prospettiva di farne un business milionario.

Un giovane messia con la camicia a fiori ed il suo usignolo erano sembrati a tutti la spiegazione più plausibile.

Si nonna, altrimenti non reggerà.

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