RACCONTO

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La #speranza è un dolore che apre il futuro. #wehaveadream

MICHELE CONCHEDDA@MicheleConchedd

 Che cos’hai, Anna?

Che cos’hai, Anna? Perché quello sguardo vuoto? Te ne stai lì, inerte, sdraiata in un letto d’ospedale, e fissi il soffitto. Il tuo volto è pallido e scavato, i tuoi capelli neri sono sciupati (te lo ricordi quanto erano lunghi e belli prima?), hai solo diciassette anni ma sembri già molto vecchia.
Meno male che sei da sola in stanza, perché non hai voglia di compagnia, non sopporti più la voce delle persone, non sopporti più soprattutto le parole, perché tu sai – lo hai sperimentato sulla tua stessa carne – che le parole talvolta possono rendersi inutili, scomparire dall’orizzonte di un uomo, così, d’un tratto, come inghiottite da un buco nero, la comunicazione umana interrompersi come in un terribile blackout.
Sopporti appena le infermiere e anche le dottoresse (di infermieri e dottori non proviamo neppure a parlarne) ma non sopporti che ti tocchino, e va bene, ma tu capisci che ogni tanto è necessario e non puoi reagire sempre come hai fatto l’ultima volta… beh, non importa, è stato solo un attacco di panico (uno dei tanti). Questo questo è il loro lavoro, sappilo, e sanno quello che fanno.
Ti hanno attaccato ad una flebo quei punti di sutura non mi piacciono per niente, sicuramente hai appena subito un’operazione. Ti resterà una bella cicatrice lo sai? Che cosa hai fatto Anna? Non avrai mica tentato di farti del male?
Ma io lo so Anna, che cosa si nasconde nel fondo dei tuoi occhi spenti, conosco il tuo dolore più profondo. Continuano a tormentarti quelle immagini, anche se si presentano confuse, prive di una logica e come coperte da uno spesso strato di nebbia. Che cos’era, una festa? Si, era una festa, la festa di compleanno della tua migliore amica; te lo ricordi ancora, siete stati una settimana a organizzare tutto tu e Alessia.
Che emozione, avevate invitato tutti i compagni di classe, tranne gli sfigati, che quelli non si sanno divertire e poi rovinano la serata a tutti. C’erano persino alcuni ragazzi più grandi, e quelli al contrario sono una garanzia, una specie di marchio di qualità apposto all’evento.
Certo era una fortuna avere un’amica come Alessia, con quella villa da sogno, quel giardino immenso, per non parlare della piscina con il trampolino e quei due splendidi genitori sempre in giro per il mondo.
Quanto tempo fa è successo? Un’eternità, Anna, era un’altra vita quella.
Avevate sistemato tutto nella verandina esterna, un impianto audio da non crederci, avevate ingaggiato un vero DJ, un professionista, e soprattutto c’era tanto di quell’alcol che la cassiera del supermercato vi aveva guardato storto, e voi giù a ridere.
Sì, era proprio una bella festa, organizzata alla perfezione; Alessia l’hai persa quasi subito, ma chi se ne importa, la musica pompa adrenalina nel sangue, tu balli e ti fermi in continuazione, la lingua ti si è sciolta quasi subito anche se non hai bevuto molto, ma a te basta poco.
Fa caldo però, c’è una ressa incredibile e tu lo capisci subito che c’è qualcosa che non va, i soliti imbucati scrocconi, e per di più gira voce che nel marasma circoli anche della droga, bisogna stare attenti, non si sa mai, per prudenza meglio anche smettere di bere che quelli se non sono drogati tutti non sono contenti.
Ma forse è troppo tardi, la testa ti gira, l’equilibrio manca, cerchi di recuperare la concentrazione perché sai che altrimenti starai male e dovranno portarti a spalla, ma la musica alta e le luci psichedeliche non aiutano e tu non ce la fai proprio.
Decidi di allontanarti, vuoi cercare un angolo buio e isolato del giardino dove poter vomitare in pace, ed è in quel momento che arriva lui – lui chi?; ma sì dai Anna, lui lo sai, il mostro. Ti vede barcollante e allora si offre di aiutarti e tu sei contenta perché lo conosci, è un tuo amico, e non hai nessuna voglia di avventurarti da sola nel buio.
Siete sotto un grosso pino, questo te lo ricordi, non riesci proprio a vomitare e sei dispiaciuta, perché staresti meglio. Ti rivolgi a lui con sguardo lacrimoso in cerca di aiuto, ma lui non capisce – chissà quali sostanze non ha assunto stasera, solo adesso te ne accorgi –, si avvia verso di te e tenta di baciarti ma tu lo scansi, ed è in quel momento che il suo volto cambia espressione, diventa violento. Ti spinge e ti butta per terra, ti sovrasta con tutto il peso del suo corpo, ti strappa i vestiti; tu ti dimeni disperatamente, no gli dici per favore no, e lo chiami persino col suo nome, confidenzialmente, Nichi ti prego alzati Nichi. Ma lui sembra non sentire nulla, le parole – ecco ciò che è tragico – non gli arrivano, ti entra dentro con violenza con il suo coso, è grosso e ti fa male, molto male. Tu ora hai smesso di lottare, sei ormai priva di forze, lo lasci finire.
Stai per perdere conoscenza, ma prima fai in tempo a cogliere una sfumatura diversa nel suo volto, quasi un’ombra di pentimento, l’animale si è assopito e forse ora le parole le comprende anche – volete sapere che cosa ho sentito in quel momento? Beh rabbia, molta rabbia, e quello è stato l’ultimo vero sentimento che ho provato.
Poi non vedi più nulla, il mondo si chiude in un buio profondo…

Che cos’hai Anna? Senti un po’ di nausea? Non ti preoccupare è normale, dev’essere l’effetto dell’anestesia generale. Non ti agitare Anna, sta arrivando l’infermiera, tiene in mano un fagottino piccolo piccolo, te lo porge. Guarda Anna, è il tuo bambino, è tuo figlio…

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