RACCONTO

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La #speranza è vedere negli occhi della persona che ami, sotto casa, senza preavviso, la voglia di non lasciarti mai più #wehaveadream

SALVATORE ALBANO @salvo_albano

 Spunta sempre il sole, dopo la tempesta

La speranza è vedere negli occhi della persona che ami, sotto casa, senza preavviso, la voglia di non lasciarti mai più. A Mattia non passò altro in mente, in quell’istante. Per lei era lo stesso. Fissava i capelli arruffati di lui, gli occhi ancora carichi di sonno, quell’aria buffa che lo contraddistingueva al mattino. Quando avrebbe divorato chiunque osasse rivolgergli più di tre parole in fila. In momenti come quelli, le parole potevano risultare perfino superflue. E infatti non parlarono. Rimasero lì, per degli istanti infiniti, a perdersi l’uno negli occhi dell’altra. Come avevano imparato a fare. Come avrebbero potuto fare, per tutto il tempo che avrebbero desiderato trascorrere insieme. Bastò una folata di vento, inopportuna come la suoneria di un cellulare che suona al cinema, durante la proiezione di un film, a spezzare quell’attimo di magia.

« Vieni ,saliamo in casa – disse Mattia – o ci beccheremo un bel raffreddore ».

Angelica non rispose. Posò dolcemente le sue labbra, screpolate dal freddo e dalle troppe mattine senza burro cacao, su quelle di Mattia, e lo seguì, dopo averlo preso per mano. Si chiese il perché. Il perché di tutto il tempo perso, rincorrendo strani pensieri che, come tanti fili sparsi per terra, aggrovigliavano la sua mente. Aveva sperato dal primo momento, da quando, stupidamente, aveva lasciato andar via l’unica persona che, nei mesi successivi, aveva capito di amare, di venirne a capo, in un modo o nell’altro. E aveva sperato che anche per lui fosse lo stesso. Che, nonostante tutto il male ricevuto, nonostante le delusioni che quell’abbandono aveva indotto in lui, sperasse in suo ritorno. Se solo avesse saputo che lui non sperava altro, non ci avrebbe messo tanto tempo a decidersi. Ma ormai il passato era alle spalle, contava solo dimenticare tutte le indecisioni, le incertezze e le paure e costruire insieme qualcosa, camminare sulla stessa strada. Che sarebbe stata irta, piena di ostacoli e di problemi, ma che avrebbero percorso insieme, senza più rincorrersi, ma camminando insieme. Le era bastato rivedere i suoi occhi, il suo sguardo buffo di prima mattina, respirare a pieno dell’odore della sua pelle, che lei tanto amava, per capire che aveva fatto la scelta giusta, tornando da lui. Arrivarono al piano, trasportati dall’ascensore cigolante, il cui suono peggiorava ad ogni viaggio fatto. Lui si voltò, le accarezzò i capelli e sfiorò col palmo della mano il suo viso, passandole il pollice sulla guancia, in un gesto di carezza che lei adorava. Nei suoi occhi rivide quel fuoco che aveva visto accendersi giorno dopo giorno, all’inizio della storia e poi, lentamente spegnersi, placato dal vento della paura e dell’incertezza. Angelica era lì per lui, e toccava a Mattia proteggerla dalle paure, sorreggerla nei momenti di debolezza, ed infonderle tutta la sicurezza di cui lei aveva bisogno. Lui più placato e razionale, lei più istintiva ed estroversa, si erano intesi dal primo momento. Si erano amalgamati alla perfezione, diversi come la panna e il cioccolato, ma gustosissimi insieme. Erano l’uno lo strumento mancante nell’orchestra dell’altra. Insieme si completavano. C’era poco da fare. Erano come due anime che per tanto tempo avevano vagato e, che dopo un lungo peregrinare, avevano trovato ciò che mancava loro. La speranza, Mattia l’aveva sempre intesa come l’aspettare il sole ed essere ottimista che possa spuntare, mentre il cielo scarica acqua alla velocità di un concorde. Lui, la speranza, non l’aveva mai persa. Sapeva che lei, un giorno, per un motivo o per l’altro sarebbe tornata. Sperava solo il più presto possibile perché di lei non era mai riuscito a farne a meno. Lo sapeva perché leggeva i suoi occhi mentre stavano insieme. Lo sapeva perché erano stati piccoli gesti quotidiani ricevuti da parte sua, a fargli sentire quel “Ti amo” che lei era riuscita a pronunciare solo con gli occhi, mentre se ne stavano accoccolati sul divano sotto un pesante plaid a riscaldarsi, o mentre si guardavano negli occhi facendo l’amore. Non aveva mai incontrato, prima di lei, una donna capace in tal modo di capirlo, comprenderne i bisogni e dargli quell’amore che, da altre donne, non aveva mai ricevuto. Ecco, lei era la donna che aveva sempre sperato di incontrare. Quella che aveva colmato il vuoto e lo aveva reso completo. E con la quale, ne era certo, voleva trascorrere quanto più tempo possibile. No per sempre, non perché non lo desiderasse, ma perché aveva sempre odiato quella parola. Il “per sempre” è come una noiosa enciclopedia, che compri e tieni là. Sapendo che c’è e che, un giorno, prima o poi leggerai. Mattia voleva viversi Angelica istante per istante, non facendo programmi sul futuro troppo presto, ma dandosi a vicenda ciò che di meglio potevano in ogni momento. Come quei libri avventurosi, avvincenti e carichi di suspense, che sfogli sempre con trepidazione e che, una volta terminati, rileggeresti altre dieci, cento, mille volte. Quello doveva rappresentare Angelica per lui. La scossa, il volano della sua esistenza, la spinta e l’input ad essere ogni giorno innamorato, trasportato e coinvolto come il primo giorno. Aprì la porta, lei lo abbracciò, dopo aver posato la valigia per terra, e lo baciò a lungo, parlando dopo aver staccato le labbra da quelle di Mattia:

« Quanto mi sei mancato, amore mio. Ora si, mi sento finalmente a casa ».

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