RACCONTO

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#wehaveadream #rettitudine L'uomo retto è chi di tanto in tanto decide di cambiare strada, giusto per provare l'ebbrezza della follia

MARIKA OLINDO@LenaDellArte

 L'uomo col violino


“Mamma dov'è la tuta?”
“Mamma non trovo i jeans!”
“Mamma domani pranzo da Sara!”
“Gio' non ti sei dimenticata che domenica viene mamma a pranzo, vero?
Mica potresti preparare il tiramisù che le piace tanto?”
Non si è dimenticata di niente Gio', ha preparato tutto quello che c'era da preparare. Ha fatto il bucato, steso il bucato,stirato il bucato. Tutto è pronto. Tutto tranne lei.
Le voci di Andrea e dei suoi tre figli si susseguono a ritmo incalzante.
Chiude gli occhi un attimo. Respira profondamente. Un respiro. Un altro.
Riapre gli occhi. Tutti continuano a chiedere cose, a pretendere attenzioni.
Tutti hanno il diritto di chiedere e di pretendere. Tutti meno che lei.
In un attimo esce dalla stanza, afferra il cappotto e fa per uscire.
“Gio' dove vai?”
“A prendere una boccata d'aria” ansima.
“E la cena?”
“Pensaci tu.”
Poi esce. Finalmente sola. Libera.
Passeggia lungo le strade della città diretta nemmeno lei sa dove. Ha voglia di camminare, un passo dietro l'altro.
Sembra essersi calmata e forse dovrebbe ritornare a casa. Andrea di sicuro avrà telefonato alla pizzeria dietro l'angolo e staranno mangiando la pizza direttamente dal cartone e bevendo ettolitri di coca-cola. Forse si stanno chiedendo che fine abbia fatto, o forse non gliene frega niente.
Cosa le è preso prima? Non ha voglia di indagare. Magari è solo una profonda stanchezza che le ha mandato il cervello in panne.
Solo qualche altro passo e sarà pronta per ritornare a casa.
Una melodia elegante, quasi aristocratica, accompagna l'ultima parte della sua passeggiata serale. Si avvicina al violinista solitario all'angolo della strada.
Si ferma a sentire la sua musica, quasi ipnotizzata dal movimento dell'archetto che sulle corde, esperto. La fa stare bene, lontana dalla tuta di Davide, dai jeans di Marina, da Rachele che pranza a casa di Sara e dal tiramisù per la suocera.
Il violinista smette di suonare, poi alza lo sguardo verso di lei. E' la sua unica spettatrice in quella sera fredda di gennaio. Soffia sulle dita per riscaldarle, poi le sorride.
Riprende a suonare, un concerto per una sola persona. Gio' si ritrova seduta per terra, gambe incrociate, ignara del freddo. Ogni tanto le si affaccia alla mente l'immagine della sua famiglia in ansia per lei, ma così come appare, svanisce, sostituita dalle note danzanti nell'aria.
Immagina si sia fatto tardi quando il violinista smette di suonare e si prepara per andarsene. Anche lei si alza, con un punta di malinconia si volta mormorando un grazie.
Lui risponde “Le andrebbe un caffè?”
Una miriade di motivi per rifiutare: è uno sconosciuto, è tardi, il caffè a quest'ora significherà una notte insonne.
Invece dice “Sì”.

Le ha raccontato di lui e della sua passione per la musica; delle persone che incontra, di come gli piace suonare per questi sconosciuti, fare in modo che la loro giornata venga accompagnata anche solo per un po' dalla bellezza della musica.
“E tu che fai?” le chiede.
“La mamma” risponde cercando di dirlo con lo stesso tono che usano le sue amiche quando parlano dei propri figli. Ma non le riesce altrettanto bene.
“E cosa vorresti fare?” continua a chiederle indagandola con i suoi occhi verdi.
Senza volerlo si ritrova a dire “Ero un'attrice di teatro, anche molto brava stando a quello che dicevano.”
Si zittisce.
“E poi? Cosa è successo?”
Era brava davvero. Aveva davanti a sé una strada lunga e piena di successi.
Poi un giovedì conobbe Andrea; faceva il tecnico delle luci. Si erano innamorati quasi all'istante. Un amore intenso. Il fidanzamento era durato sei anni e poi, seguendo una strada già segnata, era venuto il matrimonio e il primo dei tre figli.
“A quel punto la scelta era inevitabile. Non potevo più continuare a fare l'attrice in giro per l'Italia con un bambino. Ho dovuto smettere.” lo dice con troppo rimpianto nella voce.
“E Andrea non ha detto nulla?”
“Perchè avrebbe dovuto? Era contento, anche se non lo ha mai ammesso.”
Cosa le prende stasera? Racconta dei fatti suoi ad uno che non ha mai visto prima.
“Non mi sembri tanto contenta...”
Hai voglia adesso di tentare di metterci una pezza sopra, anche se cerca di giustificare quello che ha appena raccontato e il tono con cui l'ha fatto, non riesce ad essere convincente.
“Ma poi perchè sto qui a giustificarmi con te! Nemmeno ti conosco!” dice alzandosi.
“Sicura che ti stai giustificando con me e non con te stessa?”
Forse è proprio questo quello con cui non ha mai fatto i conti: se stessa.
“Non è un caso che io e te ci siamo incontrati stasera. Niente accade per caso. Ho da farti una proposta. Sei ancora in tempo per cambiare la tua vita, per non sottostare a qualcosa che non ti piace e che non senti come tuo. Non puoi ignorare la voglia di mollare tutto.”
“Come?” si scopre a dire.
“Basta solo che tu metta una firma qui. Cambierà tutto. Ma in cambio voglio la tua famiglia.”
Il cuore le balza in gola. Prende la penna.
Avvicina il foglio. Lo strappa.

Si sveglia.
Guarda te che sogno! Lei, sposata! E poi con chi? Andrea, il tecnico delle luci! Sì, è carino, ha quasi accettato di uscire con lui a cena. Ma arrivare a pensare ad un matrimonio. E tre figli!
Ha una strana sensazione addosso mentre fa colazione, si prepara per andare alle prove, esce di casa.
Ad accoglierla in strada una musica elegante, aristocratica. Un uomo col violino suona all'angolo della strada. Alza gli occhi. Le sorride.
Svelta cancella il numero di Andrea dalla rubrica del suo telefonino.

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