RACCONTO

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La #rettitudine delle membra, così sintetica e astratta, nascondeva qualcosa di oscuro sotto i muscoli, in fondo alle ossa #wehaveadream

GIUSEPPE MACCARRONE@CoSWoSP

 Storia di un'inesorabile rettitudine

- Si sieda, signor Malcolm, mi guardi negli occhi, si calmi; ci dica cosa ha visto.
Mi racconti dall'inizio, respiri lentamente e si sforzi di fare meno confusione possibile.
- Ho paura che ci senta qui, lei non capisce...
- Mi ascolti, è per il suo bene; provi a rilassarsi, questo luogo è sicuro...
- No! Mi ascolti lei, invece! Dove mi trovo? Perché evitate tutti le mie domande? Siete voi che dovete rispondere alle mie! Finiamola! Non avete idea di cosa sta per abbattersi su di noi…
- Signor Malcolm, la prego, sia ragionevole, mi creda, farebbe bene a sfogarsi; qui è fra amici e le assicuro che è tutelato in base alla giurisdizione internazionale della Federazione, che noi tutti rispettiamo. Saremmo degli sprovveduti a mentirle, lei sa a cosa andremmo incontro.
- Vi sta cercando!
- Si, lo sappiamo. Anche noi le diamo la caccia da tempo; allora, non perdiamo altro tempo in chiacchiere, com’è da vicino?
- Non potete sapere quali atroci disgrazie si preparano. Dovete avvertire il grande architetto, dovete avvertire i lavoranti!
- Signor Malcolm, lei si trova in una condizione privilegiata, tuttavia ciò che mi chiede è impossibile, lei lo sa, e sa anche a quale rischio ci esporremmo se così facendo suscitassimo il terrore collettivo: sarebbe l’anarchia, e questo, lei sa bene, è inaccettabile. Sono trent’anni che garantiamo la massima efficienza, non abbiamo mai sbagliato, purtroppo tutto ciò non era previsto…

Non so dire bene come arrivai in quel luogo e nemmeno se fosse sicuro, perché oltrepassava i limiti di ogni costruzione finora concepita: sembrava potesse svanire da un momento all'altro come in un sogno, eppure reggeva miracolosamente. Sentivo quasi di aver recuperato una dimensione primitiva dell'abitare, in una sorta di caverna-utero avvolgente, in cui l'atmosfera era neutra e rarefatta: la luce filtrava in modo così armonioso che una volta lambita la pelle del viso potevi sentire una carezza. Mai visto niente del genere: a volte l’insieme sembrava reagire al vento, cambiando la propria configurazione per adattarsi ai flussi d’aria, a volte sembrava irrigidirsi, altre volte potevi notare che nella membrana coprente si configuravano dei pannelli di controllo, altre volte ancora sedie e passaggi si plasmavano direttamente nel pavimento e nelle pareti. Più che un edificio sembrava un essere vivente. Ai piani alti della Federazione si vociferava da tempo che il Grande Architetto avesse fatto una scoperta senza precedenti, ma nessuno sapeva dire bene di cosa si trattasse. Intanto sembrava di essere sospesi, di galleggiare in una membrana traslucida, come in una nuvola, ma senza il vapore. Giacevo in quell’ambiente ovattato così stranamente confortevole, su quello strano pavimento, eppure tutto emanava un ambiguo senso di precarietà senza che alcuna spiegazione apparisse soddisfacente.

- Credo proprio che si trattasse di una donna. Assomigliava in tutto e per tutto ad una donna …

Non riuscivo ancora ad avere piena contezza di chi avessi incontrato. Ero confuso.
Ricordo la pelle candida e fragile, una sinfonia nelle labbra appena dischiuse, le chiome perse nel vento, i cui ricci imploravano un ordine sempre negato.
Doveva essere Ottobre, in una bellissima giornata autunnale, passeggiavo per il corso ciondolando in una delle rare ore di pausa, non ne avevo una da almeno due anni e con i piedi calciavo svogliato le foglie che dagli alberi cadevano al passaggio dei droni.
D’un tratto la scorsi ad un incrocio; vidi il suo corpo che si stagliava in modo così fiero ed elegante da sembrare una statua: contro gli edifici, contro il cielo, quanto la circondava le era alieno, sembrava sfiorare appena la strada, eppure la rettitudine non era che nelle sue membra, perché quell'armonia, troppo sintetica, così astratta, sembrava nascondere qualcosa di oscuro sotto i muscoli e la pelle, in fondo alle ossa. Era come se fossi attratto contro la mia volontà.
La incrociai. I miei occhi tentavano di dialogare, ma il suo sguardo parlava la lingua dell’assenza ed il messaggio che proveniva da essi era oscuro e a senso unico, non ammetteva repliche; sembrava davvero, da principio, che potesse trattarsi di una donna santa e bellissima, ma questa sensazione, ancora una volta, portava ad una sospensione irreale e sinistra. Se esistesse l’anima, giurerei che le fosse stata strappata per essere giustiziata: se l’avessero davvero uccisa così, intimamente? E questa sensazione di ostilità?
Se davvero le avessero estirpato la rettitudine con la forza? Ma cos'è in fondo questa se non un ideale irraggiungibile, una futile costruzione umana; in questa nuova realtà in cui l’apparenza è metamorfica non c’è spazio per questi antichi sentimenti. Così pensavo.
Allora non sapevo di avere sfiorato la Rettitudine in persona, o almeno ciò che ne rimaneva e non coglievo pienamente il significato degli eventi. Fra tutti i passanti mi sentivo come se mi avesse scelto ed in effetti era così, lo capisco solo ora che la sua vendetta sta per compiersi; nessuno si sarebbe salvato per i misfatti commessi e per l’omertà, per le devastazioni naturali, non avrebbe risparmiato neanche me. Concludo la mia carriera umile come messaggero di questa dispensatrice di morte, la stessa che per millenni ha ispirato gli uomini più saggi che siano mai vissuti.
Ora che lei è tornata per la resa dei conti nulla sarà più come prima.

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