RACCONTO

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Rettitudine è mantenere la pace con la propria anima #wehaveadream #rettitudine

ELISABETTA G. ANGELIN@elin_ga

 Così trovasti la tua pace

Esito. Chiudo il libro.
Rimango appesa al mio interrogativo,
che come un uncino restava incagliato nelle tue incertezze
mentre al di fuori (all'interno) del tuo libro la mia (tua) vita collassava
e il cielo sbiadiva
Forse


Giungeva la sera, e le nuvole si facevano veloci nel cielo grigio. Sul prato e sugli alberi del bosco si stendeva il manto bianco del primo inverno. Nel cuore della boscaglia si udiva distintamente il fruscio di un grande fiume mentre i piccoli animali si godevano il loro prezioso letargo.
Ora, lì, vicino al corso d'acqua, vediamo una ragazza; si muove lungo la riva.
E' vestita di bianco e coperta da un pesante mantello; coglie delle piante medicinali e delle radici. I suoi gesti sono veloci e precisi, ha mani delicate. A tratti si sporge pericolosamente sul fiume per cogliere le piante più difficili.
Sfiora la superficie dell'acqua con le dita, mantenendo il corpo bilanciato e le gambe raccolte, misurando i movimenti con abilità e velocità. La ragazza canta lieve, come un soffio di vento: “la viola del pensiero è per il ricordo, ti prego amore non dimenticarmi”.
All'improvviso, trattiene il fiato, ancora uno sforzo... Ancora una... Presa!
Si allontana dalle rive con passo svelto e familiarità, per raggiungere una grande quercia cava, non distante. Entra. Al suo interno si trovano numerose piante recise, fogli rilegati con cura e atri sparsi, vasi e alambicchi di tutti i generi e forme. La ragazza incomincia a scegliere dei piccoli vasi.

Un infuso a base di piante medicinali ha una creazione complessa essendo costituito da parti di pianta (droga) o da loro derivati; tale composizione è inoltre variabile in funzione di una serie di fattori che riguardano la droga di partenza e il metodo di preparazione della stessa (). Un infuso o un decotto contengono principalmente la frazione idrosolubile della droga. La conoscenza delle proprietà mediche è determinante per la scelta delle dosi e degli intervalli di somministrazione appropriati.

Prologo.
Elsinore, capitale della Danimarca.
Claudio è il nuovo Re. E' salito al trono sposando Geltrude la Regina, appena vedova, nonché madre del principe Amleto. Amleto ha scoperto che il padre è stato assassinato in un complotto ordito dallo stesso Claudio per avere il regno ed ora brama vendetta. Odia la madre per il suo comportamento leggero e irrispettoso verso il defunto padre, e, per degli accadimenti attribuibili a Polonio, ciambellano di corte e padre di Ofelia la sua amata, non si fida più neanche della stessa Ofelia.

Nonché al fiume poc'anzi -con la ragazza- vi ho presto e inequivocabilmente portati verso il tragico epilogo del libro. Il principe, pieno di rabbia e rancore ha screditato e cacciato dal regno Ofelia. Lei non ne comprende i motivi né lo sdegno nei suoi confronti: “Quella forma senza pari, quell'immagine di giovinezza in fiore è ora devastata dalla follia. O me misera, per aver visto ciò che ho visto, per vedere ciò che vedo.”

Eccoci quivi nuovamente nei pressi del fiume, dove l'abbiamo veduta -immaginata- agire.

Ofelia ha un piano per salvare la sorte del Regno, di Amleto e certo la sua.
Sta preparando sapientemente una droga, e drogata andrà a trovare la regina Geltrude; le parlerà facendosi credere pazza, siffatto potrà far arrivare all'orecchio di Amleto la voce che è folle d'amore per lui -per aiutarlo deve ricordargli che lo ama- e intanto cercare pietà e compassione in Geltrude, rivelandole i suoi errori. Sospira. Beve l'infuso.

Tutto il resto è stato scritto. In molti al Regno, oltre alla Regina stessa, vedranno ergo crescere la pazzia di Ofelia e sentiranno le sue parole spiccate e allo stesso tempo disordinate ed incoscienti, e infine la vedranno fuggire.

Noi però la possiamo ancora vedere mentre torna al fiume; è ancora confusa per la droga.
Proprio ora, sul suo volto pallido, per un attimo soltanto, giurerei di aver visto trasparire come un sorriso.
Sì giurerei. Forse...

Rimasi appesa al mio interrogativo,
che come un uncino restava incagliato nelle tue incertezze
mentre al di fuori (all'interno) del tuo libro la mia (tua) vita collassava
e il cielo sbiadiva
Le ombre del tuo corpo si avvicinavano silenziose
e senza ansia apparente aspettavi il fruscio dell'acqua...
(il flusso che mi spinge a constatare il mio stento nel formulare domande)
Accarezzai i tuoi lineamenti, senza tatto, nella mia fantasia
e la mia sana speranza, rabbrividiva
Il cielo si tramutò in buio vecchio...quante rughe nel mio (tuo) tempo.
Tu, rimanesti in silenzio? Non ti accorgesti della riva?
Quale fu invece la tua ultima parola? (La tua bella voce...)
Ancora non comprendo il destino del tuo sorriso
Ma ora forse... inesorabile il fluire
Un corpo è caduto (il tuo).
Il fiume avvolge la tua pelle come un vestito elegante
Bellissima, eterna
Un buon viaggio per te, in una notte d'inverno.


A me piace pensare che tu
Abbia scelto la tua sorte e insieme la tua libertà.
“la viola del pensiero è per il ricordo,
ti prego amore non dimenticarmi”

A Ofelia.
(Liberamente ispirato all'Amleto di William Shakespeare.)

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