RACCONTO

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#rettitudine è timbrare il biglietto sul notturno #wehaveadream

INCONDIZIONE@incondizione

 Non basta una giacchetta

Nonno Tonino era un uomo per bene, in pensione da un lavoro per bene.
In vita sua aveva lavorato duro, pagato le tasse, fatto studiare i figli. Era uno da camicia pulita ogni giorno, pastasciutta a pranzo e tg la sera. La domenica pomeriggio si concedeva un “gingerino” al bar e qualche chiacchiera, ché di solito era taciturno.

Ogni giorno veniva a prendermi all’uscita di scuola. In mezzo a tutti quei padri in moncler e giubbetti alla moda, che sapevano di fresco e di novità, nonno Tonino sembrava venuto dalle cose di una volta.
Io mi vergognavo di lui e ancor più mi vergognavo di vergognarmene.
Tenevo la testa bassa e cercavo di nascondermi in mezzo agli altri, ma lui mi beccava sempre e mi faceva un gesto goffo con il braccio per richiamarmi a sé.

Lo accoglievo con il muso appeso e anche se non me ne ha mai chiesto il motivo credo che lo sapesse, perché mentre andavamo a prendere l’autobus per tornare a casa, mi ripeteva che nella vita per essere un uomo devi comportarti come si deve e non doverti mai vergognare del nome che porti, “perché non basta una giacchetta a fare un uomo”.

Sull’autobus tirava fuori due biglietti dalla tasca e li timbrava, poi me ne consegnava uno, io lo prendevo di mala voglia borbottando ogni volta che “tanto sono solo due fermate” e lui ogni volta mi rispondeva che “non importa, si deve”.

Su un altro autobus, anni dopo, indosso una giacca alla moda, ho un lavoro che mi fa guadagnare abbastanza bene e un commercialista diciamo attento ai miei interessi, sono uno da sushi in pausa pranzo e palestra la sera. Mi concedo l’aperitivo con gli amici tre sere a settimana. Tutto sommato sono uno per bene, ma per due fermate il biglietto non lo timbro.

Alla prima fermata salgono i controllori e uno mi chiede il biglietto. Mi agito e inizio a sudare, farfuglio qualcosa mentre fingo di cercarlo nella tasca e nel borsello, a testa bassa, con gli occhi di tutti addosso. Quello ha la faccia usata di chi ne ha viste tante e mi guarda di sbieco da sopra agli occhiali abbassati sul naso “Giovano’, che ne dice, me la vuole risparmiare ‘sta tarantella e dirmi come si chiama?! Che s’è fatta ‘na certa e c’avemo fame tutte e due”. Mi strappa un sorriso che mi fa vergognare, alzo la testa e dico il mio nome.

Ho la giacchetta giusta, ma non basta.

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