RACCONTO

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"E adesso, da dove #inizio?" "Dai piccoli gesti, dal Sole, da una stretta di mano. Inizia da lì e riprenditi la vita." #wehaveadream

MARINA USAI@marina_usai

 You are the best thing that ever happened to me

Suo marito non c'era più. E questo era un dato di fatto. Nel buio profondo della cucina di Memphis sapeva che questo sarebbe potuto accadere. Lo sapeva da tanto. Ma non era mai riuscita a mettersi in pace con questo pensiero. Neanche lei poteva riuscirci.

Le macerie di un fazzoletto bianco con le iniziali ricamate in rosso giaceva inerme nella piega che il vestito formava tra le sue cosce. Lo sguardo, buttato tra le imposte delle finestre, percepiva distrattamente il lento incedere del tempo. Il ticchettio dell'orologio di legno d'ulivo inchiodato al muro segnava l'unico movimento presente nella stanza. Era curioso, pensava, che l'unica cosa che si stava muovendo tra quelle quattro mura, fosse qualcosa di inafferrabile come il tempo.

L'oscurità iniziò a lasciare il posto alla fredda luce azzurrina che rischiara il mattino poco prima dell'arrivo dei raggi del sole. Iniziò a intravedere i contorni degli oggetti morti intorno a lei. Lei era tra questi. Un oggetto adagiato su una piccola e scomoda sedia di paglia e di legno.

Da fuori le arrivò lo scorrere di una bicicletta sull'asfalto, del vento che attraversa rapido i raggi delle ruote e l'incedere di passi pesanti. Gli uomini andavano a lavoro. La vita ricominciava. La vita degli altri. E la sua, dov'era finita?

Sfiatò pesantemente l'autobus cinquantuno b, a pochi metri dall'ingresso di casa sua, cigolando stancamente sotto il peso di persone assonnate che salivano dalla porta anteriore. Era cominciato tutto lì. Da un autobus. Si ritrovò a pensare che, se quella mattina Rosa Parks fosse stata fermata da un raffreddore, o avesse perso la coincidenza, tutto questo non sarebbe successo.

Cosa sarebbe successo se. Lo faceva spesso con Yoki questo gioco, la sera prima di dormire. "Cosa succederebbe se…". Pezzi di storie, di vite parallele, di bambini con le ali. Mondi nuovi dove non esistevano le restrizioni della legge di gravità o delle leggi degli uomini. Ma in tutti quegli universi dove le persone camminavano a testa in giù, mai era riuscita ad immaginare un mondo in cui "cosa succederebbe se tuo marito venisse ucciso?"

Adesso la luce era cambiata di nuovo. I primi raggi di sole si insinuavano tra le stecche delle persiane sulla finestra esposta ad est. I colori si fecero più caldi. Il freddo però era sempre lo stesso. Ma Coretta resisteva. Non c'era possibilità di alzarsi da quella scomoda, scricchiolante, cigolante sedia. Davanti a lei c'era il telefono. Lui era in pace. Ritornò con la mente alla sera in cui tutto cambiò. Lo squillo del telefono. Perse una pantofola lungo le scale per correre a rispondere. Piccola Cenerentola nera che attendeva la voce del suo principe. Invece era una voce che non trovava la strada per le parole che avrebbe dovuto dire. Falso pudore di non dare brutte notizie al telefono. Che senso aveva? Tanto lei lo aveva già capito. I non detti dell'intonazione della voce, della costruzione affilata di una frase. Lei ormai li riconosceva subito. Aveva passato troppe notti con Martin a riascoltare i discorsi del giorno dopo, a tagliare ciò che non era necessario, a esprimere un'idea con un cenno della mano o con una pausa un po' più lunga. E lei aveva capito. Era tornata in camera da letto spostando un piede davanti all'altro, sostenendosi al corrimano. Aveva calcolato. Quanti giorni sarebbe stata lontana da casa? Quali vestiti portare? Quante mutande? Quanti fazzoletti? Una forza che non le apparteneva la guidava. Non era lei che si muoveva. Non era lei che calcolava freddamente di prendere lo spazzolino da denti nel mobile a specchio del bagno. E ora, dov'era finita quella forza astratta e necessaria? Ora che aveva più bisogno di muoversi non c'erano più quei fili che la trascinavano da una parte all'altra. Ora che la gente non sfilava più a testa bassa davanti a lei, ora che gli abbracci erano finiti, ora che le lacrime non avevano più strade da percorrere, dove'era?

Ora, da dove iniziava?

Da dove si ricomincia quando la tua vita, per come l'hai conosciuta fino a quel momento non esiste più?

Le dicevano "Lo prenderanno". E cosa sarebbe cambiato? Non glielo avrebbero di certo restituito. Non era un ladro di caramelle che restituisce il pacchetto rubato. Aveva rubato un'anima. Anzi, no. Ne aveva rubate due. Solo che quella di Martin avrebbe trovato la pace di Dio, mentre la sua sarebbe rimasta in quel limbo infernale per non si sa quanto tempo, a fare non sapeva bene cosa.

Passò un altro autobus e un altro ancora. Quattro, cinque, sei. Iniziò a contarli. Inizio da qui, si disse Coretta. Inizio a contare gli autobus. Otto, nove, dieci.

La luce si fece ancora più intensa. Abbastanza per contare le briciole di pane rimaste sul tavolo dalla sera precedente. Quindici, sedici, diciassette. Inizio da qui. Inizio a contare le briciole.

Poi iniziò a contare i secondi che passavano, scanditi dall'orologio di legno d'ulivo. Quarantacinque, quarantasei, quarantasette.

E poi, iniziò a contare le persone che con lei e Martin si erano riprese la propria dignità, il proprio sentire di uomini, uguali l'uno agli altri davanti alla legge di Dio e alla legge degli uomini. Milleuno, milledue, milletre.

Coretta allora si alzò. Aprì la finestra che si affacciava ad est e lasciò che i raggi del sole entrassero con prepotenza nella stanza.

Si avvicinò alla dispensa ed iniziò a preparare il caffè.

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