RACCONTO

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La più dolce illusione ha #inizio quando pretendiamo di essere tramonti per chi lo sguardo volge non al cielo, ma alla terra. #wehaveadream

ELENA POME'@eppi16

 L'eterno inizio del sogno

Goffredo si era innamorato di Margherita il giorno stesso in cui l’aveva incontrata. La ragazza aveva attraversato i campi in bicicletta, aveva perduto non so che gingillo e s’era fermata a raccoglierlo; il giovane si ritrovò immediatamente sospeso tra l’energico lavoro della terra ed un indefinibile incanto ultraterreno. Avrebbe potuto giurare che, nel recuperare l’oggetto birichino, Margherita gli avesse sorriso rivolgendogli un inequivocabile sguardo d’amore.
Così, il ragazzo fu colto da nuovo ed invincibile turbamento: trasognato, trascorreva le torride giornate ad accarezzare le spighe di grano, che avevano il colore del sole nei capelli di lei, ed al minimo fruscio del vento, gli sembrava di udire lo scampanellio di una bicicletta, o la risata della fanciulla; ansioso, pativa torride notti tra lenzuola impregnate di sofferente desiderio.
Quando nel paese si diffusero impertinenti le chiacchiere sull’imminente matrimonio della ragazza che viaggiava in bicicletta, Goffredo fu lentamente consumato da una angoscia sognante, e divenne indifferente alla realtà; poteva non mangiare per giorni, immaginando che Margherita gli avesse servito una calda minestra, e non bere per settimane, perché Margherita aveva attinto l’acqua dal pozzo.
Il medico che si offrì di curare il giovane innamorato suggerì di alleviare il morbo furibondo (una completa guarigione non era infatti auspicabile) con l’uso di libri e calamai, ed agli scettici spiegò che questi due strumenti, apparentemente lontani dall’universo clinico, avrebbero invece consentito a Goffredo di creare mondi meravigliosi per donarli alla sua amata, offrendogli così quel poco di consolazione che tutti gli uomini ricercano nell’arduo percorso della vita.
La più dolce illusione ha inizio quando pretendiamo di essere tramonti per chi lo sguardo volge non al cielo, ma alla terra. Gli avvolgenti colori del crepuscolo, sfiorando delicatamente la creatura più bella e più fragile, tentano invano di ghermirla e proteggerla, ma essa, guardando e non vedendo, viene rapita dalla concretezza terrena.
Al sole è concesso soltanto un breve tempo per mostrarsi nel placido cielo.
E’ destinato a calare, cedendo la scena ad altre notti: le sfumature crepuscolari diverranno dapprima fioche, poi delicatamente indefinite, ed infine svaniranno, soffrendo l’amarezza della sconfitta ma trascinando eternamente con sé la bellezza del sentimento.
Così, tra gli incerti ghirigori di inchiostro, Goffredo fece riposare il prezioso affetto che provava per Margherita. Dedicò alla donna che gli aveva rapito il cuore poesie, versetti, canzoni che egli declamava alla ragazza durante fuggevoli ed irreali incontri d’amore.
Non ci volle molto perché la fantasia sopraffacesse beffarda la realtà, e Goffredo rinunciò tutta la vita alla propria esistenza per partecipare a quella di lei.
Chi ebbe l’occasione di curiosare tra le opere letterarie dello sventurato fu sorpreso dalla trasparenza e dalla purezza delle parole che egli rivolgeva all’amata, e la perfezione dei testi instillò in molti il dubbio che in realtà il lume della ragione non avesse mai permesso alle tenebre di avvolgere la mente di Goffredo.
Tuttavia nessuno, o perché l’età aveva accantonato nei remoti antri della memoria i ricordi delle passioni giovanili, o perché l’innata durezza d’animo era efficace riparo dalle passioni umane, fu in grado di comprendere che lo splendore delle parole era il più naturale e sincero omaggio che Goffredo avrebbe potuto offrire a Margherita ed alla poetica nobiltà di una storia senza inizio e senza fine.
Era sufficiente questo per ricevere conforto nella solitudine della sua casa, e gremirla di sorrisi sereni al pensiero che un giorno, se Margherita avesse levato lo sguardo al cielo, si sarebbe incantata dinanzi allo splendore del calar del sole.

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