RACCONTO

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Comunque felice. Qualsiasi cosa realizzi per la prima volta e ti arricchisce è sempre un piacevole #inizio #wehaveadream

CLELIA MISIANO@cleliamis

 L'immediatezza di un inizio

Un passo dietro l’altro immersa in quest’atmosfera capace di coinvolgermi e catturarmi, differente da quella della mia città affacciata sul mare.
“Non capisco cosa t’invogli a star qui” è il commento di Isa mentre si accende una sigaretta con un vecchio Zippo tirato fuori dalla tasca del giubbino di Jeans. Lo richiude con uno scatto secco, come volesse aggiungere un punto esclamativo alla frase appena pronunciata.
Mi limito a sorriderle, una risposta che possa soddisfarla non c’è.
Ci sono i ragazzi come lei. Quelli che incontro ogni mattina quando arrivo al Centro di Accoglienza in Via Leoncavallo, quando dedico le mie giornate a chi fino a quel momento ha vissuto la strada.
E’ stato un caso non una scelta vera e propria, non avevo neanche intenzione di fermarmi a Torino dopo il tirocinio. Era già una grande soddisfazione poter fare esperienza all’interno di una realtà così importante e quando Beppe, responsabile della struttura, mi ha proposto di continuare a collaborare con loro non ci ho neanche pensato su, ho accettato subito.
“Cerco di fare riacquistare l’autostima a chi l’ha persa come te” le sussurro a voce bassa mentre con attenzione seguo ogni suo movimento. Ha i gesti, lo sguardo e il comportamento di chi è ancora dipendente da qualcosa di troppo forte e devastante, l’illusorio che s’intreccia perfettamente con le sue fragilità.
L’obiettivo delle lunghe passeggiate è anche mettere ognuno alla prova, fargli studiare la scena, capire gli inciampi.
“Voglio fidarmi!” aggiungo, ma questa volta con tono più deciso per farle sentire la responsabilità di non deludermi.
Per me è un sabato mattina lavorativo come tanti altri e per Isa è una delle poche uscite all’esterno dopo lunghe settimane in comunità.
E’ ancora molto presto, ci fermiamo in un bar per la colazione. Il profumo delle brioche appena sfornate riesce a confondersi col gusto amaro di ogni giorno, si mimetizza con le paure e le ridimensiona, anche solo per un attimo.
Ho deciso di portarla al Balon, il mercato che nel fine settimana diventa punto di attrazione per collezionisti e curiosi, gremito di botteghe e bancarelle che propongono prodotti di ogni specie. Ci arriviamo a piedi, sono una ventina di minuti a passo svelto percorrendo Via Bologna, e raggiungiamo il borgo che ospita la fiera tra confidenze reciproche e pensieri privati.
Mi piace questo quartiere, le trattorie che conservano le antiche tradizioni e la stranezza degli oggetti in vendita, sistemati casualmente su coperte sbiadite.
Isa senza averne l’aria mi osserva, non so ancora se per riuscire a sfuggire al mio sguardo vigile o per sentirsi protetta.
“E’ dura con noi” dice con l’espressione di chi vuole provocare “ogni giorno molti si arrendono, vanno via.” E s’interrompe, giustificando forse la facile rinuncia, quando un vociare lontano diventa sempre più intenso.
Mi avvicino senza fretta, cercando di far prendere forma alle parole della gente che bisbiglia, che osserva, che commenta e vedo Paola. Una figura esile, inanimata sui ciottoli sconnessi del marciapiede, diversa da com’era prima di scavalcare un inutile cancello.
Gli occhi spaventati di chi poco prima sfidava il mondo sono fissi sull’amica. Si china, l’abbraccia. Paola ricambia prima lo sguardo e poi, con movimenti lentissimi, l’abbraccio. Si riprende.
A volte le difficoltà si trasformano e indicano un’altra direzione più libera, quasi più semplice, finora solo immaginata.
Inconsapevolmente si sta riaggrappando alla vita con la felicità di chi per la prima volta ha deciso veramente di farsi aiutare, di andare avanti.
La sua esperienza arricchisce anche Isa che, stringendomi forte la mano, trasmette la speranza di due donne finalmente protagoniste del loro piacevole #inizio.

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