RACCONTO

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Preferisco un brutto #inizio rispetto ad una bella fine. C'è sempre troppo tempo per un epilogo, mai abbastanza per un incipit #wehaveadream

ELEONORA LION@EleonoraJoyce

 Posso tornare?

Se l’inizio non è promettente ci alziamo dalle poltroncine e usciamo dal cinema; chiudiamo il libro e lo riponiamo sull’anta polverosa della libreria.
Siamo spinti dai nostri preconcetti a bloccare sul nascere qualsiasi incipit nell’esatto momento in cui ci rendiamo conto dell’incompatibilità con i nostri canoni estetici. Fino a quell’istante abbiamo amato un’idea ben precisa.
Perché all’improvviso dovremmo rivoluzionare il nostro pensiero? La facilità risiede nella fine.
Parlando della vita diviene tutto più rilevante. Ogni alba ci dona qualcosa di ancora sconosciuto. L’esperienza. Ha il potere di trasformarci in individui ogni giorno diversi, esseri ibridi, in continua evoluzione, mai uguali a chi eravamo ieri o chi saremo domani.
Bianca moriva dalla voglia di interrompere il processo di metamorfosi e solidificarsi nella forma da lei prescelta. Nel suo immaginario si vedeva una professionista affermata, donna impavida autosufficiente. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di sfiorare con le dita il suo progetto, e così fece. Per sentirlo caldo e concreto nelle sue mani dovette scendere a patti con la persona con cui aveva vissuto per 22 anni. Lei.
Bianca aveva concepito la sua ascesa dai tempi delle medie e al termine dell’ultimo anno di università si sentiva finalmente pronta per iniziare il suo percorso di vita. Non quello sperato dai suoi genitori, o quello più incline a mantenere amicizie o relazioni amorose. Il suo. Unicamente quello che le apparteneva.
I suoi intenti l’avrebbero portata lontana da casa, dalla famiglia, dai compagni di avventure e dall’amore. ‘Ne vale la pena’ come a volersi incitare ad essere risoluta se lo ripeté anche quando scrisse la parola fine sulle pagine del suo grande amore. Nessuno vide le lacrime dedicate eternamente al cuore infranto del fidanzato, e nemmeno quelle per il suo di cuore. La città natale che tanto aveva amato da bambina - una gabbia che la teneva distante dall’autorealizzazione – ora la vedeva dipinta con colori sbiaditi, senza possibilità di essere felice alle sue condizioni.
La dinamicità di un biglietto ferroviario la portò a destinazione. Sarebbe stata la donna che aveva sempre visto alla soglia dei sogni e mai riflessa nello specchio. Biglietto di sola andata e come Orfeo, il monito – nel suo caso- autoimposto di non voltarsi mai indietro.
Era il prologo del suo capolavoro.
Pur essendo sola non si sentiva mai isolata. In quel nuovo mondo nessuno le avrebbe regalato niente o l’avrebbe trattata con riguardo perché la conosceva fin dall’infanzia. Gli sforzi erano i suoi e i risultati le sarebbero appartenuti interamente.
Ogni componente delle sue giornate la entusiasmava, e vedeva stampata ovunque la scritta ‘inizio’. Non ebbe rilevanti difficoltà ad emergere dalla massa di studenti anzi accadeva spesso che partecipasse ad alcuni progetti lanciati come sfida dai professori. Il piccolo appartamento la riempiva di soddisfazioni – dopo tutto il tempo che aveva passato ad arredarlo – ci vollero solo un paio di giorni perché profumasse di casa. I suoi sogni si stavano avverando ed era bastato tagliare i ponti con il suo passato e non voltarsi indietro. Un reset totale del suo stadio di ibridazione.
Un bellissimo sogno che rimase tale.
Appena varcato il portone con ancora le valige in mano era scoppiata in lacrime. Si rigirava fra le mani un anello imprigionato in una finissima collanina d’oro. Lo premeva sul petto per tranquillizzarsi. Quel piccolo ed innocuo oggetto rappresentava l’ombra dietro di lei. Il suo bagaglio di esperienze come anche ciò che aveva amato per anni. Il peso al cuore che avvertiva a casa se l’era portato dietro. Era certa che sarebbe riuscita ad alleviarlo e poco a poco, magari, anche ad addormentarlo per sempre. Indossava l’ansia come fosse un cappotto e aveva imputata la colpa a quella città adesso lontanissima. L’insoddisfazione, la frustrazione, la tristezza, l’incompiutezza, i fallimenti… Se li ritrovò sul pavimenti seduti accanto a lei. Aveva distrutto tutto andandosene. Gettato all’aria anni di complicità con gli amici e di amorevoli attenzioni del suo fidanzato per allontanarsi il più possibile da se stessa. Se ne rendeva conto solo adesso. Bianca era la ragazza che sbagliava, che non raccontava delle sue difficoltà, che sopportava in silenzio, che evitava un confronto alla pari con la madre, che decideva da sola di chiudere un amore ancora vivo per la paura di poterlo perdere in futuro.
Era partita per le ragioni sbagliate. Per i sogni sbagliati. Il bisogno di un inizio senza legami di alcun tipo l’aveva portata a quello, a stringere fra le mani l’unica cosa che le era rimasta. Quell’anello le parlò di speranza e di una vita reale e non stereotipata. Una vita in cui le bastava essere semplicemente chi era diventata. Per la prima volta ammise a se stessa di essere una ragazza imperfetta e ancora in fase di cambiamento, con un passato, nel bene o nel male, che le apparteneva. Aveva avuto quello di cui aveva bisogno: una degna fine piena di illusioni e un inizio crudele fatto di verità.
Prese in mano il cellulare e scorse la rubrica fino a trovare il numero del proprietario dell’anello. Appena lo sentì rispondere non gli lasciò il tempo di parlare.
‘Posso tornare?’
‘Solo se sei disposta a cambiare’
‘Non chiedo altro. Di avere un inizio tutto mio’.

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