RACCONTO

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#wehaveadream #giustizia "Rallegratevi perché giustizia è compiuta," disse il boia abbassando la mannaia ancora grondante di sangue.

ADRIANO MUZZI@Adry_666

 Rallegratevi perché giustizia è compiuta

Molti pensano che sono troppo cattivo, alcuni affermano di odiarmi dal profondo dell’anima, altri vorrebbero vedermi ardere all’inferno.
Io faccio solo bene il mio lavoro.


“E come posso fare per convincere l’assessore della cultura?” chiese il ‘delfino’, inseguendo, trafelato, il politico che scendeva rapidamente delle scale.
“Scusa un attimo” disse il politico. Prese il Blackberry, dette un’occhiata al suo Rolex d’oro e compose un numero a memoria.
“Pronto parlo con il presidente?”



“Ciao bello! Come ti butta?”



“Eh, eh, certo! Ho fatto tutto. Sarai molto contento, anzi, devi essere molto felice già da ora...”

...

“Sì, del resto è la legge della giungla, no? Darwin insegna!”

...

“OK, ciao”.
Riattaccò.
“Ragazzo,” disse il politico, “impara il mestiere, ruba con gli occhi; non esiste scuola migliore di questa”.

“Caro, sei sempre così distante, pensieroso. Perché non mi dici cosa ti assilla?” disse la moglie del politico, nel mentre si spogliava della vestaglia di seta rosa e si metteva nel letto.
Il politico si tolse gli occhiali da lettura, piegò con accuratezza le asticelle e le rispose: “Sono stanco, sono stufo di questa politica sporca. Non immagini nemmeno lontanamente le cose che devo mandare giù...”
“Adesso pensa solo a dormire,” disse il politico dandole un bacio sulla fronte.

Ora è giunto il tempo di riprendersi il maltolto. E’ venuto il momento di reclamare il compenso.

“Oggi la vedo molto nervosa” disse il delfino.
Il politico stava sudando copiosamente e cercava inutilmente di chiudere la sua borsa di pelle.
“Ma che succede?” chiese con voce tremolante il ‘delfino’.
“Niente, niente. E’ solo che ho ricevuto una telefonata un po’ strana e devo verificare delle cose. Ma devo farlo da solo” disse anticipandolo.
Non aveva abbastanza pazienza per aspettare l’ascensore. Scese dalle scale di sicurezza. Uscì in una via secondaria. Era buio e pioveva. Si voltò più di una volta, aveva la sensazione di essere seguito. A un certo punto vide un’ombra allungata, enorme, che si stagliava su un muro giallo davanti a lui.
Cambiò repentinamente direzione più di una volta, alla fine si perse, non aveva più idea di dove si potesse trovare. Eppure quei luoghi attorno al parlamento li conosceva bene. Svoltò per un viottolo stretto girandosi di continuo per controllare che nessuno lo seguisse. Un figura imponente gli si parò davanti.
“Permesso” disse trafelato il politico.
L’uomo non si mosse. Si levò un guanto e si accese un sigaro.
“Ma insomma!” disse il politico, non sapendo se in quel momento provasse più paura o più rabbia.
“La fretta è una cattiva maestra,” disse l’uomo in nero, “dedicare un po’ di tempo a chi tanto ti ha aiutato mi sembra il minimo che tu possa fare.”
“Ma cosa vuole da me? Soldi? L’orologio? Può prendersi tutto, non mi interessa,” disse il politico mostrando il Rolex.
“Sai bene cosa voglio da te... Non ti ricordi proprio di me?”
“Se tra un po’ non mi vedono arrivare all’appuntamento, la polizia mi verrà a cercare,” disse il politico sempre più atterrito.
“Che paura!” disse l’uomo in nero, che scoppiò in un fragorosa risata che aveva qualcosa di metallico, di terrificante. “Dove ti porterò nessuno ti potrà venire a salvare. Nessuno.”

Non sono abituato a discutere, a pregare le persone. Mi riprendo quello che è mio e basta. La diplomazia non è il mio punto di forza; perché essere negoziatori quando basta uno schiocco delle dita per piegare le spine dorsali? Io sono colui che è giusto, colui che esige il giusto.

“Pronto?” disse la moglie del politico.
“Sì?” disse il ‘delfino’ con tono sorpreso, ma dal numero comparso sul display già sapeva con chi stava parlando.
“Salve, non riesco a rintracciare mio marito. Sono le tre di notte. Sa dove si trova in questo momento, per favore?”
“Ehm,” il ‘delfino’ ebbe un attimo di esitazione, poi….

L’ospedale era fin troppo silenzioso in quelle ore prima dell’aurora. La moglie del politico stava seduta, piegata in due come un foglio sgualcito, nella sala d’aspetto del pronto soccorso. Un medico uscì da una porta automatica, la moglie del politico gli chiese: “Come sta? Cosa gli è successo?”
Il dottore la osservò con un’aria tra lo stanco e il perplesso, e le disse: “Era già successa in passato una cosa del genere?”
“Cosa?” urlò la moglie del politico.
“Signora si calmi. Suo marito è in condizione fisiche discrete, ma sembra avere un attacco psicotico acuto. Pensa di essere inseguito da una sorta di ‘diavolo’ che reclama la sua anima.”
“Non so niente di tutto questo.”
“Lo dovremmo tenere sotto osservazione per un po’. Ritorni domani”.

Ho terminato il mio lavoro. Mi sono ripreso la MIA anima. L’equilibrio nell’universo è tornato. Gioite vittime di quest’uomo, rallegratevi perché giustizia è compiuta.

“Come va oggi?” chiese la moglie del politico.
Il primario dette una rapida occhiata alla cartella clinica e disse: “Continua lo stato di doppia personalità.”
“Io glielo ripetevo sempre che lavorava troppo, che si sarebbe dannato l’anima se avesse continuato così...” fece una pausa e un lampo balenò improvvisamente nei suoi occhi: “Dottore c’è differenza tra vendere l’anima al diavolo e svendere la propria salute mentale al lavoro?”
“Non lo so. Però in questo caso, con le dovute cure, suo marito potrà guarire. Si tranquillizzi.”
“E come faccio? Ho un marito che è impazzito per il suo lavoro, per la politica...”

Signori e signore, rallegratevi, perché giustizia è compiuta.

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