RACCONTO

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#wehaveadream #fratellanza la fratellanza è disegnare lo stesso progetto con la stessa matita.

BEPPE BEPPETTI@BeppeBeppetti

 Basta Poco

Disegno. Lavoro per immagini. E' curioso quanto la parola “immagini” somigli a “immaginazione”. Immaginare. immaginare situazioni, creare vite inesistenti, dare origine a storie partendo da un oggetto, una persona, un gesto. Immaginare una vita tragica o comica avendo come unico indizio un pianto o un sorriso, quasi sempre inventati. Cercare di intuire quello che non è. Immagini che alimentano la mia voglia di raccontare disegnando. La parte difficile del lavoro è trovare quel seme, quel germoglio che dà il via a tutto, quello che mi piace definire “un cavallo senza briglie che non si fa cavalcare, ma decide di farsi cavalcare” e che quando lo fa ti porta verso mondi sempre nuovi, quello che chiamano ispirazione. Si gira con la mente cercando di farsi trovare da quel cavallo libero. Il mestiere del disegnatore impone lunghe ore di solitudine avendo come unica compagnia dei fogli, una matita, computer, musica e tutta una serie di condizioni che possano permettere di far crescere una storia dal nulla. A spasso per quelle praterie conosciute si finisce per farsi trovare dal cavallo senza briglie, ma a volte capita che il cavallo decida di non venirti incontro, allora è necessario muoversi in territori inesplorati. Sono i momenti in cui l'inespressione del foglio bianco si fa sentire. L'unica soluzione è uscire dalla solita routine. Decido di abbandonare temporaneamente il progetto. Mi vesto, mi copro per affrontare il freddo fuori e per evitare il gelo della momentanea assenza di idee. Fuori vedo gente, un sacco di persone sfiorandomi vanno nella mia stessa direzione o in quella opposta. Ogni persona diversa dall'altra ma tutti con lo stesso sguardo rivolto verso il proprio essere. Il cammino deciso e sicuro verso mete diverse dell'umanità in cui mi mescolo, contrasta enormemente con lo sguardo perso e confuso che si fatica ad incontrare. Cammino come tutti gli altri in mezzo agli altri. Non so quanto tempo sia passato, se pochi minuti o qualche ora. Semplicemente cammino guardandomi attorno. In tutto questo tempo credo di non aver incrociato nemmeno uno sguardo che abbia incrociato il mio. E' difficile trovare qualcuno che ricambi questa piccola attenzione. Ormai il mio girare senza scopo diventa una caccia a un gesto d'intesa, un sorriso, un semplice saluto. Qualsiasi cosa che crei un contatto seppur temporaneo con qualcuno. Donne eleganti che camminano a 12 centimetri da terra, ragazzi e ragazze con zaini che ridono beatamente della propria gioventù, uomini con divisa da ufficio che vanno velocemente verso il prossimo appuntamento che si rivelerà un approdo temporaneo del proprio navigare. Poi in fondo alla strada c'è lui. Non so dire quanti anni abbia. Potrebbe essere mio coetaneo, potrebbe essere mio figlio, potrebbe essere mio padre. È seduto in un angolo con vestiti stracciati, immobile con la mano tesa. Da osservatore del comportamento altrui, mi ritrovo concentro su me stesso e mi accorgo di passare vicino a questa persona in modo distratto. La sua mano tesa mi fa dire in modo robotico e meschino che non ho nulla da dargli. A mia discolpa posso dire che realmente non ho nulla con me. Mi piace uscire con le tasche libere, come la mente. Per un breve attimo i nostri sguardi si incrociano. Succede quello che sto cercando da quando sono uscito. Un incontro. Forse, penso, da parte sua è un incontro dettato dall'interesse. Dalla mia generosità dipende il suo pasto. Ma anche se ha capito che se metterà qualcosa sotto i denti non sarà per merito delle mie tasche vuote, continua a guardarmi. Capisco che non vuole soldi. Anzi, capisco che non si aspetta di ricevere nulla da me. E' lui che sta donando. Mi sta donando la sua attenzione. Non per chiedere, ma per condividere. Condividere un attimo. Per creare un contatto. Per capirmi e per farmi capire la sua condizione. Non sa niente di me, non può sapere da dove vengo né dove sto andando, che disegno e che provo a raccontare a volte in modo scherzoso, a volte più seriamente la vita degli altri, sconosciuti o famosi che siano. Sa però che sono qui in questo preciso istante, ed è una consapevolezza reciproca. Mentre il mondo fuori sta correndo, io e quest'uomo ci prendiamo una pausa. Siamo diversi, ma siamo a caccia della stessa preda. Idealmente tra me e quest'uomo si genera un legame. Quest'uomo mi sta chiedendo la possibilità di usare quelle matite che quotidianamente uso per raccontare storie per poter raccontare anche la sua, per poter dimostrare che basta poco, basta uno sguardo, basta una parola, basta un piccolo gesto per sentirci uniti. Per capire che insieme si può creare un progetto. Mi accorgo di avere tra le mani una storia, la sua. Quella che per lunghe ore mi ha voluto raccontare. Mi accorgo che quest'uomo mi ha aiutato a salire in sella a quel cavallo senza briglie, senza nulla in cambio. Ora lui sa qualcosa in più di me e io di lui. Entrambi arricchiti ed uniti, seppur diversi, dalla fratellanza.

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