RACCONTO

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#Felicità è il sorriso di mio padre quando mia madre torna a casa e gli chiede un bacio. #wehaveadream.

VALENTINA TOGNOLI@VaLcGryffindor

 Attimi di felicità

- Allora? Ci vieni via con me? Ce ne andiamo al mare a passare le nostre giornate sulla spiaggia e guardiamo le stelle seduti sugli scogli. Andiamo a vivere lontano da tutto questo, Mari.
Mi prese la mano ed iniziò a giocherellare nervosamente con la fede che portavo all’anulare sinistro da tre anni oramai.
- Pensi che al mare una bambina possa crescere bene?
Mi sorrise portandosi la mia mano sulla pancia e rimase in attesa di una mia risposta.
- Una... Una bambina?
- Sì, amore, una bambina. Sono incinta.
-Una bambina. Aspetti una bambina. Cazzo, aspettiamo una bambina!
Mi alzai dalla sedia e andai a prendere una boccata d’aria fuori sul balcone.
- Secondo mia sorella è una femmina. Non mi chiedere da che cosa lo capisce, dice semplicemente che se lo sente.
Rimasi interdetto ancora per qualche secondo e guardai il grigio dei palazzi che s’intravedeva nella nebbia milanese.
- Sì, al mare crescerebbe una meraviglia, amore. Spiaggia, mare, l’aria è migliore, vivrebbe bene. Vivremmo bene.
- E allora andiamo, cosa stiamo aspettando? Tanto qui non abbiamo niente che ci lega.
- Oh, Mari, non possiamo lasciare il lavoro e andarcene, non adesso che siamo in tre.
Misi giù la foto di me e Marina in Sardegna e sorrisi al ricordo della mia proposta incompatibile con il suo annuncio. La bimba si rigirò nel letto scoprendosi una gamba e facendo cadere il peluche che le aveva regalato il nonno appena nata, le rimboccai le coperte e raccolsi il pupazzetto da terra.
- Sai Francesca? Quattro anni fa proposi alla tua mamma di andarcene via da Milano, di lasciare il lavoro e di trasferirci al mare. Pensavo avrebbe accettato, pensavo che saremmo scappati. Invece, piccolina, mi ha detto che saresti arrivata tu nelle nostre vite, che ci saremmo dovuti preoccupare di un’altra persona ed io avevo paura, nani, avevo paura che ci avresti così assorbito pienamente che tua madre ed io non avremmo avuto più tempo per stare insieme con un po’ di calma. Poi sei nata e piangevi, strillavi ed eri così piccina e fragile che la prima volta che ti ho presa in braccio pensavo di romperti eppure quando l’ho fatto ti sei calmata e mi hai sorriso.
Sai Francesca? Hai il sorriso della tua mamma e ogni volta che vi guardo so di aver trovato la mia vera felicità, anche se vivo in una casa a Milano e non in una sulla spiaggia.
- Ti amo Tino.
Marina entrò nella stanza e accarezzò il viso di nostra figlia. Aveva gli occhi stanchi, i capelli le sfuggivano dalla coda e aveva ancora in mano le chiavi della porta del suo ufficio. Era semplicemente bellissima.
- Ti amo Mari.
L’abbracciai e le sciolsi i capelli dalla coda mettendole una mano sulla pancia.
- Come stai?
- La piccola Valentina ha iniziato a scalciare!
- Cosa? Davvero?
- Sì e scalcia anche parecchio! Me lo sento, questa sarà una piccola peste, non ci renderà la vita facile!
Si sistemò i capelli e andò a sdraiarsi sul letto lamentandosi per i dolori della gravidanza.
- Vieni a darmi un bacio, amore?
Sorrisi. Non desideravo nient’altro che baciarla ed essere felice come la prima volta che lo feci.

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