RACCONTO

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#Fratellanza è la meravigliosa semplice idea che non resteremo mai da soli #wehaveadream

FRANCESCA POLLASTRO@FranciPollastro

 Ci manca il quarto

Nel condominio di Via Palermo 6 c’è sempre una gran baraonda alla domenica pomeriggio. La risata argentina della signora Marisa è contagiosa e trascina Giovanni e i suoi compari di gioco che si distraggono ogni 5 minuti.
“Marì, mannaggia… La vuoi finire di ridere e dire sciocchezze che questi due se ne approfittano? Dobbiamo manda’ tutto a monte?”
“Giova’, ma come si fa a stare seri, sulla pizza di tua moglie ci stanno più olive che pomodoro. Teresa hai fatto nu’ capolavoro!”
“E poi tanto tu e Tore perdete sempre, con o senza concentrazione” aggiunge Teresa, per nulla offesa dalle critiche dell’amica Marisa.
“Giovanni Scatola perde solo quando vuole” Giovanni ribatte alla moglie con un mezzo sorriso.
A settimane alterne gli inquilini di quattro appartamenti dei sette totali della palazzina si riuniscono nella saletta al piano rialzato per sfidarsi a scopone scientifico. Nello spazio di venti metri quadri c’è giusto il posto per due o tre tavolini pieghevoli, di quelli che si portano ai pic-nic, e per una dozzina di sedie. Ma le signore si sono attrezzate bene allestendo su uno dei tavoli piccoli banchetti più o meno invitanti, secondo le capacità della cuoca di turno.
Questo pomeriggio è toccato a Teresa Scatola darsi da fare, ma le altre non sono state a guardare portando biscotti e cannoli fatti, fra una chiacchiera e l’altra, a casa di Marisa che ha la cucina grande e il forno più tecnologico.
“Marisa, hai ragione mi è scappata la mano con le olive. È che mi sono distratta. Ma lo sapete che per tutto il pomeriggio si sentiva una specie di lamento al piano di sopra? E quando stavo mettendo il condimento è partito un urlo che mi ha fatto quasi rovesciare tutto.”
“Ma da chi? Dalla casa di Marotta?” domanda Tore, senza ottenere una risposta sonora bensì una conferma silenziosa dagli occhi improvvisamente tristi di Teresa.
Lucio Marotta occupa l’appartamento al terzo piano, sopra Teresa e Giovanni. Vive da solo e nessuno sa se sia mai stato sposato. Una signora polacca mette in ordine la casa una volta a settimana e ogni tanto riceve le visite di una donna sua coetanea. Giovanni ci ha messo poco a capire che si tratta della sorella, passo svelto, sguardo basso, una certa riluttanza al saluto e soprattutto stesso naso. E con quel naso non si sbaglia. Il riserbo e l’aspetto burbero gli sono valsi il soprannome di “o’ scuntrus”. Marotta, la vecchietta ottantenne del primo piano e il dentista che ha lo studio accanto alla saletta sono gli unici che non partecipano alle riunioni della domenica.
“La sorella non si vede da un po’ e a lui non lo incontro da parecchio”
Giovanni cerca gli occhi tristi della moglie.
“Giova’, io non lo vedo mai in giro”, aggiunge Tore, “quello entra dal garage pur di non incontrare nessuno”.
“Tore, stai dicendo una fesseria”, Marisa non ci pensa due volte a correggere il marito. “Alla posta… Ti sei dimenticato? Me lo hai detto tu che lo incontri ogni volta che vai a pagare il gas e che ci avete pure scherzato su.”
“È vero, hai ragione. Mi ha salutato per nome una volta.”
“All’ultima riunione condominiale non è venuto e neanche a quella prima. Ma perché non abbiamo citofonato?” Marisa sembra parlare a se stessa e, senza alzare lo sguardo, continua a spostare le olive con la forchetta da una parte all’altra del piatto di plastica.
“Marì, ma noi che ne possiamo sapere? Marotta si è sempre fatto gli affari suoi, ci tiene a distanza”
“Tore, questo è vero, ma pure noi quando siamo arrivati ci facevamo i fatti nostri e non parlavamo con nessuno. E ora ci vediamo ogni santo giorno.
Insomma, in questo palazzo siamo quattro gatti…” Marisa rompe la forchetta di plastica mentre infilza un’oliva.
“Ma secondo voi se andassimo a suonargli adesso, si offenderebbe? Voglio dire… Con tutto questo rumore ci avrà sentito” Teresa rivolge l’ultima frase a Giovanni, quasi a voler giustificare al marito la proposta appena formulata.
Giovanni appoggia le carte sul tavolo, scoprendole.
“Giovà, a monte?” Tore resta ancora una volta senza risposta. Giovanni si alza e tira dritto verso la porta della saletta. Teresa fa quasi per seguirlo, ma è un movimento impercettibile. Marisa che la conosce bene, le poggia una mano sul braccio. Non è la prima volta che Giovanni se ne va di punto in bianco, infastidito da chissà cosa.
Si sentono i suoi passi pesanti su per le scale. Poi il campanello.
“Buonasera signor Marotta. La teniamo sveglio con il rumore?”
“Ma veramente… Non stavo dormendo. Buonasera Giovanni.”
“Ah bene Lucio. Ecco, ho bussato per questo. Ci manca il quarto a scopone. Lei sa giocare?”

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