RACCONTO

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#felicitá è quell'istante fugace, è quando stai sorridendo dentro e nemmeno te ne accorgi. #wehaveadream

MARIANGELA MANICONE@MariManicone

 Un rossore, un libro e un sorriso

Si sa, quando in quarta elementare capita di avere un'ora di supplenza, non si perde tempo a restare tra i banchi con le mani in mano. Così, in classe di Riccardo, tra i bambini iniziarono a volare paroloni che dalle labbra rimbalzavano feroci fin sopra al soffitto; proprio mentre la porta si aprì e, finalmente, entrò la supplente. Maestra che i bambini conoscevano bene perché era la loro insegnante di storia e geografia, la Maestra Angela, la più simpatica di tutte e l'unica che riusciva a farsi rispettare senza alzare la voce.
- Ragazzi – disse - sapete che tutte le parole sono importanti, ma ce ne sono alcune che non sono indispensabili. Una parola usata male è peggio di uno schiaffo sulla guancia, perché rimane impressa nei pensieri di chi l'ha ricevuta.
- Voglio fare un gioco - continuò la Maestra Angela - adesso ognuno di voi mi dirà la sua parola preferita. -Francesco, qual è la tua parola preferita?
- Calcio, maestra. Vorrei diventare un grande portiere.
- E la tua Martina?
- Principessa! Vorrei essere proprio come una Principessa.
- La tua Riccardo?
- Credo...io credo che la parola più bella sia “felicità”.
- E cos'è che ti rende felice?
A questa domanda Riccardo rimase spiazzato, però disse – Beh sono felice quando mia madre mi prepara la torta al cioccolato – e a quella risposta la classe scoppiò in una sonora risata.
- Ma sei veramente scemo!- scappò di bocca a Paolo.
- Spiegami, perché lo ritieni un pensiero scemo? - chiese la maestra a Paolo.
- Perché la felicità è qualcosa di più grande, come un regalo di Natale gigante!
- No – ribatté Martina – la felicità è quando tutto è perfetto, come quando Cenerentola incontra il suo Principe Azzurro e vivono per sempre felici e contenti.
-Bambini – replicò la maestra – come vedete la felicità non è uguale per tutti, non è necessariamente un regalo di Natale o un Principe Azzurro, ma può essere anche una torta al cioccolato; a voi fa ridere, ma ricordatevi che non si è felici soltanto nelle fiabe e nei giorni di festa. E a quel punto suonò la campanella.

Quel giorno Riccardo andò a mangiare a casa di sua nonna. Nonna Ginevra era piccola piccola, molto brava a fare la pasta al forno; solo che da quando era morto il nonno, la pasta non aveva più quel gusto deciso di un tempo.
Forse perché mentre la preparava, qualche lacrima scendeva dal suo viso e addolciva il condimento; pensava Riccardo. Ma, tuttavia, la nonna non sembrava triste. Infatti Riccardo le si avvicinò e le chiese – Nonna cosa ti rende felice?- la nonna lo guardò con gli occhi contenti e, arrossendo, disse
– Il solo fatto che tu me l'abbia chiesto tesoro.
Riccardo si sentì lusingato, e dal rossore di sua nonna iniziò a pensare che la felicità avesse qualcosa a che fare con l'intimità, con ciò che non si vede ad occhio nudo.
Poi si recò da Achille, vicino di casa della nonna e anche suo amico; un vecchio poeta che, riposta la penna nel cassetto, passava l'ultimo periodo della sua vita sepolto fra i libri.
-Achille cosa ti rende felice? - gli chiese.
-È un tranello? Perché vuoi saperlo?
- Perché lo hanno chiesto anche a me, e non sono sicuro della risposta che ho dato.
- Non devi essere insicuro ragazzo, perché qualsiasi risposta tu abbia dato, non può essere sbagliata. La felicità è personale, ti faccio un esempio: in un libro ho incontrato un bambino simile a te, si faceva tante domande e voleva tante risposte. Questo bambino, che si riteneva il principe del suo pianeta, viaggiando ha incontrato una volpe che gli ha chiesto di addomesticarla; perché se l'avesse addomesticata la sua felicità sarebbe stata legata a lui. Ma il bambino non ha accettato, perché la sua felicità era legata ad un'altra cosa, era legata ad una rosa che aveva lasciato nel suo pianeta e si era accorto che gli mancava terribilmente; ecco perché non poteva addomesticare la volpe, perché doveva ritornare a casa. È come se io abbandonassi i miei libri!
Allora Riccardo, mentre rincasava, pensò che forse la felicità era davvero una cosa semplice; però quando aprì l'uscio i suoi pensieri furono disturbati da un groviglio di voci, che in realtà erano solo due ma si sovrapponevano.
L'ultima frase che sentì fu: “ Il fatto è che tu non mi rendi più felice! ” e poi il rumore di una porta sbattuta con troppa violenza, pose fine al baccano.
Entrato in cucina, Riccardo trovò la mamma seduta in un angolo, in una stanza dove non c'era neanche più l'ombra di suo padre; le si avvicinò e le disse - Mamma forse so come puoi renderlo felice, preparagli una torta al cioccolato! A me rende felice!
E allora la mamma scoppiò in una risata liberatoria e insieme a lei sorrideva anche Riccardo; in quel momento così drammatico era riuscito a farla ridere, una risata che apparteneva solo a loro due.
Il giorno dopo a scuola c'era la lezione di storia, con la Maestra Angela.
Avrebbero parlato di Cristoforo Colombo e della scoperta dell'America, ma Riccardo sentiva il bisogno di comunicare, la sua, di scoperta.
E, vincendo la timidezza, riuscì ad alzare la mano.
- Dimmi pure Riccardo – lo esortò la maestra.
- Maestra Angela, ho capito che la mia risposta sulla felicità non era sbagliata. Ieri non ero felice per la torta al cioccolato ma comunque ero felice perché ho fatto ridere mia madre.
- Sono fiera di te - rispose la maestra. E anche se abbassò lo sguardo per incominciare a leggere, stava sorridendo dentro.

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