RACCONTO

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Anche il profumo della lacca di mia nonna nell'aria si chiama #felicità #wehaveadream

FEDERICA COSTABILE@XxVittoria

 Quel mercoledì

Quel mercoledì all’uscita da scuola ad attendermi c’era nonno.
Si mise lo zaino di Barbie sulle spalle e mi porse la mano: quando la guardavo notavo sempre il suo indice lievemente ingiallito dal fumo. Mi piaceva tenere la sua mano ruvida nella mia.
Alzai il mento verso di lui.
Mi sorrideva sotto i suoi baffetti grigi.
Mi chiese se era tutto a posto e io risposi di sì, quando la scuola era finita e iniziavano le vacanze io ero sempre molto contenta.
“Nonna ci aspetta”.
Non dissi più niente e continuai a camminare.
Fuori c’era l’odore forte dell’erba appena tagliata del prato di fronte scuola.
Quando arrivammo a casa, nonna girava la pasta nella pentola sul fuoco con un lungo mestolo di legno.
Sul grembiule bianco una macchia rossa.
Mi sorrideva sotto i suoi bigodini colorati fermati da una retina per capelli.
“Ciao Nonna!”
“ Dammi un bacio, tesoro! Vai a lavarti le mani che è quasi pronto! Corri!”
“Va bene!”
Quel bagno mi era sempre piaciuto, aveva le luci sullo specchio come quelle dei camerini dei personaggi che vedevo in televisione e, quando le accendevo, mi sentivo anche io una diva. Immaginavo che qualcuno venisse a bussare alla porta e mi portasse un mazzo di rose rosse.
“Sei pronta per stasera?”
La voce di nonno si sentiva anche dal mio camerino.
Nessuna risposta.
Quando rientrai in cucina la tavola era già pronta.
Controllai che il bicchiere dei puffi fosse al suo solito posto.
Mentre mangiavamo nonno ripeté: “Allora, sei pronta per stasera?”
“Se non finisco tutte le faccende di casa che ci sono, sai che non posso andare da nessuna parte”
“Ma che, sei ancora inquieta per il fatto di ieri?”
“No. Tanto quella è solo una civettuola.”
“Quella chi, nonna?”
“Nessuno, tesoro. Nessuno”
Mi accarezzò la nuca.
Una farfalla al sugo cadde dalla forchetta di nonno macchiando i suoi pantaloni.
“Lina mi ha solo salutato. Io ho ricambiato e basta.”
“Chi è Lina, nonno?”
“Ho visto tutta la scena dal balcone, non dire baggianate! Ma dico io, ti mando a comprare la lacca e te ne stai a chiacchierare con quella?”
“Ma le ho solo detto che dovevo andare perché mi aspettavi!”
Silenzio.
“Si è scordata che sei sposato? Se n’è dimenticata già una volta, no? Adesso che vuole?”
“Nonna perché sei rossa sulla faccia?”
“Ma stiamo parlando di cinquant’anni fa, dai! Non puoi essere ancora gelosa”
Rumore di forchette che infilzano a vuoto nel piatto.
Sospiro.
Sospiro.
Silenzio.
Avevo mangiato tutta la pasta e attendevo che qualcuno ricominciasse a parlare.
Fissavo le cose.
Guardavo il cane di porcellana bianca sulla mensola e poi l’orologio da parete dentro al quale nuotavano quattro anatre. Una era più grossa delle altre.
Finimmo di mangiare, nonna mise a posto quasi tutto: il grembiule macchiato lo lasciò sulla sedia.
Nonno si mise a sedere sul divano, anche i suoi pantaloni erano ancora macchiati.
Il pomeriggio trascorse così. Io avevo già iniziato i compiti per la vacanze e nessuno parlava.
Era già buio fuori quando il telefono squillò.
Sospiro.
Nessuno si alzò per rispondere.
Squillo.
Squillo.
Squillo.
Silenzio.
Erano tutti e due seduti sulla sedia, guardavano la tv con espressione molto interessata.
Ma in tv c’era solo pubblicità.
“Siete tristi e arrabbiati?” dissi.
“Ma no, tesoro. No.”
“Allora che c’è?”
Nonno continuava a guardare la pubblicità in tv senza mai distogliere lo sguardo.
“Nulla tesoro, te l’ho detto.”
“Vabbè ho capito” me ne andai a testa bassa e mi chiusi a chiave nel mio bagno/camerino.
Non li avevo mai visti fare così.
Toc, toc.
“Tesoro? Dai esci!”
“No!” gridai
“Tesoro, guarda che davvero non è successo niente tra me e il nonno.”
“Non è vero!” avevo le lacrime agli occhi.
“Sai che stasera andiamo a ballare? Se esci ti prometto che puoi rimanere con me quando mi preparo”
“Andate a ballare perché vi volete ancora bene?”
“Certo, tesoro. I grandi discutono, ma fanno anche pace. Sai che tra poco devo iniziare a prepararmi?”
Girai al contrario la chiave nella toppa.
Nonna entrò e mi abbracciò.
Arrivò anche nonno e ci abbracciò entrambe, poi si girò verso la nonna: “ Allora, sei pronta per stasera? Voglio ballare tanti bei valzer.”
“Sì” sorrise. Impercettibili rughe si formarono ai lati degli occhi.
Ci mise poco a prepararsi.
Io la attendevo impaziente seduta sul bordo della vasca coi piedi penzoloni.
Aprì lo sportellino vicino lo specchio con le luci e prese la sua lacca arancione e spruzzò sui capelli ben pettinati e ordinati.
I miei genitori arrivarono per riportarmi a casa poco dopo.

2. Il giorno dopo ero ancora a pranzo lì.
Il grembiule di nonna era pulito.
I suoi capelli profumavano della stessa lacca della sera prima.
Nessun bigodino.
Mi accarezzò la nuca e io chiusi gli occhi.
Ero felice.
Mi sembrava che quella lacca avesse lo stesso odore di erba tagliata del prato di fronte scuola.
“Me la regali, nonna?”

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