RACCONTO

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#wehaveadream #felicità Cambiare vita e ricominciare da capo, contro il tempo che ci consuma.

MASSIMO RESTAINO@massimorestaino

 G.

G. camminava con passo veloce e testa bassa, solo.
Era solito camminare raso muro, così per non dare nell'occhio.
Pesava 55 kg , ed era stanco.
Non credeva a quello che gli avevano detto; per lui si profilava un licenziamento. Il primo della sua vita.
Visti i recenti "spostamenti" dei suoi colleghi si aspettava qualcosa, ma un colpo così era troppo.
Aggiustandosi la camicia nei calzoni si sedette sulla sedia nella stanza vuota.
Era l'indifferenza a tramutarlo giorno dopo giorno in un uomo triste.
Se ne rendeva conto ogni giorno sempre di più , constatandone l'inesorabile avanzare.
Non aveva parlato con nessuno e non voleva farlo.
Questo non coincideva con la sua personalità. Non era una vittima; era solo.
Stava finendo il lavoro assegnatogli, pensando fosse l'unica cosa da fare, in quel frangente; quella parola , dignità, che aveva sempre ascoltato nei discorsi fatti senza alcuno tipo di importanza, solo adesso per lui, assumeva uno sgradevole suono.
Il giorno che l'aria densa di umidità si confonde con l'umore grigio ed il sapore delle cose era completamente amaro, era arrivato.
Si ricompose i calzoni avvicinandosi al vetro della finestra quasi ad annusarlo, era al 4 piano.
Un terzo rialzato , avrebbe detto un'ottimista che non sa di esserlo.
Lui non lo avrebbe né detto né pensato.
Aprì la finestra di vetro facendo attenzione a studiarne il meccanismo di scatto; era una sua particolarità. Non avrebbe mai permesso a qualcuno di farsi riprendere per aprire una finestra.
Un vento tiepido lo schiaffeggiò senza pietà.
Le macchine sotto , nel parcheggio, erano tutte nere. Non lo colpì questo, anzi, lo interpretò come un segnale. Come quei segnali stradali che nessuno legge più e si arrugginiscono col tempo, ma ci sono e ci saranno sempre anche quando tutto scomparirà e torneremo al tempo della pietra ed il segnale rimarrà lì a indicare una civiltà evoluta.
Dall'altra parte della strada un uomo rovistava dentro un secchio della spazzatura, tirando fuori fogli di giornali vecchi, gettandoli al vento come un cane che scava una buca nella terra.
Uno dei fogli di giornale decollò verso G. prendendo la rotta del suo viso, volando a vista.
Si piegò per schivarlo con un colpo di reni che lo affaticò ulteriormente.
Il giornale era giallo e piegato ma ancora leggibile; lo incuriosì una foto con delle facce tutte uguali tra loro ma diverse nei particolari. Erano la stessa persona. Un ragazzo sui 40, un uomo avrebbe detto un ottimista che non sa di esserlo. Lesse la sua storia che aveva dell'incredibile. Era un uomo che aveva cambiato vita più volte.
Aveva cambiato tutto di se, anche alcuni aspetti fisici. Era rinato più volte, ma nello stesso tempo era rimasto se stesso. O almeno ci aveva provato.
Cambiando città, casa , lavoro, nome .Tutto quello che si può' cambiare senza esserne schiavo. Era incuriosito e mentre le luci dei lampioni si accendevano cercava di immaginarsi nella sua nuova vita.
Certo non sarebbe stato un pirata, un terrorista, uno scalatore, un pittore.
Sarebbe stato un G. qualunque ma nuovo.
Si sarebbe scrollato di dosso la pesantezza ed il grigiore della pena afflittagli senza processo.
E, in fondo, si sarebbe staccato il dolore della solitudine.
Il cartello stradale era sempre lì, ma in una lingua che non conosceva. Le facce erano cambiate come il clima. Aveva mantenuto solo l'iniziale del nome. G.
Voleva ricordare quel periodo che aveva condizionato la sua vita al punto di pensare al peggio ; era stato difficile accettare quella decisione, ma adesso era solo G.

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