RACCONTO

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le risate ridotte a sussurri per non farci sentire dai grandi, l'adrenalina, il fiato che manca #felicità #wehaveadream

CARLA OLIVA@leultimeparole

 Alba

Le notti del Venerdì non sono mai le stesse.
Per quanto si sforzi di cadere nel sonno, anche in quello più leggero, risulta impossibile e gli occhi rimangono spalancati a fissare le travi di legno sul soffitto, le labbra impegnate a boccheggiare mentre scandiscono con precisione estenuante i secondi che passano, in sincrono con le lancette troppo rumorose dell'orologio appeso alla parete della stanza. Il Venerdì è sempre così. Quando ha troppo caldo, Malia si sposta sul divano in soggiorno, dove la porta-finestra è sempre aperta ed una leggera e piacevole brezza invade l'ambiente; qui misura il tempo contando le gocce d'acqua che s'infrangono sul lavandino.
Si volta da una parte all'altra del letto, consapevole che ormai dormire è inutile.
Cinque e quarantatré e ancora niente.
Ha fame. Non ha toccato quasi nulla a cena, e adesso pare sbuffare – sebbene dalle sue labbra non provenga alcun suono – mentre mette le mani sullo stomaco, come a voler soffocare quel gorgoglio interno fastidioso con la sola forza del pensiero; potrebbe alzarsi e prendere qualcosa in cucina, ma a quel punto sveglierebbe qualcuno e la scoprirebbero, e proprio oggi non ne vale la pena.
Si sposta a pancia in giù e per qualche istante soffoca il respiro nel cuscino, per pigrizia o stanchezza.
Malia ha le dita affusolate e gli occhi azzurri come il mare di prima mattina, è l'estate dei suoi sedici anni e crede di non aver ancora trovato un senso.
Ieri notte ha dato un bacio a Pietro e ha già scordato il sapore delle sue labbra, ha la sabbia da tutte le parti e la prossima settimana in città c'è un concerto a cui non può mancare. Sua madre ha trovato quel pacchetto di sigarette nella borsa celeste e si è sforzata di credere alla storia del «Le conservo per un'amica»; eppure, lei, in una litigata ci sperava quasi: aspettava di beccarsi un ceffone in pieno viso, o di dover subire lo sguardo di disappunto tipico di sua madre, altro che quella codarda scrollata di spalle.
Malia, anche se un senso ancora non l'ha trovato, di sogni ne ha tanti: come i colori a tempera e le tele sparse nel garage senza un ordine preciso, tutti i braccialetti dell'amicizia che le coprono i polsi e la foto con quel ragazzo che ha sullo sfondo del cellulare. Sul mappamondo accanto al letto ci sono tutti i viaggi che vuole fare, le fantasie di una vita che sono solo caselle da riempire a poco a poco; fuori dalla finestra, invece, c'è la spiegazione del perché è ancora bloccata qui e il motivo per cui presto scapperà.
«Sei felice?» le ha chiesto Luigi stamattina mentre giocava in cortile, con le mani imbrattate di fango e gli occhi azzurri che brillavano, come brillano solo ai bambini di quell'età. Senza pensare troppo, Malia ha detto che sì, può darsi, forse è felice.
Sono le cinque e cinquantuno.
Sospira, piano e impercettibilmente mentre adocchia la stanza accanto, dalla quale proviene solo un russare sommesso e profondo.
Lo schermo del cellulare s'illumina e Esci grida un nuovo messaggio con la voce stridula di Serena, e Malia può già sentire addosso il freddo mattutino mentre si scosta di dosso le lenzuola.
Serena e Francesco sono ad aspettarla sulla soglia, come sempre, impazienti e giovani, e seguono ogni sua mossa mentre con lentezza e cura maniacale chiude il cancello in ferro battuto, rumoroso antagonista delle loro piccole fughe del Sabato mattina.
«È tardi» sussurra Francesco adeguandosi al silenzio delle strade di una città che ancora dorme. «È quasi l'alba».
Corrono. La spiaggia non è lontana, ma ora che sono fuori dalle case piccole e ingombranti respirano la vita, e se volare non è concesso correre fino a perdere il fiato sarà una degna alternativa.
Le persiane delle case ai lati della strada sono chiuse fittamente e si può sentire solo il mare che s'infrange sulla riva, e forse qualche macchina troppo lontana perché possa vederli sorridere tra di loro mentre riprendono il respiro e si gettano sulla sabbia.
Malia ci pensa tanto, alla "felicità": si chiede perché sia così importante per tutti, se esista davvero o sia solo una convinzione dell'uomo; poi arriva il Sabato mattina e si chiede se non sia questa, correre fino a perdere il fiato, sentire l'adrenalina nelle vene, insultarsi a vicenda con gli occhi rivolti al cielo e ridere fino a non capire il perché; è questo vivere?
Serena, Francesco e Malia tutti i Sabato mattina vanno a guardare l'alba insieme, eppure in un tacito accordo nessuno dei tre ama vedere il sole spuntare dalla distesa celeste. Piuttosto si fermerebbero per sempre in questo istante di transizione, quando le stelle non ci sono più e il sole non arriva, incantati nell'osservare la perfezione di un cielo scuro e incerto come i loro destini, che si diramano confusi su troppe vie. E come il cielo adesso, anche loro non sono né notte, né giorno: hanno ancora fresco il ricordo delle stelle e aspettano con impazienza la loro alba personale, ma per adesso... per adesso sono felici.

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