RACCONTO

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La #felicità non è uno status, ma uno stile di vita. #wehaveadream

STEFANIA BAIO @laSteBi

 Con la testa fra le nuvole

Ale non era mai stata Alessandra, lei era per tutti Ale. Ale era bella, Ale era simpatica, Ale era alla moda, Ale aveva tanti amici, Ale aveva i pretendenti, Ale aveva tutta la freschezza e la spensieratezza dei ventenni. Ale andava all’uni, come dicevano lei e le sue amiche.
Il giorno che Ale incontrò Sara era un giorno di sole. Ale stava scendendo le scale dell’università e non appena uscì dalla porta dell’edificio, si scontrò con Sara; facendole cadere i libri che aveva sulle ginocchia. Ale si scusò subito e si piegò per terra a raccogliere i libri. Non appena glieli porse, Sara le disse: -“Non potresti stare più attenta! Quelle come te hanno sempre la testa fra le nuvole! Siete sempre a guardare in aria e mai agli altri!”-
Sara strappò i libri dalla mano di Ale e riprese a spingere la sua sedia a rotelle. Ale rimase attonita e continuò a fissare le spalle di Sara finché la carrozzina non svoltò l’angolo.
Le sue amiche la afferrarono per il braccio e la tirarono verso la lezione successiva.
Ale continuò a riflettere sulle parole di Sara “quelle come te hanno sempre la testa fra le nuvole”. Che cosa voleva mai dire? Chi era lei per giudicare? Perché l’aveva trattata così? Come si permetteva! Non si conoscevano neanche! O meglio lei conosceva Sara. Tutti in facoltà la conoscevano di vista o per sentito dire. Era facile notare una ragazza in sedia a rotelle che si destreggiava da un’aula a un’altra.
Alla fine dell’ultima lezione, Ale si diresse verso il bar, dove l’aspettava Mr Bach per il solito caffè del mercoledì. Appena entrò, vide Mr Bach al bancone, intento a lucidare con un panno dei bicchieri di vetro. Mr Bach era il proprietario, un vecchio immigrato nero con i capelli bianchi. Del suo volto notavi i solchi delle rughe, come a testimoniare il duro lavoro che aveva caratterizzato la sua adolescenza. La profondità dei suoi occhi neri parlava da sola.
Ale si sedette al tavolino di fianco alla finestra, incrociò le braccia sul tavolo e vi appoggiò la testa. Mr Bach le pose il caffè davanti agli occhi e si sedette di fronte.
- Cosa c’è che non va?
Ale incominciò con calma a raccontare l’episodio avvenuto dopo pranzo, finché non sbottò dicendo:
- Non merito un certo trattamento Mr Bach! Può anche avere più problemi di me, ma non posso essere trattata così! Rimango pur sempre una persona!-
- Signorina – disse l’uomo, dopo una lunga pausa - cos’è per te la felicità?! –
- Oh Mr Bach! Ma che ne so io!! Cosa c’entra poi, adesso?
Lo sguardo del vecchio cameriere la intimò a rispondere.
- La felicità – incominciò Ale - è respirare! Ridere, sorridere. Mi basta aprire gli occhi la mattina per essere felice. Tutto il resto è accessorio e illusorio.
Se io sono felice, lo sono dentro. La mia felicità non è rappresentata dal mio stato fisico o sociale. Ognuno di noi è quello che è, non quello che ha.-
- Allora se per te tutto questo è la felicità, di a Sara che la sua felicità va al di là di quello che non ha. Che se non possiede, può comunque essere felice dentro, perché la felicità è un sentimento non un oggetto.-
Ale si alzò, prese la borsa e si diresse a casa. Doveva scrivere a Sara e doveva farlo in fretta.

Sara stava percorrendo il cortile dell’università, quando si accorse che un suo libro era appoggiato su una panchina. Forse l’aveva smarrito il giorno prima, quando si era scontrata con Ale e qualcuno glielo aveva lasciato lì. Lo prese e nel sfogliarlo trovò un foglietto piegato a metà.
Lo aprì e inizio a leggere:

Cara Sara,
ci sono famiglie nate per soffrire e altre per gioire.
C’è chi nasce disgraziato e chi nasce felice.
La differenza tra di loro non è data dal loro stato, ma da come vivono il loro stato. Entrambi possono essere felici se accettano se stessi e tutto ciò che la vita gli offre. A me la vita ha dato tanto. Forse più di quello che meritavo.
Ma la felicità non è avere tutto quello che ci manca e che vorremmo.
La felicità non è uno status, ma uno stile di vita. Io ho fatto della felicità il mio stile di vita.
La felicità non è una borsa che va rigorosamente abbinata alle scarpe, ma è una spilla, che copre una macchia e dà valore ad un vecchio vestito.

Ale, quella con la testa fra le nuvole

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