RACCONTO

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A testa alta respirava la luce tagliente del mattino. #dignità era dichiarare tregua e finalmente ripartire. #wehaveadream

CHIARA PIETTA@PiettaChiara

 Crossword Puzzle

Forse non tutti sanno che... “Le persone che non gattonano sviluppano in misura minore le proprie abilità matematiche. Numerosi studi dimostrano che la coordinazione necessaria per quel movimento stimolerebbe il potenziamento dell’area del cervello dedicata a numeri ed operazioni.”
Una leggenda metropolitana inventata ad hoc per giustificare dei brutti voti in pagella oppure il curioso risultato di un team di ricercatori? Non le importava poi molto della veridicità di quelle poche righe lette nella rubrica della Settimana Enigmistica dedicata alle stranezze.
In quel momento, le cose certe erano due.
Ai numeri aveva sempre preferito le parole. Soprattutto, era affascinata dal vuoto e dal pieno del segno grafico nello spazio di un foglio.
Aveva imparato a leggere molto presto: all’età di due anni, riconosceva la forma di pochi e semplici vocaboli, la loro lunghezza e gli spazi tra le singole lettere.
Si era avvicinata alla lettura attraverso un gioco composto da grandi fogli preparati da sua mamma sui quali spiccavano termini propri della sua quotidianità, da guardare e da riconoscere.

3 orizzontale, 5 lettere. “Colei che genera la vita”. M MMA. La persona che le aveva insegnato a leggere era la stessa che aveva decifrato in lei alcuni segnali di uno strano cambiamento. Alla fine di un inverno che durava ormai da troppe stagioni, aveva avuto la dolcezza e la determinazione di farle capire l’inutilità di tutta quella sofferenza diventata insostenibile.
28 verticale, 5 lettere, AP A. “Cibo, nel linguaggio infantile”. Quella luce che portava negli occhi oltre che nel suo nome proprio si stava spegnendo e con lei anche il suo fisico.
Gioiva delle coincidenze, amava stare in compagnia ed adorava cambiare il punto di vista sulle persone. Golosa di dolci ed ancora più ingorda di sentimenti, sapeva emozionarsi di fronte ad uno sguardo incrociato dal finestrino dell’auto ferma ad un semaforo come ad un vestito particolarmente estroso.
Proprio quegli abiti, uno dei tanti strumenti con cui esprimeva la sua naturale propensione alla comunicazione, stavano diventando sempre più grandi. Il suo corpo era il termometro di un malessere che, per il senso pratico e la responsabilità che da sempre contraddistinguevano il suo stile, continuava a minimizzare. Di fronte allo specchio ed alla propria immagine che faticava a riconoscere, si arrovellava alla ricerca di una soluzione per reagire. “Ricoprirò nuovamente di dolcezza la mia bambina” pensava sua madre mentre la stringeva in un abbraccio.
7 verticale, 4 lettere, CA A. “Abitazione”. Era stato per lei il luogo in cui ritornare. Con la valigia sempre pronta, aveva viaggiato per 10 anni alla ricerca del proprio futuro professionale e personale. Aveva conosciuto tante città e provato più volte la sensazione di cambiamento, riconoscibile quando certi angoli nascosti, alcuni volti anonimi, precise tonalità del cielo iniziano a diventare delle rassicuranti consuetudini. Nonostante uno sguardo curioso, la sua casa era sempre stata il luogo in cui era cresciuta, un posto magico ed unico dove tornare per rivedere la sua famiglia.
42 orizzontale, 5 lettere, PI O. “Soprannome di un Inzaghi”. I suoi riccioli neri ed il suo naso a patata lo rendevano ancora più buffo. In casa con loro, c’era uno spinone sardo che saltava sulla tavola appena la cena era pronta oppure leccava quel viso di bambina quando la sentiva piangere ed intorno alla sua carrozzina non c’era nessuno.
Non aveva più la forza di leccarsi le ferite, ma poteva contare su alcune persone con cui condividere il suo momento di svolta. Sentiva che era arrivato il momento di riprendere in mano la sua vita e che aveva maturato una decisione. Doveva solo prendere coraggio, fare un respiro profondo per crescere un po’ di più.
A passo svelto attraversava una piazza dall’aspetto rigoroso ed austero che le sembrava un teatro: era al centro di un palcoscenico urbano e tutto era in attesa di qualcosa che stava per succedere.
Dignità. “Dignità” era la parola che le mancava per completare la definizione “Rispetto, considerazione di sé”.
E qualcosa di bello era già accaduto.
Bianca era riuscita a dichiarare tregua a sé stessa, accantonando dalla mente i cambiamenti del suo fisico ed accettando la spiccata sensibilità che rendeva unica quella giovane donna. Riconoscere i segni nell’alternanza con gli spazi bianchi non è forse la difficoltà quotidiana che tutti sono chiamati ad affrontare?
Aveva deciso con leggerezza di ripartire da una coincidenza, trasformatasi poi in una scelta di vita. A testa alta respirava la luce tagliente del mattino, mentre pensava agli incroci di parole e, ancora una volta, alla centralità delle parole in questa sua nuova vita.
La seconda cosa di cui essere sicura era che stava ricominciando a sorridere.
Lo sentiva, in quel momento, aprirsi sul suo volto.

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