RACCONTO

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Svegliarsi. Guardare. Sorridere. Cioè, esistere. #wehaveadream #dignità

CORRADO PAOLUCCI@WilliamPeig

 Guardare, cioè esistere

"Il pensiero di William tornava sempre a quei momenti dove la paura lo fermava, gli impediva di compiere quel passo. Di guardare più in là, rischiando un po’ di sé stesso.
“Rischiare il giusto” si ripeteva. Rimaneva sempre a guardare dalle vetrine, si limitava a osservare le superfici delle auto, le cortecce degli alberi le fissava a debita distanza. Senza volersi mai addentrare, senza voler rischiare.
William si immergeva spesso in questi pensieri e proseguiva volentieri la storia cambiando il destino delle cose, azzardando una mossa.
Ma era solo pensiero, niente di reale.
Il suo piede se ne stava sempre lì, incagliato nella rete dei timorosi.
Intrappolato nei suoi rimorsi.
Il post-it coi programmi del giorno seguente era sempre fisso sul suo tavolo, a volte dentro al pc, suo compagno inseparabile. Lì, dava adito ai propri pensieri, alle proiezioni del suo volere mentale. “Troppi pensieri” si ripeteva, “Penso che le mie idee un giorno possano cambiare il mondo, o almeno una persona nel mondo”. Forse era proprio questo lo scopo della sua vita.
Lo struggimento era quello dell’artista. La bomba dell’idea scoppiava ripetutamente dentro la sua mente, era anche lui un “malato di idee”. Di quelli che pensano in 2 ore di poter ricreare la Cappella Sistina o la Toure Eiffel, oppure di svelare la cura contro il cancro con una semplice formula o di battere il record del mondo dei 100m senza allenamento. Questo era lo stato d’animo in cui William navigava quando l’idea esplodeva nella stanza della sua intelligenza. Una stanza trascurata dalla realtà o forse dove la finestra restava troppo spesso chiusa.
In quei momenti, sempre meno rari, in cui la trama lucente restava accesa, William si sentiva bene. In pace con sé stesso. Pronto a comunicare che il mondo è bello, che la realtà è inesauribile fonte di ispirazione, almeno per chi la sa guardare. Lui la squarciava in due con lo sguardo di chi è certo che troverà qualcosa di buono, ma senza sapere come. Di chi non promette ma mantiene. Di chi in fondo ha la genialità di aspettarsi tutto anche da un muro bianco, da un piovoso lunedì mattina, da un vicolo cieco o da un fastidioso mal di testa. Perché se sei alla stazione ad aspettare la persona amata non c’è pioggia che tenga e se finisci in una strada chiusa, metti la retro e riparti.
Sì, riparti. Come accade oggi a William, alla mattina, quando esce dalla scatola nera dei sogni e comincia a guardare. A sorridere. Cioè, a esistere."
Il motivo per cui William ha vissuto così, non ci è dato di sapere.
Mi piace pensare che tutti noi possiamo accorgerci, anche solo per un breve istante, che siamo degni della nostra vita.

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