RACCONTO

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#dignità: continuare a provarci, nonostante tutto! #wehaveadream

MARTINA CRAPANZANO@MartyPuck

 La dignità di tentare

A quattro anni:
– Mamma voglio fare lo scrittore.
– Amore, ma non sai scrivere.
– Imparerò.
A sedici anni:
– Papà voglio fare lo scrittore.
– Figliolo, non finisci mai quello che cominci.
– Mi concentrerò.
A vent'anni:
– Nonna voglio fare lo scrittore.
– Oh, che disgrazia! Vuol dire che non avrai mai da mangiare nel frigo!
– Avrò sempre i soldi per fare la spesa.

Ho sempre sognato di poter raccontare la mia storia ad un pubblico di sognatori che ascoltandomi avrebbero applaudito entusiasti e divertiti. Ho sempre sognato che una volta finito di raccontare quella storia sarebbero venuti accanto a me, non per chiedermi un autografo, ma per parlare, considerandomi una persona fidata. Ho sempre sognato di avere una parete in cui appendere le impressioni che quei giorni speciali mi avrebbero suscitato.
Invece sono qui, cammino trasandato e dinoccolato mi dirigo verso l'ennesima casa editrice.
Testardo e accanito mi ritrovo seduto al settimo piano, della quindicesima casa editrice in cui ho spedito il mio romanzo. Mi hanno detto di presentarmi alle 18.00, sono qui, mi siedo, aspetto.
Nervoso mi guardo intorno e noto la segretaria: ha un paio di occhiali spessi, mentre i capelli raccolti mi permettono di entrare nella sua quotidianità mattutina, raccontandomi che lei uscita di casa di corsa e per non perdere il bus si è legata i capelli frettolosamente mentre prendeva l'ascensore.
Io la guardo, lei mi guarda, ci guardiamo.
Non è uno sguardo seduttivo, bensì uno sguardo compassionevole, io mi dispiaccio per lei relegata dietro una scrivania, lei si dispiace per la mia scelta di vita.
Tutti hanno questo preconcetto, siccome sono uno scrittore sono povero e sfigato, invece io mi sento libero, libero di poter scrivere e parlare di me, degli altri, di ciò che desidero.
A differenza di quello che pensano non scrivo per sfondare o guadagnare, scrivo perchè il mio desiderio di esprimermi brucia più del fuoco, scrivo perchè l'emozione che provo mentre lo faccio mi ha assuefatto ed è un piacere così intenso da ripagarmi di qualsiasi sacrificio.
Quando scrivo infrango le catene della realtà e mi proietto nel mondo che decido di raccontare, senza limiti. Ad esempio questa notte Zaha Hadid ha progettato una “casa dolce casa”, con le pareti di cioccolato, il tetto di pasta di mandorle e le porte di nocciola.
A un certo punto mi sono accorto di avere fame, così ho bevuto una birra. Ripensandoci, molte volte mi sono avvicinato al sogno di vedere il mio libro pubblicato ed esposto in una libreria, ma il prezzo imposto era troppo alto, non avrei mai trasformato il mio lavoro nella marionetta di chi voleva strumentalizzarlo per profitto.
Non alludo all'onesto lavoro di editing, ma a quelle richieste umilianti, che fanno scadere nella prostituzione chiunque le accetti.
Purtroppo è semplice cedere alle lusinghe e cadere nelle trappole di chi ti fa toccare con mano il tuo sogno, perchè prima te ne fa sentire il profumo, te lo fa quasi toccare con mano, ma è solo nel momento in cui stai per afferrarlo ti dicono cosa vogliono in cambio. Solitamente la pretesa è di trasformare il tuo lavoro nell'impresa amorosa di due giovani adolescenti, privi di carattere, completamente omologati, che hanno qualche rapporto sessuale sparso, che si conclude con un nonsense, per simulare qualcosa di approssimativamente vago e profondo. Prima che tu riesca ad aprire bocca loro sanno già cosa dirti, ti rincoglioniscono di parole, facendoti credere che quest'iniziale sacrificio ti permetterà più libertà quando la carriera prenderà il volo.
Mi dispiace, ma non ci sto, non ci credo, non voglio. Non sono sicuro che la gente desideri davvero questo, anzi, credo che ciò che realmente vuole non sia la banalità, la demenzialità, la superficialità, ma qualcosa che la faccia sognare, perchè vuole sognare disperatamente. Non credo nemmeno che sia più semplice propinare il nulla, rispetto al vero. Avendo abbassato il livello delle pubblicazioni le persone non si aspettano niente e sempre più raramente comprano romanzi scritti da autori contemporanei, ritrovandosi a letto con un retrogusto amaro di insoddisfazione quando lo fanno.
Credo nella libertà di espressione, credo che la possibilità di comunicare sia un dono prezioso da valorizzare e soprattutto credo che un buon libro possa cambiare la vita di chi lo legge, quindi dico no ai compromessi, perchè chi scrive ha una responsabilità troppo grande.
Potrò anche non sfondare, ma almeno avrò la certezza di essere stato coerente con me stesso, di aver lottato per ciò in cui credo e di aver amato il mio lavoro.
Inizio ad agitarmi, alzo lo sguardo e noto la segretaria indispettita. Me ne accorgo perchè oltre tenere le braccia conserte sbatte nervosamente il piede.
– Stiamo aspettando lei.
– Mi dispiace, non l'avevo notata.
– Me n'ero accorta.
Sono imbarazzato, lei lo sa e con lo sguardo di prima, solo un po' più comprensivo, aggiunge:
– Mi chiamo Diana. Lei?
– Si, lo legge nella copertina del manoscritto che ha tra le mani.
– “La Dignità di tentare”, bel titolo.
– L'ha letto?
– No, non mi interessano temi del genere.
– Dal titolo come fa a sapere di cosa tratterà?
– Non lo so.
– Perchè non prova? Nel tentativo risiede il germe dell'inaspettato.
– Il libro parla di questo?
– No, si, insomma, parla di lei.
– Di me?
– Di tutti.
– Si accomodi.
– Grazie, potrebbe almeno dirmi se l'ho convinta?
– Si, mi ha convinto la Dignità.
– Il titolo?
– No, la sua.

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