RACCONTO

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#wehaveadream parleremo di #fratellanza quando non dovremo più dire ai nostri figli di non accettare caramelle dagli "sconosciuti".

SILVIA GRECO@thecalling90

 Il sapore di una fragola e la leggerezza di una farfalla

Oggi è uno di quei giorni in cui so che devo correre anche se il mondo gira lentamente. La pioggia è arrivata puntuale ma io, questa mattina, mi sono svegliata tardi. Forse perderò l’autobus, oggi non ho il tempo di fermarmi al tabacchi a comprare le caramelle. Ho finito le mie scorte ieri sera, ma si sa, il mondo non aspetta, anche quando va piano. Non ho scelta, continuo a correre sperando che oggi la vita sia un po’ meno amara del solito.
Amaro fu quel giorno in cui mia madre mi disse che saremmo stati via da casa per un po’, una specie di vacanza, così la definì. E se avessi fatto la brava, se avessi preso tutte le medicine, saremmo tornati presto a casa.
Così mi ritrovai in una stanza insieme ad altri bambini. Mia madre mi disse che ero fortunata perché il mio letto era accanto alla finestra e sulla parete di fronte erano disegnate tante farfalle colorate: io in quel periodo avevo la fissazione delle farfalle, era il mio “tempo delle farfalle”.
I giorni passavano lenti o forse così sembrava perché dovevamo solamente attendere. I dottori dovevano fare degli accertamenti. Per me, dopo un po’, quell’attesa divenne quasi normale: anche i bruchi devono attendere prima di diventare farfalle, pensavo. Il Natale era alle porte e in uno di quei lunghi giorni piombò nella mia stanza un gruppo di giovani: sembravano dottori perché avevano la loro stessa divisa bianca, ma indossavano anche dei cappelli da Babbo Natale; alcuni strimpellavano delle chitarre. Mi ricordo che fu come un’esplosione di gioia: le allegre canzonette di Natale, il ballare di quei giovani avanti e indietro per tutta la stanza in modo buffo e coinvolgente. D’un tratto uno di loro si avvicinò a me e mi chiese di mettere la mano dentro al suo cappello per prendere una caramella. La mia mamma non era lì con me in quel momento, si era allontanata per un poco.
Eravamo io e quegli allegri e strani sconosciuti. Con ferma convinzione scossi la testa e dissi di no: mi sembrò l’unica cosa ovvia che potessi fare. Mia madre mi aveva sempre detto che non si accettano le caramelle dagli sconosciuti, e sebbene l’atmosfera in quella stanza fosse divenuta più familiare, io non ebbi alcuna esitazione: non dovevo prendere la caramella.
La combriccola uscì dalla stanza, io guardai l’orologio appeso alla parete e ricominciai ad attendere La musica faceva ormai da sottofondo ai miei pensieri quando mia madre ricomparve sul ciglio della porta e con un grande sorriso mi invitò ad unirmi al coro di voci fuori dalla stanza. Mi prese per mano e mi trascinò in quell’atmosfera colorata. C’erano medici, infermieri, tanti bambini come me e poi mamme, papà, nonni, tutti uniti sulle note di un “Jingle bells” o di un “Tu scendi dalle stelle”. Palloncini colorati assumevano le forme più stravaganti nelle abili mani dei dottori-babbonatale: io, naturalmente, scelsi un palloncino a forma di farfalla. Tutti i bambini facevano a gara per prendere le caramelle più buone e c’era chi le barattava in base al gusto o al colore. Io - non so ancora se per paura o per mio volere - rimasi a mani vuote. Un bimbo che non conoscevo bussò sulla mia spalla e mi disse: << tieni, io ne ho due >>. Non mi diede neanche il tempo di aprire bocca e in quello stesso istante il mio vuoto si riempì: tra le mie mani una caramella al gusto fragola, leggera come può esserlo solo una farfalla. La scartai con la stessa aspettativa con cui si aprono i regali di Natale. Si sciolse in bocca in un attimo e mi rimase nel cuore per sempre.
Da quel giorno cerco di avere quasi sempre con me un pacchetto di caramelle, in tasca o in borsa, non importa il gusto. Le tengo pronte per i momenti amari, i miei e quelli di un qualunque “sconosciuto”. Oggi credevo di essere in ritardo a rincorrere la vita e invece l’ho ritrovata puntuale alla fermata dell’autobus. E’ lì che vi ho visto, fratelli, con l’ incertezza scolpita negli occhi, la rassegnazione nelle vostre mani incrociate, la delusione nelle vostre rughe. Ho ingoiato la vostra amarezza e l’ho sentita scendere giù come una pillola spigolosa. Avrei voluto scioglierla quell’amarezza, ma non avevo caramelle nelle mie tasche. Il vuoto tra le vostre mani l’ho riempito con un sorriso e ho sentito in bocca il sapore di una fragola e nel cuore la leggerezza di una farfalla.

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