RACCONTO

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#speranza lasciò il passato alle spalle. Posandosi tra ragione e sentimento ci prese per mano. "Andiamo, c'è da fare. Tanto." #wehaveadream

MARILEDA@Marileda

 Lettera di S., per A.

Caro A.,
esistono molti modi, a questo mondo, per comunicare un sentimento. C'è chi compone musica. Chi declama poesie. Chi sceglie il silenzio, ignorando così la possibilità di nutrire terzi del proprio affetto. Io, preferisco scrivere.
Mettere in riga le parole come fossero soldatini pronti a partire per la guerra. Che poi. Quale guerra? Si può parlare di battaglia quando la campagna è solo per resistere? Non credo. Ma le mie parole sono qui. Un po' timorose del futuro. Incerte della trincea come scelta di vita, che scelta di vita non è, quando si rischia di morire sotto le bombe degli altri. Per le decisioni, degli altri.
I mesi sono passati. La sabbia è scivolata sul vetro senza trovare appigli.
Gridando. Dimenandosi nella clessidra. Tu non riuscivi a sentirla. Pareva fosse solo la mia immaginazione epilettica, invece era il tempo in scorrimento. E con lui, pagine e pagine di un calendario bagnato dalla pioggia. Ormai illeggibile, nei numeri e nei giorni, con l'inchiostro sbavato. Dissolvenza. E il mio rimmel. Sotto quella stessa pioggia. Confuso, astratto, nella babele di mille gocce. Ognuna con la sua lingua, con il suo paese, con la sua storia.
Caro A., è innocente, l'odore della pioggia d'estate. Lava via le paure grandi e nere. Lascia un senso di pulita malinconia. Non c'è più dolore. Non c'è più amarezza. Si riprende la strada nella proiezione di un nuovo viaggio, superato l'acquazzone. Nuovi compagni. Nuove solitudini. E il pensiero delle tue braccia forti nello zaino. Strette tra un tozzo di pane raffermo e l'immagine dei miei genitori. Che sorridono. Dio, come sono belli. Ancora oggi, certi sorrisi cantano la gioia di esserci. Ti scorrono nelle vene. Ti ricordano che verrà sempre qualcosa prima di te, durante te, e dopo di te.
Una sorta di contratto meraviglioso con il domani a cui non puoi sfuggire. A cui non vuoi, sfuggire.
Caro A., siamo stati così belli anche noi. Probabilmente. Magari non lo rammenti. Sei volubile, sfuggente, irriverente. E la tua memoria, come te, si è sempre fatta desiderare. O meglio. Ci sono volti, nomi, profumi, luoghi, che proprio non riesci ancora a liberare dalle catene. Lo so. Altri volano lontano, finché le loro ali bianche non si confondono tra le nuvole. Corrono.
Le nuvole. Dicevi. E con loro il vento. E noi con loro e con il vento. Fino a scappare tra le stelle, nelle gare a perdifiato per capire chi fosse più veloce.
Come bambini. Sempre. Con l'ansia di scoprire, sperimentare, metterci alla prova. Vincere.
Caro A., ho i tuoi baci impressi nella pelle e quella risacca del mare nel cuore. Una lontana eco di sogni e favole raccontate sbagliate per il puro gusto di crederci, in un finale diverso. Un finale tutto nostro. Per spiazzare il destino che ci divide come tra i banchi di scuola. Un maestro inflessibile per i discoli senza regole e senza educazione. Maleducato, era il nostro ritratto con i gessetti, sulle chianche di paese. Sproporzionato di fantasia. Ci si sporcava le guance di mille colori. Abitava un mondo iridato. Pieno di luce e calore, nelle sere dove la luna stava a guardare, e il fuoco crepitava e le nostre mani si sfioravano nel dubbio di non riuscire più a lasciarsi.
Caro A., la sabbia continua a scivolare. Tu sfuggi con lei. Senza fiatare.
Eppure ho il tuo respiro sul collo. Dice che ti manco. Che non puoi mentire.
Che ci provi. Senza riuscire. Che ti completo. Che mi aspetti. Come io aspetto te. E certe cose non mutano con il susseguirsi degli equinozi e delle stagioni.
Sono concetti primitivi. Assiomi perfetti. Sono io. E sei tu.
Le mie parole sono soldati. Che no. Non partono per la guerra. Sfilano con la fanfara. Militari in parata. Per te. Solo per te. Ma c'è da fare. Tanto.
E devo andare. Adesso.
Tua, per sempre. S.

Speranza ripose la penna tra ragione e sentimento.
Fece un tubo della carta. Lo infilò in una bottiglia, affidandandolo all'Oceano.
Amore avrebbe ricevuto la sua lettera. O forse no. Ma non è importante.
C'era da fare. Tanto. Prima o poi, quel tanto, l'avrebbero fatto insieme.

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