RACCONTO

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#wehaveadream #speranza Nulla, niente, pelle nera, pelle bianca, uomo, qualsiasi sia il tuo colore, non perdere la speranza.

ROBERTO FENU@fenu_roberto

 Sant'Antioco: nero in cuccetta

Tum ,tud tum ,tum, tud tum , il treno Milano-Amsterdam con questo rumore inghiottiva a bocconi nella notte i binari mentre ad Antioco i pensieri volavano dal suo paese all’Olanda. Lo sguardo di Antioco, diciasettenne , fissava da dietro il finestrino la campagna buia che afferrava i pensieri e li macinava per rifletterli nei vetri offuscati dall’alito e dalla condensa di uno scomparto cuccette troppo piccolo per quattro persone.
“Due marocchini, un senegalese e un italiano ,siamo proprio una bella combriccola ”, penso Antioco, “eppure questi alla stazione di Milano non li ho visti ”. Cosi, Antioco tolse lo sguardo da questi e il suo pensiero si immerse di nuovo nella campagna pesta e buia da cui era appena uscito. Le stazioni come fantasmi sfilavano nei finestrini e Antioco con gli occhi ne rincorreva i nomi dei cartelli per leggerli. Sentiva l’odore di ferodo e sporcizia della cabina cosi decise di abbandonarsi e chiudere gli occhi disteso sul letto dalle lenzuola di carta. Antioco lasciava il suo paese della Sardegna per una nuova avventura ,per la voglia di vivere e di conoscere. Sant’Antioco, appunto, un paese di dodicimila anime seduto in un’isola nel meridione della Sardegna, il cui santo protettore di cui il paese porta il nome-e il nome del diciasettenne -fu di colore. Antioco girò lo guardo verso il senegalese e poi verso i marocchini e si chiese “chissà se sant’Antioco era nero come questo o come questi due ? ”, non aveva una risposta alle gradazioni di colore di sant’Antioco e quasi nello stesso momento venne rapito dal sonno.
Come una dolce mano il raggio di sole che filtrava batté sul volto di Antioco che lo sveglio lentamente. Antioco sollevo il capo e tirò sopra il copri finestrino , una luce accecante invase lo scompartimento che sveglio anche gli altri. Lo spettacolo era immenso , una distesa bianca di neve si sperdeva in una pianura fin dove una linea spezzava in due l’orizzonte. “Benvenuti in Olanda”, gridò Antioco e d’istinto si abbraccio con il senegalese. I marocchini nell’entusiasmo fecero altrettanto. Nasceva una nuova amicizia tra un maurreddu, cioè un moro-perché cosi venivano chiamati in Sardegna quelli della sua zona - due magrebini e un nero.
Arrivarono ad Amsterdam che era quasi mezzogiorno. I quattro si scambiarono nomi , i numeri di cellulare, si salutarono e cosi ognuno per la sua strada. Antioco aveva notato, mentre gli amici s’allontanavano ,che la marea di persone che la stazione conteneva era multietnica. I colori della pelle delle persone non contavano di per se, ma formavano una ragione unica come l’acqua di un grande fiume i cui colori si mischiavano e confluivano formando tensione, forza e trasparenza. Uomini biondi dagli occhi chiari e dai tratti somatici degli asiatici gli sfilavano davanti colpendogli l’immaginazione mentre si chiedeva “dove fossero finiti i suoi amici”, ma lì per lì si era accorto ormai di averli persi in mezzo a quella marea e che non li avrebbe mai più trovati. Poi avviandosi all’uscita si specchio in una grande vetrina che lasciò intravedere una figura di un uomo alto e sorridente che li bisbiglio “qui c’è una nuova speranza ricordati che sei venuto dal niente e la tua pelle qui non conta nulla, conta solo quello che tu vorrai essere, che non è altro che la tua speranza .” ,Antioco penso, vedendo la figura “finalmente so di che colore è Sant’Antioco.”

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