RACCONTO

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Per tanti un sogno, per alcuni un alibi, per pochi una realtà. Aumentiamo i "pochi", amando anche quella altrui #wehaveadream #libertà

PAOLO BERTONI@BertoniPaolo

 ll margine della scelta

Rigirò il biglietto attonita. Non riusciva a staccare gli occhi dalla grafia tremolante tranne che nel punto esclamativo finale. Quando il telefono squillò, Sandra era combattuta fra l’ansia di comunicare e la paura che suo marito volesse rincarare la dose di veleno contenuta in quel pezzo di carta. Il display indicava il nome di sua madre. Rispose. - Ciao cara! Hai visto che previsioni orribili? Pare stia arrivando una tempesta. - Io sono già in piena bufera. Pietro se n’è andato. - Ha lasciato casa? - Esatto. Non l’ho trovato questa mattina. Ma ha lasciato un messaggio scritto chiarissimo… - Che coraggio! Neanche una parola di persona, il leone… Sandra pensò che in realtà di parole ne avevano scambiate fin troppe, ultimamente. Sempre più feroci, come spesso accade quando incomprensioni accumulate in anni cominciano a sciogliersi male, e la piccola increspatura nella vita gelata rapidamente diventa un’incontrollabile valanga. Troncò la conversazione, non poteva seguire la prevedibilissima traiettoria dell’attenzione materna. Riandò con la mente all’ultima discussione. Pietro che le rinfacciava tutto quello che gli era successo, fino al licenziamento (“Sarai contenta ora? Possiamo fare la vita frugale che sognavi!”). Una lite protratta fino a tardi. Ora c’era solo scritto: “Voglio essere di nuovo libero!” Già, la libertà. In fondo era una parola che li aveva costantemente accompagnati. Si erano conosciuti al seminario su John Stuart Mill all’università, si erano dati il primo bacio mentre studiavano “On liberty” una sera negli stanzoni freddi e disadorni della casa dello studente, all’inizio si erano ripromessi di frequentarsi così come capitava, senza perdere mai di vista quel termine magico, che dischiudeva panorami infiniti. Poi era diventata libertà di dirsi di sì davanti all’altare anche se nessuno di loro credeva, libertà di abbandonare le utopie e seguire il flusso delle occasioni generose che sgorgavano spontanee. Da un po’ di tempo, un marcatore di distanza, una delle tante fonti di recriminazione. “Non mi lasci mai libero di…”. Una parola che inganna, pensò Sandra. Di nuovo il telefono la interruppe. - Sono D’Ercole, ho una splendida notizia per voi. Abbiamo il decreto di idoneità, mi è stato appena notificato! Potete passare in studio nel pomeriggio? Dobbiamo finalizzare il mandato all’associazione. Ricordo anche a lei, signora, che per accelerare i tempi, dovreste anche… - Avvocato, grazie. Tempistica perfetta. Ci facciamo sentire noi. Forse la dovrò chiamare per un altro consiglio… Uscì di corsa, salì in macchina e quasi la schiantò contro il cancello che si apriva troppo lentamente per la sua rabbia. In tangenziale maledisse il traffico, urlò, cantò le strofe di Alanis Morrisette gareggiando col volume dell’autoradio al massimo. Ripiombò in silenzio solo quando vide l’imbocco della stradina fra gli olmi che l’aveva affascinata subito. La villettina fuori dalle mura cittadine, la speranza di trovare un luogo pacifico da cui ripartire. Ne aveva proposto l’acquisto a Pietro. La risposta di lui, come sempre sferzante: non si sarebbe mai ridimensionato, giocando a fare il contadino solo perché non aveva più un lavoro serio. Se voleva una vita così monotona, ci andasse lei, a crescere un figlio adottivo insieme ad animali da cortile. Ma lui si sarebbe sentito ingabbiato in una banale e triste smobilitazione, neppure libero di vedere amici, uscire, muoversi in società. Ah certo, libero… Le luci del soggiorno e della veranda erano accese. Era già abitata, ulteriore conferma dell’ennesimo progetto andato al vento. Fu così che posteggiò ad una certa distanza, sul retro, uscì e si sedette con la schiena appoggiata alla staccionata. La recinzione le trasmetteva umidità, non se ne curò. Inarcò la nuca, chiuse gli occhi e respirò profondamente. Fino al sussulto che segui l’apertura della porta d’ingresso. Si acquattò ancora di più e trattenne ogni movimento. Ma le folate di vento potevano farle giungere le voci del saluto fra i due uomini. - Pensavo non vi interessasse più. E le confesso che stavo per procedere con altri. - Ho avuto un impulso, ho visto tutto chiaro e ho deciso. - Per il meglio, ne sono sicuro. Mi raccomando, non cambi nuovamente idea! - Non si preoccupi. Non potrei nemmeno, ormai! Un’ultima cosa: non si faccia sfuggire niente, dica anche alla sua agenzia di non chiamare mai casa mia. Mia moglie deve sapere a cose fatte. - Certo. Almeno, quando sarà possibile, mi saluti la signora. Sandra cominciò a singhiozzare forte, e a tremare. Sentì la mano sicura sulla spalla, e la voce calma, profonda che le sussurrava: - Certo che voglio essere libero. Di scegliere. E sceglierò sempre noi.

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