RACCONTO

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Sfogliare il catalogo delle agenzie immobiliari abbracciati sul divano dei miei. #libertà #wehaveadream

MICOL USARDI@brankamiky

 Libertà libera al rogito

Una pioggia continua li ha calpestati mentre, come tutte le domeniche, si recavano a pranzo dai genitori di lei. Lei è la donna della sua vita. Sono cresciuti, si può dire, insieme. L’ha vista ingrassare, poi dimagrire, poi dormire, poi pensare, poi leggere, studiare, ridere. Guidare, togliersi gli occhiali, o i vestiti. La ama. Conosce, nel senso che sa dove vanno a finire, i suoi gesti, le sue parolacce. Lei dorme da lui. Tutte le sere discutono per la televisione. A lui piacciono i thriller e i film di fantascienza, lei tutte le sere gli impone di guardare stupidi programmi in cui donne o uomini ciccioni non riescono a dimagrire e un giovane muscoloso finisce sempre che li insulta, li umilia. Lei, dice che questi programmi la rilassano e, (e lui sa che questo non lo direbbe mai a nessuno), la fanno sentire magra. Alla domenica a pranzo vanno dai genitori di lei, e quel giorno pioveva. E loro correvano per la strada, coprendosi la testa con un giornale di annunci immobiliari. I jeans bagnati battevano sulle caviglie. L’umidità dell’arrosto li ha accolti in casa. Dopo pranzo, mentre il papà di lei dormiva, e la mamma di lei (la signora Margherita) leggeva il giornale, loro due, abbracciati sul divano, cercavano di riposare, davanti alla gara di motociclismo. Ma il fondo dei jeans ancora umido. Sfogliava, lei, il giornale di annunci immobiliari. Lui, appoggiata la testa sua spalla di lei, guardava le immagini che gli faceva vedere, case su case su case, arredate, semi arredate, vuote. Spaziose, piccole. Cosa vuol dire condividere con lui una casa, vuol dire, e questa è la definizione che ha dato lei: “che tutte le sere iniziano dieci ore di vacanza”. Per lei una casa con lui è la libertà di litigare, di cantare stonato o perdendo le parole, di invitare gli amici, tutti gli amici, di fare il presepe con il das insieme a sua nipote Chiara, di dormire sul divano, o di non dormire, proprio. Guardavano le case, ma lei non ha un lavoro. A lui sembra solo strano che una donna così bella, così intelligente, così piena di fantasia, così capace di far cambiare idea a tutti, non riesca a trovare un lavoro, un qualunque lavoro. Dopo la laurea, in Lettere, è stato il vuoto. Ha trovato un lavoro di tre mesi in un supermercato. Lavorava al bancone dei salumi. Lei diceva che era bello, che si sentiva come Mickey Rourke in The Wrestler quando c’è il piano sequenza che lui sta scendendo le scale per andare al bancone degli affettati e si sentono le urla di incitamento sugli spalti ed è tutto così triste e si capisce che quello non è il suo futuro non è la sua vita davvero, lui è un wrestler non un addetto al reparto gastronomia. E poi c’è la vecchietta, così continuava lei, che gli chiede, a Mickey Rourke, qual è il miglior prosciutto affumicato, secondo lui. E lui non ne ha idea e spara a caso. Però non è che gli fa schifo quel lavoro, lo fa perché gli servono soldi, ma non è che se la prende con i clienti, anzi, aggiungeva lei finendo la birra che aveva davanti, anzi è gentile. Poi però una domenica pomeriggio, con i pantaloni umidi in fondo, guardavano le case e pensavano che era tutto troppo vicino e, allo stesso tempo, troppo lontano. Era un sogno, a quel punto, ma anche normale. Alcune volte lui le prendeva il giornale, lo avvicinava agli occhi, diceva “questo è un affare”. Lei sorrideva, gli diceva “380.000 euro sono un affare, per te?”. Quando era bambina pensava che non ci fosse molta differenza tra una casa fatta di mattoni, e una casa costruita con gli ombrelli e i rami e le foglie. Quando era piccola e pensava che i bancomat fossero delle macchinette che davano soldi in strada a chi non ne aveva. Quando era piccola pensava che la realtà fosse stata costruita per aiutare tutti a realizzare i propri sogni. Di qualunque metratura fossero.

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