RACCONTO

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#wehaveadream #libertà Ho respirato davvero Libertà, quando mi hai abbracciato senza chiedermi niente e raccontandomi tutto. Libertà...

OMBRETTA PIANA@19op

 Un mondo senza confini

Le porte del “London Heathrow Airport” si aprirono repentinamente ed un’aria frizzantina le schiaffeggiò affettuosamente il viso scarmigliandole capelli. Fu questione di un attimo, giusto il tempo di ritrovare il proprio baricentro. A quel punto Sharima alzò lo sguardo e tra la moltitudine di persone in attesa al gate 27 – arrivi da Baghdad – riconobbe immediatamente Kim che, a sua volta, le corse incontro. Si abbracciarono senza chiedersi nulla, ma raccontandosi tutto. Sharima era così entusiasta ed emozionata che dovette socchiudere gli occhi e respirare a fondo. Solo allora realizzò che non si era mai sentita così libera. Si trovava a Londra per incontrare una delle registe più conosciute del momento, persona che lei stimava infinitamente. Inoltre, aveva appena conosciuto la sua migliore amica, una ragazza che si era rivelata un sincero aiuto ed un caro affetto nelle situazioni più strane e grottesche della sua esistenza, ma che fino a qualche secondo prima, non era altro che un puntino lampeggiante sullo schermo di un computer. Le era già sembrato sconcertante riuscire a sopravvivere alla guerra, ma in quel momento si sentiva così piacevolmente frastornata, che le pareva di esser appena scesa dalla macchina del tempo. Tutto ciò che le stava accadendo era iniziato in maniera sorprendente. Alla riapertura delle università a Baghdad, dopo il periodo di guerra in Iraq, Sharima riprese gli studi, determinata più che mai a laurearsi in Storia Contemporanea. Adorava la materia, ed era alla continua ricerca di materiali interessanti. Fu per questo che un giorno, seduta ad uno di quei cyber café che da qualche tempo popolavano i quartieri della sua città, si perse a leggere informazioni su di un blog concernente la vita e la produzione di quella regista che aveva già prodotto svariati documentari e due bellissimi film a fondo storico, che naturalmente Sharima era riuscita a non perdere. Sulla pagina web, vi era l’opportunità di postare un commento o di scrivere un messaggio all’autore. Fu così che Sharima preparò il suo testo in un inglese quasi perfetto e lo spedì. Qualche giorno dopo, seduta allo stesso caffè, accese il PC e trovò la risposta, una risposta così dettagliata da farle credere che stesse parlando con la regista in persona. Strabuzzò gli occhi e sentì il cuore smettere di battere fino al momento della rielaborazione della sua profonda emozione. Per questo rilesse attentamente e rispose, a sua volta, con una certa immediatezza. Solo al messaggio successivo, Sharima realizzò che non stava chiacchierando con il personaggio pubblico che tanto ammirava, ma con una delle sue fans, fanatica quanto lei e patita di storia, una ragazza europea che aveva aperto un blog per specialisti ed appassionati. La delusione per l’accaduto lasciò immediatamente spazio alla comicità della situazione. Ripensando all’avvenimento, ancora ridono gli occhi di Sharima dietro i suoi occhiali da sole occidentali, mentre ammira il profilo della capitale britannica disegnarsi all’orizzonte. Anche Kim ama ricordare quello strambo qui pro quo, perché è il luogo in cui è nata la loro amicizia. Un territorio senza confini né barriere al quale si accede tramite il “pass” della complicità. A partire da quel buffo episodio iniziò una fitta corrispondenza fatta di mail intrise di silenzi e cariche di parole che volavano oltre i fusi orari. Inafferrabili, attraversavano gli ultimi check-point presidiati da soldati americani, solcavano il deserto e si perdevano tra cielo e mare per raggiungere la loro destinazione. Sharima amava raccontare il suo mondo a Kim perché Kim l’ascoltava, senza chiedere né più, né meno di ciò che Sharima scriveva. La stranezza stava nel fatto che era proprio Sharima quella abituata ad ascoltare, tanto che aveva quasi scordato la piacevole sensazione di essere accolta e di volersi rivelare senza difendersi. Rivivere quella sensazione riempì di umanità la vita apparentemente normale della giovane bagadese. Erano semplici mail dove Sharima, però, poteva finalmente narrare una città viva e vivace. Nelle sue lettere il parco Zawra era di nuovo affollato da giovani e bambini che camminavano senza più temere attentati terroristici; il mercato di Soha, Al-Obeïdi nel quartiere di Mansour pullulava di prodotti moderni ed occidentali, come i cellulari all’ultimo grido o qualche i-pod. Anche i cyber café ora erano presenti nel numero di tre o quattro in ogni quartiere ed era solo un avventuroso ricordo quello che la riportava alle ore di cammino su sentieri inesistenti, dopo il coprifuoco, per raggiungere un Internet Point. La paura delle bombe? Certo. Ma quel timore non era nulla di fronte al rischio di poter vivere. Vedendo Londra per la prima volta, Sharima realizza che a Baghdad possa esserci posto per tutto attualmente, persino per la voglia di diventare occidentali, ma dopo aver conosciuto Kim, è anche convinta che questi confini entro cui qualcuno ci colloca non esistano. Proprio in quell’istante, le due ragazze escono dalla stazione metropolitana di Kensignton Garden e si incamminano verso la vicina sala congressi. Arrivano giusto in tempo per ammirare Mia Heley mentre sale le scale e si volta a salutare i suoi fans prima di inabissarsi tra la folla di reporter che la circonda. A Kim e Sharima, contente ed esterrefatte, non resta che entrare e vivere insieme questa ennesima bella avventura. La vita.

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