RACCONTO

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Disegno la #libertà cancellando barriere e catene, sfumando colori diversi, creando vortici interconnessi #wehaveadream

CRISTINA LI CAVOLI@Crili83

 Compagne di banco

Dice “non voglio andare”, ma le sue parole si perdono nella routine mattutina. Lunedì, martedì, mercoledì, i risvegli di Giulia sono sempre gli stessi: trauma, sottomissione, meccanicità. Le prime urla arrivano dalla cucina “Colazione pronta!”, continuano in bagno “Lava bene faccia e denti”, continuano nuovamente nella stanza da letto “Hai messo tutto nello zaino? Ricordati la merenda” e finisce sulla soglia di casa “Andiamo che è tardi!”. E poi c’è la scuola, i rientri pomeridiani il martedì e il giovedì, le lezioni di danza il mercoledì e il venerdì , di pianoforte il sabato, d’inglese il lunedì, il coro la domenica e la piscina la sera. Da non dimenticare i compiti e le ripetizioni di matematica. Una vita frenetica, occidentale. Giulia ride e porta sulle spalle il peso del suo zainetto pieno di raccomandazione e aspettative. Dice “non voglio andare” e spesso il suo desiderio è esaudito, ma oggi no. Lunedì, martedì, mercoledì, i risvegli di Sania sono esperienze sensoriali: rumori, odori, percezioni. Urla esterne senza sosta; quelle interne in ogni stanza: mormorii nella stanza da letto “Fai attenzione quando ti muovi”, dialoghi incomprensibili in cucina “Solo oggi andare, domani mercato”, liti davanti al bagno “Ci sono prima io!” e infine per le scale “Sbrigati che perdi l’autobus”. E poi c’è la scuola, i corsi di recupero il martedì e il giovedì – disertati puntualmente – il mercato il lunedì, il mercoledì e il venerdì e il negozio dello zio il martedì e il giovedì, il sabato e la domenica variano a seconda delle esigenze familiari. Una vita frenetica, orientale. Sania sorride e porta una borsa piena di raccomandazioni e sacrifici. Giulia e Sania sono in classe, stessa età, stesso banco. Non hanno scelto di sedersi vicine, è stata la maestra a decidere per loro. Parlano poco, non conoscono le loro vite, ma in quel momento sono fisicamente nello stesso luogo, fianco a fianco: si guardano, ridono e disegnano. Sania ha matite e gomme speciali, Giulia ha quaderni e portacolori magici. Strappano i fogli, tirano fuori i pennarelli e i pastelli, condividono le matite e le gomme. Quello spazio che fino a poco tempo prima era ordinato, limitato, si trasforma in un campo senza confini, caotico. “A me piace disegnare” dice Sania, “a me piace colorare” dice Giulia. “Disegniamo insieme?” chiede Sania alla sua compagna di banco e senza aspettare la risposta crea fortici interconnessi. Giulia ride divertita da quel movimento fluido e inizia il suo lavoro sfumando colori diversi. Si avvicinano e si respingono, si chiedono scusa e continuano a divertirsi. Non si conoscono, probabilmente non usciranno mai insieme dopo la scuola, non saranno mai migliori amiche e continueranno a trascorrere e giornate ognuna nella propria normalità. Adesso disegnano e colorano, cancellando barriere fisiche e catene sociali; poi ritornerà tutto al proprio posto: pennarelli e pastelli nel portacolori, quaderni nello zaino, matite e gomme nella borsa. “Cosa disegni Sania? E tu Giulia?” chiede la maestra, le bambine si lancino sguardi complici, Giulia risponde senza esitare “la libertà” e Sania ribadisce “disegno la libertà”.

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