RACCONTO

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Non corpi umani ma essenze straordinarie, spazi aperti, dèi: esseri più umani che aboliscano ogni schiavitù. vorrei. #libertà #wehaveadream

VALERIA GENTILE@kindlerya

 Venni

Il vento ti mosse i capelli. Le labbra grosse erano come due metà di ciliegia al sole, il pomeriggio correva tra le ombre sulla sabbia rovente e tu fissavi il ragazzo d’oltremare senza che lui se ne accorgesse - in un agguato dolceamaro da quindicenne ribelle. La spiaggia era zeppa di giovanotti, pantaloncini, racchette e ciglia folte, ma tu quel giorno avevi notato solo lui, il ragazzo solitario e distratto che si mangiava la pelle attorno alle unghie - filosofeggiando all’orizzonte. Passarono i giorni, i mesi e le stagioni: avevi deciso che quello era il tuo primo e unico amore, il padre dei tuoi figli, l’uomo del tuo focolare. Così te lo prendesti, con i baci e con le lettere scritte a mano su carta dipinta. Venne un inverno, rumore di passi. Il ritmo alternato si fondeva all'unisono con gli sbuffi fumosi della nave, che s'accingeva a salpare per altre vite, finché i vostri affanni dell'anima trovarono riparo dentro una serratura: con la chiave fredda delle vostre solitudini avete risolto l'enigma di una porta che si apre, e con la stessa chiave avete rinchiuso al sicuro - per qualche ora - il terrore giovane che vi accompagnava. Era il terrore indotto della comunione non voluta, la frenesia privata che vi hanno insegnato. In quel momento, nello stesso preciso istante, tutte le serrature del mondo venivano scardinate e poi blindate, ogni cabina della nave veniva violata e subito recuperata, ceduta e posseduta; la porta d'ingresso di ogni casa in tutte le città del pianeta, contemporaneamente, veniva strattonata e ritaciuta, stritolata nella morsa del possesso. Sicuri, dentro il vostro primo nido d'amore, vi siete sentiti immortali. Quello era il viaggio che vi avrebbe unito per sempre; la sensazione di silenzio e calma era nuova. Voi non lo sapevate, ma si chiamava libertà. Tutto il mondo finalmente aveva rispetto per il vostro amore puro. Quella cabina, ogni pavimento e ogni parete, ogni lampadina e ogni interruttore, ogni centilitro d'aria salata dal mare firmava finalmente il vostro diritto ad amarvi in santa pace. Oh, quanto desiderata era stata quella solitudine in due! Quanto leggero era ora ogni pericolo nel mondo! Niente, assolutamente niente poteva così disunirvi ancora, nessun essere umano poteva più intromettersi tra le terminazioni energetiche delle vostre membra, nessuna dura regola poteva imbalsamare il vivissimo volere che vi legava come un filo di spago stregato. Niente. Solo un lui e la sua lei, solo una lei e il suo lui, decisi insieme dal mare una notte di luna piena. Avete fatto l'amore in silenzio e umiltà, mentre la nave procedeva e viaggiava sogni buoni. Voi non lo sapevate, ma si chiamava libertà. Così io venni, decisa. Sgocciolata nei meandri delle vostre piacevoli bassezze, venni in un impeto di amore universale: lo stesso delle lucciole quando si illuminano a sera. Vi scelsi dall’alto perché eravate diversi da tutti gli altri, due genitori da crescere e sperimentare - che meraviglia! - apparentemente anonimi e perciò così pieni di valore. Come potevo da lassù non scegliere questi due guerrieri cosmici, così irascibili e romantici, pieni di tenerezza e spietata forza, così terribilmente coraggiosi e fragili di fronte alle bruttezze del mondo? Vi vidi umili e spaventosi nelle vostre ombre blu e fu una questione di chimica: io cercavo l’arte grezza che nasce dal vuoto e dal pieno, il tormento interiore che partorisce evoluzione ed emancipazione; voi un motivo per andare avanti oltre tutti i lividi. Oh, se mi desideravate! Come un guru di panna sono scesa trascinata giù da un fascio di luce e rugiada, veloce quasi fino a toccare i fili d’erba con le mani e la superficie dell’acqua dove vi eravate conosciuti... Scelsi di essere Valeria e te lo sussurrai alla placenta e sulle cellule per nove mesi. Chi sei, bell’anima in pena? Chi eri prima di plasmare la mia vita - dentro la tua corteccia cerebrale e poi nei muscoli uterini? Sapevi già di me quando scegliesti lui, principe oscuro di tutte le pene? Da quelle fronti ampie il mio pensiero di infinite possibilità sbocciò, da quelle gole il mio nome di virtù, talento e benessere si pronunciò; come da una finestra aperta sulla biblioteca dell’umana memoria mi stendeste tappeti rossi di sangue e solitudine, dolore e doti divine. Dopo di me nessun’altra anima ha voluto scegliervi, troppo occupati com’eravate ad allontanarvi fino ad ammalarvi, poi lasciarvi. E adesso che siamo tre anime in pena, tutte sparate nello spazio, vortichiamo di luce come dopo un big bang di sudori ed errori. È lì che tutti i viaggi ci hanno portato nel nostro volare, strattonati e maldestri gabbiani senza bussola. Venni decisa, sgocciolata nei meandri delle vostre piacevoli bassezze, venni in un impeto di amore universale. Concepita in viaggio su una nave nel Mediterraneo, sotto milioni di stelle. Con il riflesso dell'eternità negli occhi venni decisa, a insegnarvi che cos'era la libertà.

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