RACCONTO

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è come piantarsi sotto la terra, rimanere lì immobili e sentire i passi delle persone che passano sopra... adagio... #wehaveadream #inizio

FEDERICO GIULIETTI@dranath2001

 Ho detto il tuo nome

è come piantarsi sotto la terra e rimanere immobili… e sentire i passi delle persone che camminano sopra, adagio…

è come starsene fermi nel fondo del mare, seduti, e guardare distratti il fragore attutito della tempesta che sconquassa il mondo di sopra e magari sorridere… magari sorriderne…

A questo pensavo, quieto, nella penombra di quella primavera tardiva, giunta inaspettata mentre il paese intero attendeva intrepido il freddo leggero di autunno.

Invece, quella mattina, c’era un sole meraviglioso e dal terreno li attorno saliva il profumo buono del bosco, quasi sembrava di avvertire i funghi che crescevano lenti coperti dalle foglie dorate e, se prestavi attenzione, avvertivi l’aroma della terra bagnata, e pareva di sentire, sopra la pelle, la carezza dei raggi del sole che, con veemenza, entravano dentro l’intrico di quei rami deserti, rendendo ancora più atroce la resa, all’avanzare del tempo, degli alberi immensi di quella faggeta stupenda.

Rumore di acqua che scorre, rumore di foglie che cambiano forma, rumore di un cuore che batte, niente altro… neppure il canto degli uccelli nei rami, neppure il suono di persone distanti, o lo stridore dei pneumatici nella strada che, curvando, lambiva quel bosco perduto nel niente. In questo silenzio, la foschia che saliva avvolgendo i tronchi maestosi coperti di verde, sembrava facesse rumore e salendo portasse con se, lontano, i pensieri che mi avevano condotto fin li. Nuovamente un inizio accompagna i miei passi fin dove il mondo pare smarrirsi, nuovamente un inizio conduce il mio cuore la, dove altro non vedo, che orizzonti perduti.

Con le gambe raccolte, serrate da braccia, restavo seduto sopra una pietra coperta di muschio e guardavo quel bosco mutare al calore del sole.

Nel silenzio interrotto dal poco che ho detto, rimasi sorpreso quando da dietro mi chiesero...

“Scusi… che ora è...?”

Mi sono girato… e ho detto il tuo nome...

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