RACCONTO

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Tutto è possibile all'#inizio. Ecco perché provoca sempre una vertigine. #wehaveadream

ROSARIA D'ELIA@RosyDe89

 Vertigini

Era tutto nero. Nessuno avrebbe potuto distinguere un solo volto in quel panorama monocromatico, ma noi sì. Ad uno ad uno noi riuscivamo a vedere, e a distinguere. Sembrava quasi divertente il gioco pericoloso di scorgere senza essere visti. Mi ero allontanato qualche centimetro dagli altri, quanto bastava per godere da solo di quel momento. Vedevo bene la costa, un disegno impreciso di luci, ma era così diversa da come l'avevo immaginata e da come l'avevo percorsa tante volte con la mente guardando la cartina. A occhi chiusi mi sembrava di conoscerla, ma vederla davanti in terra e mare era tutta un'altra cosa. Non avevo mai visto niente dal mare e ho capito quella notte che quest'immensa distesa d'acqua è uno dei tanti pericoli e l'unica opportunità per chi nasce come me. Più guardavo la terraferma e più il senso di vertigine si faceva forte.

Era la stessa sensazione che ho provato uscendo dai cancelli. Ho voltato le spalle a quegli sconosciuti diventati compagni e mi sono sentito dannatamente in colpa per la fortuna di proseguire. Non ho fatto nulla per meritarmela, niente di più o di meno di tutti gli altri che restavano in quella galera mantenendo le loro vite in standby. Dentro i cancelli perdi tutto, non i diritti, chiedere quelli sembrerebbe chiedere troppo, ma i contatti con la vita vera, con il paese di partenza e il paese d'approdo. Quei cancelli non esistono a pensarci ora, non esistono nel mondo che vivo. Sono uscito senza niente, pochi spiccioli e un indirizzo. E nel momento in cui sono stato libero di andare, di fare, di ricominciare mi è sembrata una follia averlo desiderato. Avrei ripreso una quotidianità. Ho provato a immaginarla e mi ha fatto paura, tanto quanto le altre da cui sono scappato. Era tutto possibile in quel momento, tutto il bene e tutto il male, il senso di vuoto mi disorientava.

Quel vuoto si è dovuto riempito per forza, senza che io me ne accorgessi. Ho cominciato con l'inerzia della sopravvivenza. Ho inventato le giornate imitando gli altri, giocando a fare mestieri che non esistono, ripetendo a memoria parole che ho imparato per immagini fotografate nella mente. Ho imposto ai miei sensi nuovi suoni, sapori e odori. Le assenze hanno affollato il tempo libero, non ne ho mai voluto, ho affaticato il corpo per liberare la mente. La donna di fronte a me fa tante domane, a ogni suo interrogativo i miei ricordi si fanno più limpidi, mi sembra di rivivere la storia di un uomo che non sono io. Rispondo e ricordo le luci in lontananza, il sorriso di quella ragazza, l'unico che potessi ricevere, e le rose di ogni sera.

Mi piacerebbe lavorare tra i libri perché l'odore di carta stampata è uguale dappertutto.
Puoi iniziare domani, è lei a rispondermi stavolta.

Alzo gli occhi e nei suoi trovo il mare e i cancelli del posto che non c'è.
Sento le vertigini, ancora una volta.

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