RACCONTO

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La vita è una scelta. Ogni scelta è un nuovo #inizio #wehaveadream.

LUCIA ZOFFOLI@shatzy19

 L'irrequietezza

L’abito verde acqua si muoveva leggero alle carezze del vento. Nel canale si specchiavano le stelle, piccoli narcisi in un prato nero. Camminava come un’equilibrista, cercando di non incastrare i tacchi tra le fessure dell’acciottolato. Era tardi per uscire e forse anche poco sicuro per una donna sola, ma sentiva un’irrequietezza sotto pelle che l’aveva spinta a tentare la sorte. Entrò al Casinò di Venezia e rimase per un secondo sulla soglia abbracciando con lo sguardo la grande sala, affollata di disperati e fortunati, ma sempre uomini alla ricerca di un di più, di un brivido che non trovavano nella quotidianità, ma di cui avevano disperatamente bisogno per sentirsi vivi. Si accostò al bancone del bar e ordinò un Tintoretto. Si aggirava con il suo flûte tra gli uomini e le donne, osservandoli e cercando nei loro occhi brillanti un sintomo di felicità. Uscì poi sul balcone per respirare la notte veneziana.
- Lei non gioca?
Si girò verso la voce calda e trovò un uomo sui quarant’anni, con una giacca nera e la cravatta che sorseggiava il suo drink con un sorriso abbozzato.
- È presto e la mia slot fortunata è occupata da un signore che sembra aver bevuto troppo anche per la sua mole. Ma perché le interessa?
- La domanda mi è sorta spontanea quando l’ho vista entrare. Mi chiedevo se era più il tipo da poker, con quegli occhi verdi così sinceri che possono ingannare chiunque, o da roulette, per sentire il cuore girare come la pallina e poi fermarsi. Ma non avrei mai pensato la slot, così impersonale e fredda che rende il gioco d’azzardo quasi un meccanismo.
- Per questo mi piace. È una questione personale tra te e la Fortuna. Azioni la leva e poi aspetti; e mentre guardi le immagini che girano ti sembra di sentire frullare dentro di te le infinite possibilità che l’angoscia kierkegaardiana risveglia. Vedi passare davanti a te tutto quello che avrebbe potuto essere, tutte le svolte a cui c’era un bivio e noi abbiamo soffocato una strada per seguire l’altra, ma soprattutto tutti i momenti in cui potevamo cambiare strada, ma per la paura ci siamo rifugiati dietro i “Non ho scelta” oppure “Ormai non si può cambiare niente, è tutto fatto” , senza accorgerci che la gabbia della nostra infelicità ce la stavamo costruendo da soli e che bastava anche solo un monosillabo per cambiare tutto.
- Lei è troppo dura con se stessa. I suoi occhi sono limpidi e il suo viso ancora giovane, le sue mani così belle e delicate nascondono la forza che ha e con cui sarebbe capace di cambiare il mondo, se solo lo volesse. Siamo figli delle scelte che facciamo, ma sbagliamo a credere che tutte siano irreversibili. Bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro e decidere cos’è meglio per noi. Kierkegaard aveva ragione con la sua angoscia, il sentimento del puro possibile, ma se il nostro presente è davvero quello che vogliamo, le infinite alternative che la vita avrebbe potuto offrirci saranno solo compagne di viaggio che ci permettono di apprezzare ancora di più quello che abbiamo hic et nunc.
- Io ho viaggiato molto e visto il mondo in tutta la sua crudezza e il suo splendore. Ho quarant’anni e sono sola. Sono scappata da tanti uomini e da tante offerte di stabilità per paura di rimanere intrappolata e di avere dei rimpianti ed eccomi qui, a Venezia, la città dei sogni, in un casinò che cerco di sentirmi viva tra le slot. Ma non è così che va. Il mondo gira in fretta e tornare indietro non si può.
- Mi scusi l’impertinenza, ma lei fugge da qualcosa, milady. È per questo che non può fermarsi e sente che c’è qualcosa che non va. Deve voltare pagina prima di iniziare un nuovo capitolo, lo insegnano tutti i libri. Ma forse nel suo caso non è ancora arrivata la fine del capitolo e lei la tiene in sospeso perché ha paura di sapere come finisce. Ma si è mai chiesta: “E se finisse bene?”. E poi, dopo che avrà affrontato il suo passato, potrà ricominciare davvero, perché sarà finalmente libera.
La donna lo scrutò con sospetto e meraviglia – Ma lei chi è?
Sorridendo l’uomo fece un buffo inchino – Sono un uomo che ha letto molto e si interessa dei problemi della gente e delle belle donne. Non era tra i miei progetti di stasera farle la lezione, volevo solo conoscerla e invitarla a bere qualcosa con me, ma quando una rossa come lei cita Kierkegaard allora c’è qualcosa che non va e bisogna assolutamente porvi rimedio perché un viso triste non si addice alle sue lentiggini. Mi pare che la sua slot sia libera, il signore se ne sta andando adesso. Vuole accomodarsi?
La donna scosse la chioma fulva e sorrise con una luce magica negli occhi.
Adesso sapeva cosa fare: era giunto il momento di prendere in mano la penna e scrivere inizio, di nuovo, ma questa volta davvero. Si girò per salutare l’uomo, ma questi era sparito e per un attimo si chiese se non fosse stato tutto un sogno, ma in realtà non le importava.

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