RACCONTO

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#wehaveadream #inizio e fine, una danza senza tempo che disegna cerchi imperfetti sulla pelle del mondo. E noi dentro, in cerca di uscite.

GIUSEPPE MAURO@giuseppemauro1

 Steve

Nella sala grande, all'ultimo piano del palazzo, il monitor sibilava pixel in rapida successione, ricostruendo la realtà in forma di 0 e di 1.
Steve era ancora lì, mezzanotte passata, la testa che gli doleva. Stava male, ma non voleva smettere di pensare, di immaginare; di avere fame. Preferiva morire davanti a un Mac, piuttosto che in un ospedale.
Tra un'ipotesi e l'altra, ritoccava le curve di un oggetto spostando veloce la penna digitale sullo schermo. Non sapeva bene cosa sarebbe diventato, ma lo trovava – lo era – bellissimo.

- Tu credi che esista il destino, Steve?

L'immagine di un volto si materializzò d'improvviso rimpiazzando i task aperti sul Mac. 'Ecco, sto impazzendo', pensò l'uomo per un momento, pulendo le lenti rotonde degli occhiali col dorso della mano.

- No, non sei pazzo. Sono 'reale', per quanto possa dirsi reale un'immagine su un monitor.

'Sarà un dannatissimo scherzo della malattia' – pensò ancora Steve – 'Eppure quel viso ha qualcosa di familiare'.

- Bene, dunque non sono pazzo. Perdona la domanda, ma tu chi sei?
- Difficile a dirsi, Steve. Ma non hai ancora risposto alla mia: credi al destino?
- No. La vita è una costellazione di eventi che cominciano e finiscono, innescati da noi. Dai nostri pensieri, dalle azioni, dalle intuizioni e dai desideri che nascono inaspettati in un qualsiasi mattino di novembre mentre mangi una mela. E da un mucchio di coincidenze e di deviazioni casuali.
- Già. Lo credo anch'io. E del resto non potrebbe essere diversamente - Il viso sullo schermo parve riflettere un istante – Eventi che cominciano e finiscono – disse – la chiave sta qui.
- E' la natura dell'Universo. Non c'è infinito che tenga.
- Bè Steve, più che finire, le cose si trasformano. E anticipando la tua obiezione, è vero che diventano altro da ciò che erano. Ma, e lo abbiamo capito solo adesso, compiono viaggi lunghissimi tra le vie della materia e dell'antimateria, per ritrovarsi nuovamente daccapo. Un enorme cerchio descritto nel tempo e nello spazio, questa è la parabola di ogni cosa.
- Una teoria affascinante.
- Capisco che sia complicato immaginare un percorso per ogni cosa, per ogni stella, per ogni essere. Ma funziona proprio così: le cose si ripetono. E una volta ritornate al punto di inizio, ricominciano ancora.
- Una specie di reincarnazione.
- Metempsicosi. Siamo partiti da questo quando abbiamo fatto i conti con certi fatti che accadevano e che rafforzavano un'idea. Il cerchio delle necessità di Pitagora, il passaggio obbligato attraverso la materia e attraverso corpi diversi.
- Suona piuttosto mistico.
- Non potevamo che partire da questo. I greci, lo sai, hanno inventato quasi ogni cosa se parliamo di astrazione. Da noi però il fenomeno è analizzato dal punto di vista fisico, biologico-molecolare. Le cose compiono viaggi obbligati. Disegnano un cerchio e poi ricominciano. Il risultato è – sarà – una serie di cerchi disegnati nell'universo per ogni cosa. Sovrapponibili ma non sovrapposti. Permangono delle differenze, tra ciò che era e ciò che è e sarà.

Steve sospirò, asciugandosi la fronte sudata. Per essere un prodotto delle alterazioni del suo stato psichico il momento era piuttosto realistico. Ricordò di non aver preso la pillola della sera: la ingoiò, senz'acqua.

- Scusa...come devo chiamarti?
- Mi chiamo Steve.
- Bene...Steve. Dicevi che da voi studiate il fenomeno dal punto di vista scientifico. Da voi dove?
- Più che dove, quando. Qui siamo nell'anno 2610.

'E' peggio di quanto credessi' – si ritrovò a pensare Steve ad alta voce.

- Te lo ripeto, non sei pazzo. Ho sfruttato un passaggio spazio-temporale per agganciare la tua connessione in quello che chiameresti 'passato'. E' un gioco di sovrapposizioni quantistiche, un po' complicato da spiegare.
- E com'è che lo chiamate il passato, da voi?
- Steve, lo spazio e il tempo sono una specie di tappeto in cui tutto accade nello stesso momento. Una specie di presente eterno, so spiegartelo soltanto così. C'è una specie di mappa, che chiamiamo Universo, in cui si disegnano ellissi, orbite, storie, confini: tutto insieme. Pensiamo ci sia un ordine, in tutto questo, ma non ci siamo ancora arrivati.
- Seicento anni e ancora non sappiamo se c'è Dio.
- Esatto. Ma sappiamo che non c'è fine per nessuno. Neanche per te.
- Io sto morendo, Steve.
- Ma non sarà come lo immagini – il viso si guardò intorno – Così questo e l'I-Mac? Gran bella macchina. Ovviamente da noi tutto è smaterializzato, ma questo oggetto è davvero splendido.
- Sono contento che apprezzi il mio lavoro.
- Bè, è anche il mio. Siamo stati bravi.

Steve sentì la pillola risalirà l'esofago; deglutì di forza, indietreggiando con la sedia.

- Cosa stai dicendo?
- Non l'hai capito Steve? Io sono te. Te tra seicento anni.

Forse era uno scherzo della malattia, forse era un regalo di un dio. Steve non stette a discutere più di tanto sulla veridicità di quello che vedeva e sentiva. In fondo, la sua mente era abbastanza aperta per immaginare, per sapere che le cose potevano essere e che non c'erano limiti da imporre e da imporsi. Guardare l'orizzonte, in cerca del futuro. Questa era la sua vita.
Parlarono a lungo, smisero che albeggiava salutandosi, e augurandosi buona fortuna.
Prima di andare, un pensiero balenò nella mente di Steve.

- Ah, dicevi che i percorsi non sono completamente sovrapposti. In cosa siamo diversi, io e te?
- Bè Steve – e l'immagine partorì un sorriso che somigliava a una smorfia – io ora dirigo la Microsoft.

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