RACCONTO

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Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Che l'umanità calpesta, in nome dell'umanità. #giustizia #wehaveadream

ELISABETTA GHISELLI@elisabetta_web

 Biglie di libertà e mostri di mare

E così, era arrivato. In punta di piedi, senza fare rumore. E profumava di pane tostato e biscotti, di carta nuova, di gomma da cancellare, di matite e pastelli colorati. Meraviglia. E curiosità mista a qualcosa che sembrava un rotolio di biglie nello stomaco. Sì, proprio le biglie con cui aveva giocato in spiaggia, nelle mattine dedicate ai giochi di una volta. Alice voleva imprimere nella memoria ogni odore, ogni briciola, ogni colore di quel suo primo giorno di scuola, stringere a sé ogni istante, custodirlo ben bene in tasca, non lasciarlo volare via. Per tutto il tragitto a piedi, aveva sfidato la mamma, che insisteva nel tenerla per mano mentre lei proprio non ne voleva sapere. Finché la sua attenzione fu catturata da un’immagine in movimento. Dal vialetto che costeggiava l’edificio scolastico, stava arrivando una bambina, completamente sola. Le persone le passavano accanto quasi fosse invisibile. Eppure ad Alice sembrò d’un tratto che fossero gli altri ad essere talmente uguali da non poterli distinguere, forse perché si comportavano tutti nello stesso modo, mentre la bambina aveva qualcosa di diverso. Era bastata un’occhiata. Con quei capelli neri ricci ricci e la pelle color cioccolato, faceva lo stesso effetto stravagante dei pois sulla camicetta color pesca che aveva visto nell’armadio di sua mamma. La curiosità aumentò ancora di più quando capì che sarebbero state in classe assieme. L’aula era affollata e molti bambini avevano già preso posto. Sguardi timorosi, stupiti, distratti. La bambina era nel banco in prima fila, ma nessuno le si era ancora seduto accanto. Alice notò che quegli sguardi la sfioravano appena e poi scappavano via, così decise di avvicinarsi. “Posso sedermi qui?”, chiese. La bambina la guardò negli occhi, poi mosse la testa facendo cenno di sì. Che strano, pensò Alice, una bambina con lo sguardo che assomiglia a quello dei grandi, quando ti guardano senza chiedere niente perché loro già lo sanno come funziona il mondo. “Io mi chiamo Alice. Tu come ti chiami?”. “Adila”. "E che nome è?” “Vuol dire ‘giusta’, come la giustizia. Mia mamma mi ha chiamata così perché dove stavamo la giustizia non c’era, però lei ne voleva lo stesso un po’ vicino, sai, per non fare morire la speranza. Io abitavo in Somalia, prima.” "Prima quando?" "Prima del viaggio, in mare". "Bello il mare! Io ci vado a giocare sempre d’estate. E faccio il bagno con i braccioli sennò la mamma mi sgrida, anche se un po’ so nuotare da sola. E ci porto le biglie. Sai giocare a biglie?" "Non mi piace il mare. L'acqua è fredda ma brucia negli occhi. E non si vede sotto", disse Adila stropicciando i suoi occhioni scuri con le dita. "Una volta, facevo il bagno con la mamma e un pesce mi è passato tanto vicino così – continuò Alice mimando la scena - e io allora sono scappata veloce perché mi ha fatto il solletico ai piedi!". "Una volta, - disse Adila - ero sulla barca con mamma, papà, mio fratello e tante persone. Poi la barca si è rovesciata. Ci dicevano di non sporgerci troppo, perché nell'acqua c'erano i mostri. Io non li ho visti anche se non sapevo nuotare e sotto l'acqua per un po’ ci sono stata, con gli occhi aperti. Però mio fratello, i mostri, se lo sono portato via. E anche Maryam e Amina. A me e ai miei genitori invece ci hanno pescati. Siamo saliti su un’altra barca che però era tutta di gomma. Non mi piace il mare, fa sparire le persone. Preferisco gli alberi." Alice era rimasta a guardare Adila, con le parole ferme giù nella gola. Avrebbe voluto raccontarle dei castelli di sabbia, della merenda con il bombolone alla crema e delle racchette rosa che le aveva regalato la nonna. Ma ad Adila non piace il mare. E adesso che Alice aveva conosciuto questa storia, il rotolio delle biglie e delle risate in riva al mare sembravano più lontani. Quel primo giorno di scuola Alice non lo dimenticò più. Lì il pensiero aveva imboccato la strada della libertà. Lì aveva iniziato a capire che giustizia e umanità non sono concetti astratti, sono dentro di noi e attorno a noi. E anche oggi, mentre fa colazione con biscotti e pane tostato, prima di correre in tribunale per un’udienza, legge il giornale e le riaffiora lo stesso ricordo, denso di compassione. “Durante la notte una barca con a bordo circa 500 migranti è naufragata al largo di Lampedusa.”

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