RACCONTO

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La #giustizia è la vittoria della civiltà sulle contingenze sociali, economiche e naturali #wehaveadream

MICHELE CONCHEDDA@MicheleConchedd

 Riabilitazione di un pervertito - Atto primo

Mi è sempre piaciuto camminare sotto la neve. Anche oggi, passeggiando per le vie cittadine la osservo scendere copiosa in grandi fiocchi ghiacciati, le strade solitarie farsi di un bianco uniforme, un bianco puro e compatto appena scalfitto dai miei passi leggeri. Dietro di me le impronte si cancellano rapidamente, realtà più deboli del passato, e sembrano scandire il passaggio di uno spettro bandito dal tempo terreno. Il tempo regolato dal calendario, il tempo dei ricordi in comune e dei progetti futuri, il tempo che oggi per me non ha più alcun senso. Continuo a voltarmi ma non vedo più niente, mi sembra di non essere mai stato, solo il sibilo del vento ricopre lo spazio della mia solitudine. Mentre cammino rifletto che sono già tre anni che mia moglie mi ha lasciato e, soprattutto, che è almeno altrettanto tempo che non vedo mio figlio. A quest’ora, credo, dovrebbe avere iniziato l’università. La vita che mi ero costruito l’ho distrutta, la casa, il lavoro, i pranzi di Natale, le amicizie, la nascita del mio bimbo, tutti i momenti belli svaniti per sempre; se sopravvivono solo nella mia testa non hanno più alcun significato. Ai margini del buio in cui mi muovo c’è un’ombra che mi segue, è già da qualche giorno che me ne sono accorto, una presenza che intacca appena il velo di sogno in cui sono immerso. Spero sia un assassino, la morte è l’unico futuro che riesco a immaginare. Ma non posso certo lamentarmi. Tutto ciò che mi è accaduto me lo sono meritato. Ci può essere comprensione per un uomo che si scopa la fidanzatina del figlio adolescente? Non so bene come e perché sia successo. Forse fu il fatto che una ragazza di trentacinque anni più giovane provasse attrazione per me, o forse fu il desiderio di ritrovare il contatto con l’adolescenza da tanto tempo passata a farmi cadere; o magari, chi lo sa, fu il semplice sorriso di una donna ad un uomo, seppure lei avesse conosciuto solo sedici primavere. Troppo giovane in effetti per capire quello che stava facendo, il peso tragico che un errore così importante avrebbe assunto nella mia vita. Il signor architetto tutto d’un pezzo sarebbe uscito distrutto da questo esperimento giovanile. Talvolta, chissà da dove, al mio olfatto giunge ancora l’odore dei suoi slip rosa – di certo se li metteva apposta –, i miei polpastrelli accarezzano il ricordo della sua pelle fresca, esplorano la consistenza dei suoi seni in fiore. La incontrai per tre volte prima che lei confessasse tutto a mio figlio. Ancora me lo ricordo, il volto di mia moglie mutarsi in una pietra fredda e dura, continuamente mi risuona nel cervello la sigla del TG1 proveniente dal salotto, il mio salotto, quando misi piede fuori dalla porta per l’ultima volta, per poi sparire per sempre. Da allora non li rividi più, non rividi più i miei familiari e non ne seppi più nulla se non attraverso avvocati e notai, tramite la barriera protettiva di una formalità giurisprudenziale. Cancellai dalla rubrica tutti i numeri di telefono, persi conforto e compagnia, tranne quella del vino a causa del quale persi anche il lavoro. Fra i sorrisi gelidi e a pagamento delle prostitute trovai una parvenza di calore, nel gioco d’azzardo un simulacro di speranza. Troppo grave fu il mio errore e troppo grande il dolore che procurai, troppa la vergogna e troppo violenta fu la caduta, ma certo non si può dire che io non sia stato punito. Ogni comunità ha i suoi limiti, questo l’ho capito, se li sorpassi sei fuori, se sei fuori non esisti più. Io non esisto più. Anzi, come ho già detto, non sono mai esistito. ‹‹Se ho capito bene, lei sarebbe una sorta di assistente sociale›› ‹‹Scrittore, in termini più comuni›› Tutto può sembrare fuorché un assassino. L’ombra che mi tormentava si è finalmente materializzata. Attraversando il parco cittadino, osservo diffidente il sorriso di quello che mi appare come una sorta di giovane dandy, un ragazzotto elegante sui venticinque anni. ‹‹Cosa vuole da me?›› ‹‹Riabilitarla›› ‹‹Cosa ne sa lei della mia vita?›› ‹‹Sua moglie e suo figlio sono delle brave persone, non avrebbe dovuto trattarle così›› ‹‹È stato solo un errore›› ‹‹Sono sicuro che lo rifarebbe volentieri›› Da un po’ di tempo ha smesso di nevicare e attraverso le basse nubi opprimenti si apre qualche timido spiraglio di luce. Dalla fitta nebbia appare, di tanto in tanto, qualche rado passante, figure tremolanti che sembrano provenire dal buio di un sonno profondo. Si, forse lo avrei rifatto. ‹‹Le interessano i casi disperati?›› ‹‹Qualcuno dovrà pur occuparsene. Noi trattiamo tutto ciò che le pratiche sociali tradizionali non sono in grado di gestire›› ‹‹Il mio caso va troppo oltre›› ‹‹Sono contrario alla pena di morte, anche se simbolica. La civiltà può combattere solo con le armi della civiltà, altrimenti non può considerarsi tale. E poi, mi creda, ho visto di peggio›› Certo è una situazione alquanto strana. Eppure, chissà perché, dopo aver scartato quella che io chiamo l’”opzione convento”, quel giovane così singolare mi appare come l’ultima ancora di salvezza disponibile. Per la prima volta in tutta la giornata, sento un brivido di freddo. ‹‹Cosa devo fare?›› ‹‹Mi parli di lei, mi riveli ciò che è successo. Cominceremo con lo scrivere un breve racconto, poi vedremo…››

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