RACCONTO

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#wehaveadream Non ci sarà mai vera #giustizia se non si faranno rispettare le leggi usando il cuore e la testa e non solo i codici.

NICOLA CASTELLO@nicola_castello

 Seduto su una nuvola

È un'uggiosa giornata di metà settembre. Piove, di quella pioggerellina fine fine, che quasi non ti senti cadere addosso, ma che, proprio per questo, ti inzuppa fino alle ossa. Una luce ambrata penetra a fatica fra le persiane socchiuse ed illumina delicatamente il locale. Michel Petrucciani prova a dare un po’ di luce alla giornata con le sue note; mi soffermo qualche istante ad ascoltarlo e mi sembra quasi di vedere quelle sue piccole dita che saltellano come forsennate sui tasti del piano; quando si dice “…un piccolo, grande uomo…” Lo scampanellio della porta d’ingresso che si apre mi riporta alla realtà. I primi ad entrare sono i banchieri; si riconoscono subito: vestito blu o, tutt’al più, grigio, cravatta regimental, indossata anche quando il caldo sembra tale da sciogliere l’asfalto sotto i piedi, capelli sempre in ordine e rasatura fresca; un sorriso mi sorge spontaneo quando li vedo entrare in ordine e mi chiedo se la formazione professionale che ricevono prima di prendere servizio comprenda anche il modo di vestire e di comportarsi. Gli impiegati degli uffici comunali sono anch’essi immediatamente riconoscibili; un po’ più sciatti, l’abbigliamento meno curato; qualcuno sfoggia cravatte dai colori improponibili, comprate in occasione di un qualche matrimonio celebrato tanti, tanti anni fa ed un taglio di capelli non proprio all’ultima moda. Proprio mentre sta uscendo un gruppo di impiegati della banca che sta di fronte al bar, entra Sonia, si avvicina al bancone, mi saluta a malapena, ordina una cioccolata e va a sedersi nel tavolo più appartato del locale. È una vecchia conoscenza, frequenta il mio locale da anni ed è sempre stata una persona piena di vita, solare. Ma oggi è diversa dal solito. Dopo alcuni minuti le porto la cioccolata e mi basta uno sguardo per capire che qualcosa non va; ha gli occhi lucidi e le mani le tremano mentre stringe la tazza così forte che le nocche delle dita le diventano bianche. Ci sono ancora dei clienti nel locale, non dico nulla e torno al banco. Mentre preparo i caffè per i clienti, di tanto in tanto, lancio uno sguardo verso Sonia; lei è immobile al suo posto. Gli impiegati escono tutti, il locale si svuota. Pulisco il banco, lavo le tazzine e lentamente, mi avvicino al suo tavolo. La trovo esattamente come l’avevo lasciata, la tazza ancora piena. Mi siedo accanto a lei e rimango lì, in silenzio. Dopo alcuni istanti mi guarda, gli occhi lucidi di pianto. Silenzio. “ti ricordi di Giacomo? È venuto qualche volta qui con me” annuisco. Un lungo silenzio ci accompagna. “mi ha lasciata…” Lacrime “non penso tu stia così male solo per questo” rispondo con un alito di voce “mi ha lasciata quando ha saputo che sono rimasta incinta” Le lacrime sgorgano copiose “non posso tenere il bambino. Non potevo; sono appena stata in ospedale…” non serve che aggiunga altro. Un silenzio assordante riempie lunghi attimi di nulla. “il mio piccolo angelo…….” Il pianto adesso è incontrollabile, l’abbraccio piano “non sai quanto mi sia pesato prendere questa decisione, per tutti i motivi che puoi immaginare e poi io sono credente; so che c’è un Dio lassù, un Dio che giudica e che ci ha dato delle regole da seguire e rispettare ed io… io le infrante e ne pagherò le conseguenze” “tu sei stata costretta a prendere una decisione difficile, ad infrangere delle “regole” e lo hai fatto. Sai che io non sono credente, ma se davvero esistesse un Dio come lo immaginate voi, il Dio che ci hanno sempre raccontato a scuola, magnanimo e benevolo, comprensivo e generoso beh non sarà, non può essere, un Dio che pretende che si mai rispettino le sue leggi usando solo quello che sta scritto in quelle vecchie tavole, ma sarà, deve essere un Dio che saprà mettere in primo piano il cuore e la testa. Un Dio che saprà capirti e perdonarti” “ma anche se fosse, anche se Dio potesse perdonarmi, io mio piccolo, il mio tesoro, il mio angelo, lui, lui saprà perdonarmi!?” “il tuo angelo è in cielo, piccola; seduto su una nuvola, con le gambe penzoloni e guarda giù. Aspetterà. Saprà aspettare. Aspetterà tutto il tempo che occorre, tutto il tempo che ti occorre; e quando, tra qualche anno magari, tu sarai pronta, lo chiamerai e lui scenderà qui da te” Con dolcezza le accarezzo la testa e mi accorgo di quanto sia giovane e indifesa. Le note struggenti di Petrucciani sembrano scritte apposta per lei.

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