RACCONTO

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#fratellanza è l'affetto di un amico che non ti abbandona mai, nonostante i tuoi difetti; pur conoscendo la parte peggiore di te #wehaveadream

GABRIELLA DE SANTIS@lellads88

 Semplicemente scusa

“Dannata chimica!” Agnese stropicciò il foglietto di carta sul quale stava scribacchiando da ore e lo gettò a terra. “Ma perché mai avrò scelto questa facoltà? Qualcosa di più semplice? No, eh?!”. Mentre continuava a borbottare, il cellulare vibrò. Era un messaggio di Tanya, la sua migliore amica.
“Caffè?”.
“Mi hai letto nel pensiero! :D Avevo bisogno di una pausa! Solito posto?”
“Si..”
“Ok, a tra poco!!!”. Inviò il messaggio e restò per qualche secondo a guardare il display, rileggendo i messaggi dell’ amica. Tanya le era sembrata fredda o era solo una sua impressione? Era la persona più solare che conosceva ed era capace di trasmettere questo suo essere anche via SMS. Non sapeva perché, ma il più delle volte, entrambe, capivano che c’era qualcosa che non andava solo leggendo un messaggio.
Pensando questo chiuse i libri, si diede una rapida sistemata ai capelli e s’affretto a raggiungere l’ amica.

Venti minuti più tardi erano sedute davanti alle loro tazze di caffè e come aveva immaginato, c’era davvero qualcosa che non andava. Tanya aveva cercato di comportarsi come sempre e se fosse stata una persona qualunque e non la sua amica, Agnese avrebbe anche potuto credere che fosse tutto normale. Ma lei non era chiunque.
“Allora?Hai intenzione di dirmelo o no?”.
“Cosa?”.
“Cosa c’è che non va! Hai una faccia! Non mi hai chiamata semplicemente per bere un caffè insieme. Avanti spara! Cosa ti preoccupa?”.
“Ma no,niente. Davvero.”.
“Tanya, non costringermi a usare le maniere forti! Avanti,parla!”. Le diede un pugno sulla spalla.
“D’accordo,d’accordo!Non c’è bisogno di picchiami!”. Tanya si massaggiò per qualche secondo il braccio, più per prendersi un momento e riordinare le idee che per il dolore. “Dunque, sai che ho cercato di ottenere il trasferimento di facoltà. Ecco, non mi è stato accettato e adesso non so che fare.”.
Tanya studiava lingue. Le culture straniere l’affascinavano,ma per far questo s’era dovuta trasferire a Venezia e affrontare questo cambio di vita non era stato facile; e non essere riuscita a farsi delle amicizie con cui affrontare la vita universitaria, le faceva sentire ancora di più la lontananza da casa.
Così, nonostante i buoni propositi per cercare di resistere, alla fine decise che l’ unica soluzione per smettere di star male era trasferirsi nella facoltà più vicina a casa.
“Ovviamente, i miei si sono sentiti sollevati. Per loro la Ca’ Foscari è l’università migliore per questo tipo di studi e mi ripetono in continuazione che dopo la laurea avrò delle ottime possibilità di lavorare”. Fece una pausa e guardò disperata la sua amica. “Io capisco che vogliano il meglio per me, ma davvero non ce la faccio! Ho l’ ansia al solo pensiero di tornare in quella città per un’ altro anno!”. Agnese osservava l’amica. Non l’ aveva mai vista così agitata. Di solito era lei che cercava di calmarla e non il contrario.
“Appunto, si tratta di un’ altro anno, l’ultimo. Proprio non ce la fai a resistere?”.
“Stai scherzando? Ti dico che sto malissimo solo al pensiero di dover tornale lì! Come pensi che mi sentirò una volta che mi sarò di nuovo a Venezia, da sola!?”. Non che Agnese non si sforzasse di capire il suo stato d’animo, ma se non era riuscita ad ottenere il trasferimento l’ unica soluzione sensata era continuare a studiare li.
“Quindi, cos’hai intenzione di fare?”.
“Non lo so. So solo che a Venezia non ho intenzione di tornarci. Cambierò facoltà. Non mi importa se dovrò ricominciare daccapo. Tutto pur di non tornare li!”.
Era una pazzia! Gettare via anni di studio e ottimi voti per qualcosa che avrebbe potuto benissimo affrontare. Conosceva Tanya e sapeva che avrebbe potuto farlo.
“Non starai parlando sul serio? Sei pazza a mollare tutto! A te piacciono da morire quelle materie! E poi hai degli ottimi voti! Non puoi assolutamente rinunciare a tutto questo solo perché pensi di non riuscire a superare un’ altro anno!”. Aveva alzato un po’ il tono per smuoverla. Pensava che così avrebbe capito l’errore che stava facendo. Invece peggiorò la situazione. “Ma che diavolo! Hai idea di come mi sento o no? Parli come mio padre! Pensavo che almeno tu avresti capita e sostenuta!”.
“Non posso sostenerti, se penso che questa volta tu stia sbagliando! E’ un’idiozia mollare tutto!” Tuonò.
“Mi stai dando addirittura dell’idiota?” Tanya non ascoltava più, era furiosa.
“Ma vuoi darti una calmata? Non ti sto dando dell’ idiota, sto dicendo che commetteresti un’ idiozia se mettessi in pratica quello che dici! Ma perché non vuoi capire?”.
“No, sei tu che non capisci!”. Tanya si alzò di scatto dalla sedia. “Pensavo che almeno tu saresti stata più comprensiva, ma mi sbagliavo. Una vera amica ti aiuta ad affrontare i problemi, non ti aggredisce!”. Senza guardarla, diede le spalle ad Agnese e si diresse alla sua auto.

Settembre.
Tanya frequentava le lezioni di economia in una nuova università. Ma stare in quell’ aula, studiare quelle materie anche se ora si trovava a “casa”, non la faceva stare bene. Non era quello che faceva per lei. E capi di aver sbagliato. Prese il cellulare, e dopo giorni, scrisse alla sua amica: “Avevi ragione. Mi sono arrabbiata inutilmente, con te. Volevi solo farmi capire cosa era meglio per me. L’ho capito tardi, ma spero che non lo sia per chiederti scusa…”. Dopo qualche minuto il telefono vibrò. Era Agnese.
“Caffe?”.
E un sorriso tornò a illuminare il volto di Tanya.

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